Professoresse e professori introvabili, tariffe degne di un hotel a cinque stelle, studenti tendenzialmente indisciplinati e, ciliegina sulla torta, un sacrosanto diritto alla fuga dalla convivenza forzata: questi sono i motivi aurei per cui quasi la metà degli studenti (ben il 44%) delle scuole medie e superiori ha deciso di dire “no grazie” al classico viaggio istruttivo con pernottamento. A svelarci questo capolavoro di partecipazione scolastica è il sempre puntuale Osservatorio sulle Gite Scolastiche del sito specializzato Skuola.net, che ha interrogato un campione di 1.500 adolescenti pronti a migrare come stormi da qui a breve, o che hanno già fatto le valigie nei mesi passati.
Surprise, surprise: potevano anche essere di più i partenti, ma qualcuno ha deciso di disertare l’impresa contro qualsiasi logica di gruppo: un 38% costretto a restare a terra (almeno per ora), più un generoso 6% che ha snobbato il viaggio di sua spontanea volontà, salutando con un elegante “ciaone” i compagni in partenza. Tra questi ribelli, solo un misero 36% è stato fermato da decisioni “adulte” di natura economica o educativa, mentre oltre la metà, un dignitoso 52%, ha semplicemente scelto la fuga volontaria per evitare la compagnia dei colleghi. Ah, la gioia del socializzare!
Insomma, la voglia di gite non è proprio partita in orbita, ma almeno siamo tornati ai numeri pre-pandemici. E qui – aprite bene le orecchie – la pandemia sembra aver lasciato qualche strascico non tanto nelle cifre, quanto nell’anima: l’ansia sociale fa il suo sporco lavoro, rendendo perfino questa brava vecchia gita un’esperienza da rimandare o evitare. In compenso, però, la didattica sembra resiliente, con gite che ricominciano a essere proposte in modo quasi normale, come se il biennio di clausura 2020-2021 fosse stato solo un brutto sogno.
Ah, la burocrazia! Questa scintillante compagna del nostro Sistema Scolastico non poteva certo mancare. Secondo la nuova versione super accessoriata del Codice dei Contratti, ogni spesa sopra i 140.000 euro ora deve passare da piattaforme certificate o perizie di centrali di committenza. Come se fosse una barzelletta, il 14% degli studenti ha imputato proprio a queste complicazioni il mancato svolgimento della gita. Peccato, perché il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha fatto il miracolo partendo da gare di fornitori qualificati per servizi “chiavi in mano”, eliminando praticamente il problema delle gare autonome. Eppure, il mistero delle gite annullate rimane.
Il vero motivo? Colpa dei professori e dei costi, of course
Ma perché davvero questi saggi viaggi si annullano dunque? Tenetevi forte: la causa principale è la disciplina, o, meglio, la sua totale assenza. Questa situazione provoca docenti sempre più restii a offrire la propria disponibilità. Risultato? Il 34% delle gite salta per motivi indiretti legati al comportamento degli alunni, mentre un altro 12% proprio viene bocciato ufficialmente per lo stesso motivo. Giusto per non farci mancare niente, si aggiungono anche le complicazioni burocratiche e quel piccolo dettaglio economico che fa sempre impazzire le famiglie e le scuole: il 29% degli studenti rimasti a terra dichiara che la gita non si è concretizzata per tariffario troppo pesante o per la mancanza di un minimo numero di adesioni. E, udite udite, le guerre e le tensioni internazionali pesano solo per un insignificante 2%, quasi a sottolineare che, in fondo, la vera guerra è quella tra studenti e insegnanti.
Le gite si allungano (e aumentano i prezzi, che sorpresa!)
Per chi ha avuto la fortuna di partire, si registra una tendenza evidente: le gite diventano più lunghe, quindi più costose, perché, si sa, il tempo è denaro (e il denaro si è fatto tirchio). Il prezzo medio del viaggio si aggira intorno ai 440 euro, un aumento rispetto ai 424 euro del 2023, in linea con l’inflazione ma comunque più doloroso per il portafogli. Quasi la metà degli studenti (49%) si vede così avventurarsi in queste fughe scolastiche più ricche, ma si nota chiaramente che il divario tra chi parte e chi resta si allarga, soprattutto grazie a una buona dose di mancanza di voglia, costi proibitivi e disciplina in vacanza zero.
Rimane dominante la scelta italiana, con il 60% degli studenti che, immancabilmente, preferisce l’Italia. Peccato che il nostro bel Paese perda qualche millimetro di terreno su base annua. E chi avanza allora? L’estero, ovviamente, che fa un piccolo balzo d’interesse passando dal 35% al 40%. Come dire: il richiamo delle capitali europee è più forte dei confini di casa.
Italia sempre in testa, ma l’estero non sta certo a guardare
Se vi state chiedendo quali sono le mete predilette degli studenti italiani, vi basti sapere che vince la classica nostalgia d’arte e storia: Firenze (13%), Roma (12%) e Napoli (11%) si passano la staffetta, mentre Torino, Palermo e Bologna fanno volentieri compagnia sul podio delle destinazioni italiane più gettonate. Ma voliamo oltreoceano, anzi, fuori dai confini: tra le mete estere spiccano le capitali europee di lingua tedesca, con Vienna al primo posto (9%) e Berlino a ruota (8%), insidiate però da Atene (8%), Praga, Barcellona e Budapest.
La cultura è importante, ma la paghetta anche
I fattori che influenzano la scelta della destinazione? Beh, culturalmente parlando regna sovrano l’interesse per il patrimonio storico e artistico: lo indica il 68% degli studenti come “il” motivo decisivo. Nulla di nuovo sotto il sole. Poi arriva la realtà, crudele e pragmatica, e l’aspetto economico merita un più modesto 23% come criterio principale. Però non facciamo i finti tonti: per ben 7 studenti su 10 il portafogli è una mano concreta che cerca di tirare le redini alla spesa. Insomma, si punta a risparmiare quanto possibile, pur di non rinunciare alla gita.
Pullman in crisi, alternative di trasporto in auge
Quando finalmente si organizza la gita, c’è poco da scherzare sulla partecipazione: oltre il 90% degli studenti sale a bordo, con il 69% delle classi che fa addirittura quasi il pieno. Gruppi ristretti (5%)? Roba da vecchi tempi. E qui arriva il bello: il pullman regna ancora sovrano con il 46% delle preferenze, ma comincia a perdere colpi, complici il desiderio di andare all’estero e la normativa che impone bus di ultima generazione con frenata autonoma — la ciliegina sulla torta della sicurezza, introdotta a seguito dell’incidente mortale della docente Domenica Russo. Non più spazio per briciole di risparmio su viaggi sicuri, almeno su gomma.
Così, tra chi non si accontenta del pullman troviamo il 19% che sceglie il treno, un generoso 28% che vola in aereo, e un dietrofront del 5% che invece prende la nave, spesso in versione crociera – perché mica si fa solo viaggio, ma esperienza da VIP in mare. Per chi non può o non vuole partire per più giorni, rimangono le gite giornaliere, che però arrancano: solo il 31% ha partecipato a una visita d’istruzione e il 35% conta di farlo entro l’anno, lasciando un consistente 34% che teme di restare a terra. Organizzare sembra difficile, anche nella sua versione più semplice.
Daniele Grassucci, direttore di una famosa piattaforma per studenti, puntualizza con la solita delicatezza da “chi ha visto tutto”:
“I viaggi di istruzione sono un’arma a doppio taglio: possono darti cultura e svago, ma qualcuno può anche morire.”
Grassucci continua a spiegare che la recente stretta del Ministero dell’Istruzione e del Merito su gare d’appalto e requisiti di qualità per i mezzi di trasporto degli studenti rappresenta una mano santa per la sicurezza, con gare chiavi in mano e pullman all’avanguardia. Peccato che tutto ciò stia pesando non poco sulle tasche delle famiglie, riducendo la fattibilità delle gite, e che il problema più grosso sia che i docenti si trovano a gestire orde di studenti con pochissimi mezzi e responsabilità da far tremare i polsi, ma stipendi che nemmeno col binocolo.”
Insomma, nella scuola italiana il viaggio non è più solo un’esperienza educativa ma diventa una partita a scacchi tra budget, sicurezza, organizzatissima burocrazia e … tanta pazienza. Un quadro dove il sollievo arriva solo quando, finalmente, la classe ritrova la via verso casa. E questa sì che è la vera avventura.



