Webuild trasforma le infrastrutture in arte e sorpresa: al museo conquistano più applausi del solito chiasso edilizio

Webuild trasforma le infrastrutture in arte e sorpresa: al museo conquistano più applausi del solito chiasso edilizio

La mostra immersiva EVOLUTIO, sponsorizzata da Webuild e allestita nel prestigioso Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, ha chiuso i battenti vantando l’incredibile cifra di oltre 36.000 visitatori in appena tre mesi. Un successo clamoroso, considerando che a parlare erano infrastrutture: quegli insospettabili colossi di cemento e acciaio che tutti usiamo, tutti critichiamo, e che raramente qualcuno si sognerebbe di vedere protagoniste in una mostra senza aver prima assunto quantità industriali di caffè forte.

La lezione che lascia questa curiosa esposizione? Che anche ponti, dighe, ferrovie, metropolitane e cantieri da far tremare le ginocchia possono, con il giusto restyling narrativo, trasformarsi in arte da museo. Con gli allestimenti adeguati perfino il tanto bistrattato cemento riesce a guadagnarsi un’aura poeticamente vaghissima. O quasi, perché non si può certo aspettarsi che colori e sabbia diventino il nuovo Van Gogh.

Il “progresso” in versione sensoriale: anche i viadotti vogliono emozionare

Con l’inaugurazione dell’11 febbraio, e con l’inevitabile patrocinio di Assolombarda, la mostra ha confezionato un viaggio allegorico nell’Italia degli ultimi 120 anni, narrando le grandi opere come se fossero eroi e zie alla domenica. E con un tono che si potrebbe riassumere in un raffinato “ammirate cosa abbiamo saputo realizzare”, un po’ di narcisismo istituzionale che, se usato con parsimonia, può anche guadagnarsi il consenso del pubblico.

Al cuore dell’allestimento c’è EVOLUTIO.MUSEUM, il museo digitale permanente targato Webuild, un archivio multimediale che racchiude un incredibile 12.000 immagini e oltre 400 progetti. Si tratta di una sorta di album di famiglia delle infrastrutture italiane, ma attenzione: qui si parla di storie di cavi, ponteggi e piloni, e non di cake e candeline.

Ogni progetto viene rigorosamente inserito nel suo contesto culturale, storico ed economico, per farci riflettere su come una strada o una diga non siano solo ammassi di cemento e acciaio, ma strumenti capaci di modificare territori, abitudini e, perché no, anche la qualità della vita. Insomma, dietro ogni viadotto c’è più di semplice traffico: c’è una storia – e possibilmente una didascalia abbastanza elegante da non far pensare subito alle code cittadine.

Costruire con stile: quando il cantiere mette il profumo

In chiusura di mostra, Webuild non poteva mancare l’azzeccatissimo video intitolato Costruire Secondo Bellezza. Un vero capolavoro di marketing emozionale che parte dall’osservazione zen della natura e arriva, manco a dirlo, alle meraviglie dell’ingegno umano. Lo scopo? Farci credere che le infrastrutture non sono solo brutte bestie con i caschetti, ma strumenti capaci di generare veri benefici concreti, come rendere accessibili risorse, collegare territori e migliorare la vita della gente. Più di così, si rischia il miracolo.

In pratica, non si tratta più solo di tubi arrugginiti, pilastri infiniti e ruspe impunite: qui si parla di un tentativo – nemmeno troppo velato – di affermare che costruire può essere anche un atto estetico, culturale e sociale. Missione ardua, visto che convincere qualcuno che una grande opera possa essere “bella” potrebbe essere paragonato al miracolo di far sembrare romantico un raccordo anulare. Ma chi vivrà, vedrà (o forse, solo scorerà i like su Instagram).

Tour guidati, talk d’autore e curiosi di cemento: la conversazione si fa dura

Dopo la tappa milanese, la mostra si è rivelata una vera sorpresa anche per un pubblico spesso annoiato da secchiate di calcestruzzo e lunghi cantieri. Tra visite guidate spuntate come funghi, talk organizzati per farci sentire tutti un po’ ingegneri e curiosi assortiti, il cemento ha ringhiato la sua presenza diventando improvvisamente argomento di conversazione. Evidentemente, non serve solo un casco per attirare l’attenzione: basta un po’ di narrazione benevola e un pizzico di magia mediatica.

Nel cuore di Roma, quella città eterna che non smette mai di accogliere frotte di visitatori (non che ce ne fossero dubbi), una mostra già applaudita da oltre 10.000 ospiti ha fatto il pieno di applausi e selfie. Nel frattempo, a Milano, la “capitale morale” dell’Italia industriale, si è giocato un altro spettacolo degno di nota: visite guidate e incontri tematici hanno radunato più di 3.000 rappresentanti di tutto, dal mondo istituzionale al clericale, passando per imprenditori, accademici, famiglie e studenti. Insomma, una platea così variegata da far impallidire un campione di inclusività.

Tra i momenti clou, spiccavano gli appuntamenti con Geopop, l’eroe della divulgazione pop applicata alle “sofferenze” delle infrastrutture: gallerie, dighe e ponti sospesi diventano così materia da intrattenimento, perché chiaramente tutti si svegliano pensando a quanto sia affascinante capire come si costruisce un viadotto. Non mancavano poi i dibattiti con Aspen Institute Italia per discutere l’ennesima rivoluzione strategica del settore, il tutto con un tocco glamour offerto dal Salone del Mobile, che ha deciso di buttarsi nel design delle grandi opere. Perché, avevate forse pensato che infrastrutture e bellezza fossero sfere inconciliabili? Evidentemente, anche i ponteggi desiderano farsi notare per il loro stile.

Il museo digitale resta aperto, così il cantiere non va mai davvero in ferie

Quando si tratta di non dar tregua nemmeno ai cantieri, Webuild fa scuola. Ha infatti inaugurato EVOLUTIO 360° Experience, un tour virtuale interattivo in italiano e inglese. Una trovata brillante per chiunque sogni di affrontare l’affascinante viaggio attraverso pilastri e opere senza doversi sorbire il traffico o il caldo estivo. Si può quindi passeggiare comodamente seduti sul divano, guidati da uno schermo, tra tunnel e ponti come se si fosse lì, ma con il vantaggio di poter mettere in pausa.

La lezione è chiara: le infrastrutture tengono insieme il Paese, certo, ma se si riesce a imbellettarle con una piattaforma digitale di qualità, possono persino intrattenere un pigro pomeriggio domenicale. Insomma, la modernità passa per l’high tech, e i cantieri, tra un buco e l’altro, imparano l’arte del nonstop. Ah, il progresso!

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