Ah, Stellantis, quella gioia dell’industria automobilistica che, nonostante abbia appena rimediato una perdita di 22,3 miliardi di euro, si sta preparando a gettare nella mischia la bellezza di 60 miliardi di euro in un nuovo piano strategico quinquennale. Un piano così ambizioso da far invidia a un giocatore di Monopoli professionalmente spudorato. Il CEO Antonio Filosa, fresco di nomina, ha pensato bene di promettere risparmi per 6 miliardi di euro entro il 2028. Tutto molto facile, vero?
Con 36 miliardi destinati ai brand del colosso automobilistico, di cui ben il 60% sarà riversato sul mercato nordamericano—perché si sa, niente urla “successo” come investire massicciamente oltreoceano—Stellantis conta di sfornare più di 60 nuovi modelli e rimodellarne 50. Si va dalle elettriche integrate in un’aura green a modelli ibridi e persino tradizionali motori endotermici, giusto per non far sentire esclusi i nostalgici del fossile.
I restanti 24 miliardi? Destinati a nuove piattaforme globali e tecnologie, così da mantenere quel “quid” di innovazione che tutti amano abbracciare quando si parla di automatica. Non manca comunque l’obiettivo di raggiungere un flusso di cassa positivo entro il 2028, nonostante un passato recente costellato da una sanguinosa ristrutturazione da 22 miliardi.
Se proprio vi stavate chiedendo se la Stellantis abbia in programma di “snellire” la sua già nutrita famiglia di ben 14 marchi… nulla da temere. Le gomme resteranno ben salde sotto l’intero parco marchi, salvo un simpatico maquillage europeo dove i brand DS e Lancia si fonderanno rispettivamente con Citroen e Fiat, in una scena che ricorda molto un remake poco convincente di un vecchio film di gruppo.
Tra i “global brand”, sappiate che Fiat si gode il gigantesco onore accanto a Jeep, Ram Trucks e Peugeot, mentre la rispettabile cerchia regionale comprende Chrysler, Dodge, Citroen, Opel e Alfa Romeo. E nel lusso? Maserati, naturalmente, a tenere alto quel (sottile) profumo di classe.
Al risparmio ci pensa la nuova “STLA One”
Ah, la tecnologia che abbatte i costi! Stellantis non si farà certo trovare impreparata con la nuova piattaforma “STLA One” in arrivo nel 2027, che dovrebbe unificare ben cinque piattaforme diverse in “una sola architettura scalabile”. Fantastico, vero? Un piccolo miracolo di semplicità che dovrebbe portare ad un magnifico risparmio del 20% sui costi.
Un sogno lontano dal caos attuale, dove la ripetizione dei componenti potrà arrivare fino al 70% entro il 2030, esasperando una standardizzazione che promette efficienza ma forse anche un po’ di monotonia.
Naturalmente, in occasione del primo giorno degli investitori tenutosi nel quartier generale nordamericano vicino a Detroit, Filosa e i suoi fedelissimi hanno messo in scena il piano “FaSTLAne 2030”, una montagna di promesse e ottimismo scintillante come un’auto nuova di zecca.
C’è stato anche spazio per le parole del presidente John Elkann, erede del mastodontico impero Fiat, che ha definito il piano “ambizioso, ma realistico”. Realistico, certo, come un castello di carte costruito durante un uragano.
Antonio Filosa ha esordito dicendo:
“Quello che vogliamo che portiate a casa oggi è che Stellantis, con tutti i suoi asset, capacità e il suo nuovo piano strategico, è ben posizionata per avere successo.”
Tradotto: noi crediamo così tanto nel futuro che stiamo investendo come se l’obiettivo fosse vincere la lotteria, ma hey, speriamo di non dover rimpiangere nulla tra qualche anno!
Partnership e competizione, un gioco al massacro
Parlando invece delle alleanze, Stellantis sta tessendo reti interessanti con nomi come Jaguar Land Rover per il mercato USA e i cinesi Leapmotor e Dongfeng, per l’Europa e la Cina. Per sicurezza, però, si sta anche mettendo di punta contro gli stessi cinesi, considerando che stanno conquistando quota vendite a mano a mano nel vecchio continente.
In tutto ciò, la produzione in Europa dovrà fare i conti con un taglio drastico: più di 800.000 unità saranno messe da parte, con piani di riconversione degli stabilimenti senza chiusure apparenti. Mica male come magia, vero? Il sogno continua con l’aspirazione a portare l’utilizzo degli impianti all’80% entro il 2030.
Ovviamente, per riempire queste fabbriche grandi e pimpanti, Stellantis propone una sfilza di modelli che farebbe girare la testa anche ai più appassionati: 29 auto full electric, 15 ibridi plug-in, 24 ibridi classici e ben 39 modelli mild hybrid o con motore tradizionale. Insomma, per tutti i gusti e – soprattutto – per tutte le tasche, mantenendo la confusione di sempre.
Un piano che sembra promettere molto, ma che, con la solita ironia del mercato automobilistico, potrebbe essere solo l’ennesimo giro sulle montagne russe di una casa che fatica a trovare la sua strada nel futuro elettrico senza abbandonare completamente il passato ingombrante.



