I legali di Andrea Sempio, gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, sono già entrati in modalità investigativa per recuperare un podcast molto particolare. Sembra che il 38enne fosse immerso nell’ascolto ossessivo di questa trasmissione il 14 aprile 2025, proprio nel momento in cui una microspia gli ha immortalato delle frasi sconnesse all’interno della sua auto. Queste parole, emerse subito dopo l’interrogatorio in cui, naturalmente, Sempio ha scelto il più classico dei mutismi, sarebbero la sua ammissione, secondo i pm di Pavia, del movente che lo inchioderebbe all’omicidio di Chiara Poggi, al centro della nuova indagine.
Ovviamente i legali non stanno con le mani in mano: già stamattina si sono messi a riunire e a frugare in cerca di quel podcast, con la speranza forse di rimettere insieme i pezzi di questa vicenda da thriller da bassa lega. I difensori sostengono che le riflessioni confuse di Sempio fossero solo i commenti di uno spettatore distratto, frutto di un ascolto incostante e disordinato della trasmissione incriminata. Un alibi molto solido, davvero.
Nel frattempo, però, la Procura di Pavia e i carabinieri di Milano sono convinti che quelle intercettazioni, tutt’altro che innocue, siano un’autoincriminazione bella e buona. Queste conversazioni, sostengono, dimostrano che Sempio non solo avrebbe visto i video intimi di Chiara Poggi e di Alberto Stasi, ma nel periodo che precedette il delitto avrebbe persino provato a contattare telefonicamente la sorella dell’amico, ricevendo in risposta un secco e irremovibile «non ci voglio parlare con te».
Nel frattempo, il nostro modello di innocenza eterna insiste: insiste nel dichiararsi estraneo ai fatti, senza mai aver avuto rapporti o frequentazioni con la povera ragazza di 26 anni, tanto meno aver visto quei famigerati video. Sul fronte difensivo, quindi, si lavora alacremente per smantellare il presunto valore probatorio di queste captazioni ambientali, bollando come “non comprensibili” intere porzioni delle trascrizioni. Tradotto: se non si capisce bene, allora si può negare tutto.
I pm però non sembrano affatto d’accordo e interpretano quell’ammasso di parole confuse come un altro solido tassello: un indizio che si aggiunge ad una serie di prove di varia natura, dalla nuova ricostruzione della scena del crimine agli esami sul DNA sotto le unghie, passando per quella traccia palmare “33” e il presunto falso alibi costruito attorno a uno scontrino.
Il matto ascoltava il podcast giusto o sbagliato?
Come se non bastasse la soap opera processuale, arrivano pure le dichiarazioni del legale di Marco Poggi, Francesco Compagna, a mettere un po’ di pepe nella vicenda, o forse solo a ribadire l’ovvio. Egli infatti sostiene che «non è certo con suggestioni mediatiche o registrazioni di soliloqui confusi di un anno fa» che si cambia la realtà dei fatti, perché «tutto questo mi pare molto lontano dall’essere un dato confessorio».
Francesco Compagna said:
“Sono troppi gli elementi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi per permettere di riscrivere la storia dal nulla, tra falso ritrovamento del corpo, occultamento di prove e impronte misteriose.”
E aggiunge che Andrea Sempio viene “braccato e intercettato” ma che davvero sembrerebbe una figura avulsa dai fatti che riguardano il delitto di Chiara Poggi. Compagna snocciola poi tutte le “chicche” che hanno già dimostrato, per la giustizia, la colpevolezza di Stasi: dal corpo spostato sotto le scale al misterioso spostamento della bici vista da più testimoni, fino a impronte e tracce di DNA sparsi come in un giallo di serie B.
Il grido di battaglia del legale è questo: «La Procura di Pavia può ovviamente tentare tutte le ipotesi che vuole, ma noi crediamo che non ci sia alcuno spiraglio di revisione. Quando arriverà l’ennesima istanza da parte dei difensori di Stasi, si potrà finalmente discutere di dati reali e non di mistificazioni, con i dovuti provvedimenti giudiziari.”
Se tutto ciò non fosse tragico sarebbe da applausi. Ma la verità è che la giostra giudiziaria non sembra fermarsi mai e noi siamo solo spettatori involontari della serie infinita più noiosa e contraddittoria che il tribunale italiano ci possa offrire.



