Istat annuncia l’inflazione galoppante mentre il carrello della spesa fa i salti mortali con un aumento del 4,2%

Istat annuncia l’inflazione galoppante mentre il carrello della spesa fa i salti mortali con un aumento del 4,2%

Ad aprile 2026, guai a chi pensava che l’inflazione fosse solo una moda passeggera o una creatura da salotti economici. Ecco che torna a farsi sentire con una bella crescità del 2,7% rispetto a un anno fa, secondo i dati incrollabili dell’Istat. Facciamo due conti: a marzo ci eravamo accontentati di un modesto +1,7%, quasi un sussurro. Ma adesso, boom, quasi il doppio! Ovviamente, a tirare le fila del balletto dei prezzi sono due vecchi amici che fanno sempre centro quando si tratta di ammazzare il portafoglio degli italiani: l’energia e il cibo fresco. Nel frattempo, le “preziose” spese per i servizi rallentano leggermente, quasi a voler dare un minimo di sollievo, scendendo dal +2,8% al +2,4%. Insomma, l’inflazione decide di fare il prepotente soprattutto dove conta di più.

L’attenzione si concentra sui cosiddetti “beni alimentari, per la cura della casa e della persona”, che aumentano ancora, da un innocuo +2,2% a un preoccupante +2,3%. Ma è il vero eroe dell’aumento che fa davvero strabuzzare gli occhi: i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, quei benedetti beni che comperate ogni santo giorno e che vi perseguitano nel carrello della spesa — dal pane alla pasta, dal latte alle verdure fresche, passando per carburanti e tabacchi, senza dimenticare quei lussi quotidiani come il bar, il parrucchiere o la lavanderia. Qui il rincaro annuo schizza al 4,2%, quasi metà punto più alto rispetto a marzo. Che meraviglia per i nostri bilanci!

Il carrello della spesa, quella magica categoria che comprende tutto quel che serve per vivere e sopravvivere — il cibo, i prodotti per la casa, per la persona — si becca un incremento annuo da 2,2% a 2,3%. Un aumento gradito come una zanzara in camera da letto, insomma.

I prezzi dell’energia: ovvero la bolletta come nemico personale

Un anno fa, per quelli che ancora si ricordano, i costi di luce, gas e carburanti ballavano verso il basso. Oggi invece si è deciso di mettere il turbo: +9,2% su base annua, mica pizza e fichi. Il gasolio per il riscaldamento è un vero e proprio osso da mordere, schizzato su del 38,1%, mentre alla pompa il gasolio ha invadente lievitato del 27,8%. E la benzina? Dopo mesi di bontà con ribassi, trionfalmente torna in territorio positivo con un modesto +1,1%. Persino chi ha la presunzione di credere di aver trovato condizioni migliori acquistando luce e gas sul mercato libero si deve ricredere: il gas naturale, che fino a un anno fa scendeva a picco (-12,7%), ora prepotentemente si riprende con un +4,4%.

E non scherziamo nemmeno con il cibo fresco, che ha deciso di salire sul carrozzone del caro prezzi: frutta, verdura, pesce — tutto ciò che non ha avuto la fortuna di subire una trasformazione industriale — avanza del 5,9% rispetto a un anno fa, un rincaro che fa impallidire il precedente 4,7% di marzo. Ortaggi e legumi in fuga con +6,2%, pesce moderatamente ambizioso con +3,2%, frutta che si arrampica con un dignitoso +2,9%. Nel frattempo, per fortuna, i cibi trasformati e confezionati sembrano voler fare i bravi, rallentando a un timido +0,7%. Siamo generosi con loro, dai.

L’inflazione di fondo: il lato meno funesto della medaglia

Per non farci mancare nulla, c’è anche una buona notizia. Sì, una di quelle che ti fanno quasi pensare che qualcuno abbia ancora un po’ di buon senso nell’ombra: l’inflazione di fondo — ovvero quel fenomeno che esclude la parte più ballerina e volatile rappresentata dall’energia e dal cibo fresco, per dare un’idea più chiara della pressione strutturale sui prezzi — rallenta, passando da un +1,9% poco entusiasmante a un più contenuto +1,6%. Segno che qualcosa dentro l’economia, forse, si regge ancora su qualche base solida.

I servizi, quelli a cui ci affezioniamo meno ma che finiscono lo stesso per pesare, rallentano il passo. I settori ricreativi e culturali, oltretutto, passano da un vago +3,0% a un più modesto +2,6%, mentre i trasporti, da sempre cattivi studenti, si bevono una vera e propria doccia fredda scendendo dall’2,2% allo 0,6%. Che sollievo, almeno per ora.

In conclusione, sebbene il rincaro di aprile sia decisamente reale e si faccia sentire con la forza di un pugno nello stomaco, il colpo è concentrato esclusivamente su materie prime e dinamiche stagionali. Insomma, niente panico da surriscaldamento economico generale, almeno per il momento. Almeno finché non arriva il prossimo bollettino a dirci il contrario.

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