Una nave attraversa lo Stretto di Hormuz scortata dall’esercito americano, perché la pace noiosa è sopravvalutata

Una nave attraversa lo Stretto di Hormuz scortata dall’esercito americano, perché la pace noiosa è sopravvalutata

Un’imbarcazione commerciale della Maersk, non proprio l’ultima arrivata nel mondo della navigazione, è riuscita a attraversare lo Stretto di Hormuz senza incorrere in drammi degni di un film d’azione. Merito, ovviamente, della “missione magistralmente orchestrata” dalla Marina degli Stati Uniti, che ha scortato il cargo senza perdersi neanche un colpo.

La compagnia aveva già confermato che la Alliance Fairfax, una nave battente bandiera statunitense gestita dalla controllata Farrell Lines, parte di Maersk Line Ltd., ha attraversato senza intoppi, e senza perdere un container, il labirintico stretto e l’intero Golfo Persico lunedì, grazie alla presenza militare americana a copertura. Ovviamente, non capita tutti i giorni di vedere navi commerciali correre con scorta armata in una delle aree marittime più delicate del pianeta, soprattutto da quando il duo “Stati Uniti e Israele” ha deciso di aprire un fronte di guerra contro Iran dal 28 febbraio.

Il CEO di Maersk, Vincent Clerc, ha spiegato che l’azienda ha optato per la cautela assoluta durante la nuova crisi in Medio Oriente, e ha quindi scelto di non far transitare altre navi, lasciandole – a sua insaputa sicuramente – “intrappolate” nella regione. Peccato, però, che qualcuno in alto abbia deciso di coinvolgerli in una missione speciale.

Vincent Clerc ha raccontato a “Squawk Box Europe”:

“Siamo stati avvicinati dal governo degli Stati Uniti e in particolare dalla Marina che ci ha chiesto se volevamo far attraversare alcune navi. Abbiamo fatto una preparazione intensa, valutando tutti i rischi per l’equipaggio, e poi abbiamo dato il via libera per questa operazione.”

Il risultato? Una missione “eseguita alla perfezione” e un equipaggio finalmente libero di tornare a lavorare invece di restare bloccato per l’eternità nel Golfo. Era ora, vero? Uno spettacolo che sembrerebbe più degno di un film hollywoodiano, ma purtroppo è la realtà mediorientale 2026.

Il ‘Project Freedom’, un brevissimo sogno americano

Dietro all’operazione c’è il presunto brillante piano chiamato “Project Freedom”, l’iniziativa nata dall’ardente desiderio di liberare le navi intrappolate dopo che Iran aveva chiuso lo stretto più strategico del mondo. Il Comando Centrale degli Stati Uniti si era vantato su Twitter che due imbarcazioni americane avevano attraversato il posto più pericoloso del pianeta, scortate da cacciatorpedinieri a missili.

Ovviamente, il presidente allora in carica, Donald Trump, ha poi tirato i remi in barca con un colpo di scena da sceneggiatura, dichiarando su un social qualsiasi che il movimento sarebbe stato sospeso “per vedere se potevamo trovare un accordo con l’Iran“. Sospiri di sollievo o nonsense politico? A ognuno la sua interpretazione.

Il CEO di Maersk ha puntualizzato: nonostante tutto, ci sono ancora otto delle sue navi bloccate nel Golfo Persico. E meno male che è “un numero piccolo” rispetto alla flotta totale. Se pensavate che il problema fosse risolto, tenetevi forte: alcune navi sono lì per lavorare nel Golfo — perché, si sa, il conflitto crea anche nuovi mercati — mentre la maggior parte è marcita nel traffico, inutilizzata e stremata come un pendolare sotto il sole cocente.

Clerc ironizza amaramente:

“Vorremmo usarle fuori dal Golfo, non tenerle intrappolate come pesci in una rete.”

Numeri non proprio da urlo

Perché tanta enfasi attorno a una singola traversata? Forse perché nei primi tre mesi del 2026 Maersk ha annunciato un utile operativo, prima di interessi, tasse, deprezzamenti e ammortamenti, di “appena” 1,75 miliardi di dollari, in linea con le aspettative ma ben il 35% in meno rispetto all’anno precedente. Una vera catastrofe, considerando che parliamo di una delle aziende più grandi al mondo nel settore dei trasporti marittimi. Ma niente paura, c’è sempre la prossima missione militare a risollevare gli animi.

Insomma, un gioco a scacchi tra politica, commercio e potere militare che lascia tutti un po’ a bocca asciutta, ma con la consapevolezza che il commercio internazionale, almeno quello di Maersk, dipende da quanti cacciatorpedinieri navighino a farsi scorta nel Golfo Persico. Se questo non è il trionfo del pragmatismo globale, allora cos’è?

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