Roberto Vannacci è impegnato in un tour siciliano per raccogliere consensi al suo partito, lasciando che i suoi deputati a Roma si divertano a far saltare i nervi al centrodestra. Ovviamente, l’obiettivo numero uno è sempre lo stesso: la Lega. Per questo, ecco spuntare la prima proposta di legge firmata dai quattro temerari di Futuro nazionale: «Un ministero per le Politiche della casa». Un colpo basso e ben assestato che suona come un dito nell’occhio a Matteo Salvini, che si ritrova la delega sulle questioni abitative nelle mani e ha persino sfoggiato il suo fantasmagorico Piano Casa neanche un mese fa.
I vandali vannacciani vogliono invece un ministero con portafoglio vero, proprio, bello grosso, che si occupi di riqualificazione urbana, housing sociale e sviluppo delle politiche abitative. Insomma, un modo per mettersi davanti al leader leghista e stuzzicarlo sulla sua grande battaglia governativa contro sfratti e case occupate, il mantra del momento da quando è al potere.
Il disegno di legge targato Futuro nazionale dipinge il diritto alla casa non solo come una questione sociale, ma come un’arma per contrastare il triste spettacolo del calo delle nascite, l’esplosione degli affitti e la penuria di alloggi popolari. Naturalmente, la proposta è un mix di soluzioni su misura a seconda delle fasce d’età e delle esigenze, da portare avanti in perfetta sinergia con regioni e comuni, perché senza sprechi, responsabilità e autonomia si sa che non si va avanti.
Ovviamente, nessuno si illude che questo progetto abbia la minima chance di vedere la luce. Anche i quattro deputati che l’hanno ideato lo sanno bene: non arriverà neppure a essere discusso in Aula. Però, oltre a essere l’ennesimo schiaffo al centrodestra, che è il vero nemico da battere sul terreno del consenso, il ddl è una sorta di cartolina di presenza e un primo blocco programmatico per il movimento, che si annuncia pronto a trasformarsi in partito – si fa per dire – durante l’assemblea costituente del prossimo 13 e 14 giugno.
Un ministero… perché no? La soluzione magica a tutti i problemi abitativi
Chi non ha mai pensato che la soluzione a complessi problemi sociali come la crisi abitativa sia semplicemente creare un nuovo ministero? I vannacciani forse hanno pescato questa brillante idea da un libro di favole o da un manuale di politica anni ’80, dove ogni problemone si risolveva aprendo un ufficio burocratico in più. Magari poi con qualche segretario di sottosegretario ad acchiappare posti di lavoro.
Sfida l’imponente Piano Casa di Salvini, un piano che ha fatto discutere e un po’ di rumore, ma ora chissà, forse un ministretto di nome e fatto saprà aggiustare tutto definitivamente. Se fosse così facile, i problemi di milioni di famiglie italiane sarebbero già risolti, ma evidentemente la realtà è più ironica e beffarda.
Una battaglia politica o una comica sfida tra rivali?
Giocare a chi la spara più grossa con la politica abitativa è ormai un must da quando Futuro nazionale si è messa di traverso come il rivale più agguerrito della Lega. Ma va bene così: tanto i protocolli, le leggi e le proposte buttate sul tavolo servono soprattutto per dimostrare di esistere, perché in fondo, ormai lo sanno tutti, i veri scontri tra queste formazioni si fanno sui tavoli della comunicazione e non su quelli governativi.
E tra una proposta e l’altra che non vede luce, tra una guerriglia parlamentare e l’altra che sa più di show da cabaret, nessuno perde tempo a pensare ai veri problemi del paese o a come portare soluzioni concrete.



