Ah, la tanto amata tranquillità dei centri sportivi familiari, trasformata in un thriller da film di bassa lega a Osio Sotto, nella sempre pacifica Bergamasca. Un uomo di 30 anni, residente a Dalmine, ha deciso che impersonare il papà di un bambino per rapirlo fosse un’idea brillante. Situazione che, ovviamente, ha rischiato di concludersi tragicamente, ma dello stupore non si scappa: qualcuno ha preso sul serio la recita.
Il trentenne, che potremmo chiamare “il genio del crimine”, è stato catturato dai carabinieri e ora si ritrova con una bella accusa di tentato sequestro di persona aggravato. Episodio avvenuto giovedì scorso, ma evidentemente il clamore è arrivato solo ora, chissà perché, forse per dargli un tocco di suspense all’italiana. Tutto è successo nell’universo caotico degli spogliatoi, proprio quando tutti si scambiavano le energie dopo l’allenamento.
Il sofisticato piano negli spogliatoi
Il nostro uomo, senza precedenti penali (per fortuna o per miracolo), si è intrufolato nello scenario sportivo, avvicinando di soppiatto il bambino, con il carisma di un bluffatore professionista. Si è spacciato per il padre del piccolo, convincendo chissà chi, tranne il vero protagonista di questa scena da soap opera. L’incredibile capacità di recitazione si è persa di fronte alla prontezza del bambino che, con la freddezza di un esperto, ha detto all’istruttore senza tentennamenti: “Quell’uomo non è mio papà”. Ah, la rara eleganza dell’innocenza che smaschera i malfattori!
Genitori eroi e applauditi investigatori
Quando la farsa è stata scoperta, il nostro trentenne ha tentato la via della fuga. Una fuga degna dei peggiori scappatelli cinematografici, durata però il tempo di uno sbadiglio. E qui entra in scena il vero superpotere: l’istinto dei genitori presenti, che non si sono fatti ingannare dallo stratagemma da quattro soldi e hanno subito circondato il sospetto, bloccandolo con un’abilità tutta locale in attesa degli eroi in divisa del 112. Che dire? Il pensiero collettivo quando serve, funziona alla grande.
Processi, silenzi e custodie
I valorosi carabinieri hanno preso in custodia l’uomo, conducendolo in caserma per un interrogatorio che sarebbe potuto durare meno se solo l’arrestato avesse avuto voglia di spiegarsi. Ma no, il silenzio è stato il suo compagno di viaggio, molto più rassicurante di una spiegazione plausibile. Il giudice per le indagini preliminari ha quindi convalidato l’arresto, tenendo per buona la richiesta di custodia cautelare in carcere. D’altronde, le motivazioni di un gesto simile sono così chiare e comuni che non servono parole inutili.
L’inchiesta continua, perché ovviamente non si può scrivere questo copione senza almeno una piccola domanda sospesa: aveva questo personaggio tenuto d’occhio il centro sportivo per tempo o si è trattato semplicemente di un colpo di testa? Intanto, i genitori possono considerarci un po’ più salvi, mentre questo eroe sfortunato si gode la vista del muro di una cella. Tutto molto rassicurante, vero?



