Per non farsi mancare nulla, il Parlamento propone un sontuoso “statuto europeo dei prestatori di assistenza”, pensato per riconoscere finalmente l’eroico lavoro di chi assiste, che in un colpo solo avrebbe il potere di stabilire standard minimi in tutta l’Unione Europea. Nel frattempo, si sogna anche di assicurare ai prestatori informali il meritato riconoscimento nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale. Che dire, un piano da Nobel dell’ovvietà.
Una divisione dei compiti che sembra fantascienza
Gli eurodeputati sottolineano, quasi come se fosse un’idea rivoluzionaria, che le responsabilità di cura non dovrebbero cadere esclusivamente sulle spalle delle donne. Incredibile, vero? Per perseguire la parità di genere in questo ambito, secondo loro serve una condivisione equa, pari salario, congedi parentali e modalità lavorative flessibili. Inoltre, auspicano campagne di sensibilizzazione per convincere gli uomini a contribuire di più, sperando che così si possa finalmente vedere qualche maschio armeggiare con il pancione o il biberon. Tutto questo dovrebbe anche incentivare le donne a tornare sul mercato del lavoro, contrastando quei vetusti stereotipi di genere, che ovviamente scompaiono con una campagna pubblicitaria.
Lavoratori extra-UE: una soluzione mai semplice
Ah, il topos del “lavoro di assistenza è svolto anche da chi non viene dall’UE”. I deputati riconoscono che cittadini europei e lavoratori stranieri extracomunitari dividono questo faticoso compito. Naturalmente, tutto deve passare dal classico mantra del reclutamento interno, mentre la gestione dei flussi migratori dovrebbe adattarsi alle esigenze del mercato del lavoro (leggasi: noi chiamiamo solo se ci serve e poi chiudiamo la porta). Sempre meglio se i lavoratori extra-UE arrivano tramite canali «legali» e con grandi investimenti in formazione e integrazione: parola chiave “integrazione”, da buffo e rassicurante slogan politico. Nel frattempo, ribadiscono con piglio morale ogni condanna verso lavoro non dichiarato, sfruttamento e precarietà. Grandi parole che, però, sanno tanto di buone intenzioni pronte a dormire sugli scaffali burocratici.
Il futuro? Un “patto europeo per l’assistenza”… nel 2027
Non poteva mancare l’annuncio trionfale della Commissione europea, che nel 2027 presenterà un“patto europeo per l’assistenza” denominato “European Care Deal”. Salvo imprevisti, sarà la panacea per tutti i mali del settore. I deputati, con la loro inossidabile saggezza, spingono per misure concrete per ridurre finalmente il divario di genere nelle cure, sostenendo tanto i caregiver formali quanto quelli informali. Immancabile l’enfasi su temi da sempre perfetti come occupazione, formazione – incluse competenze digitali, così da aggiornare anche chi fa la spola tra spegnere e accendere la caldaia – protezione sociale, servizi per l’infanzia e supporto psicosociale. Insomma, un elenco infinito di propositi porta-dorate al solito domani che non arriva mai.
Latte di mamma… politica: i discorsi dei relatori
Eleonora Meleti, relatrice per la commissione Occupazione e Affari Sociali, ha dichiarato:
“Ci sono ben 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali nell’UE. Offrono presenza, pazienza e un contatto umano. La relazione adottata oggi finalmente riconosce l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato. Per i caregiver professionali chiediamo condizioni lavorative migliori, retribuzione equa e supporto psicologico. Per i caregiver informali chiediamo protezione, modalità lavorative flessibili e congedi per l’assistenza. Le responsabilità di cura, però, continuano a ricadere in modo sproporzionato sulle donne, mentre dovrebbero essere una responsabilità condivisa da tutti.”
Rosa Estaràs Ferragut, relatrice sulla parità di genere, ha aggiunto:
“Le donne si caricano ancora di una quota sproporzionata del lavoro di cura, formale e informale, dedicando in media 17 ore in più a settimana rispetto agli uomini a queste attività non retribuite. Questo lavoro invisibile alimenta da decenni il divario retributivo e pensionistico. Nel frattempo, il lavoro di cura professionale rimane sottovalutato e sottofinanziato. L’accesso a servizi di assistenza di qualità, sostenibili economicamente e accessibili deve essere un diritto per tutti, inclusi coloro che vivono nelle zone rurali o isolate. Nessuno dovrebbe raggiungere la vecchiaia senza poter contare su un’assistenza adeguata. Accolgo con favore l’annuncio del Patto europeo per l’assistenza nel 2027, che dovrà essere la nostra roadmap per un’Europa più equa e attenta alle persone.”
Quel lavoro invisibile chiamato “assistenza”
Per chi se lo stesse chiedendo, il lavoro di assistenza è ancora – e lo sarà chissà per quanto tempo – completamente invisibile e insospettabilmente femminile: stando alle ultime stime dell’Istituto europeo per l’Uguaglianza di Genere, il 56% delle donne con figli under 12 dedica almeno cinque ore al giorno a prendersi cura dei pargoli. Gli uomini? Solo il 26%. Siamo proprio un modello di equità… In più, il 5 marzo scorso la Commissione europea ha piazzato in pompa magna una strategia per la parità di genere. Quella che tutti aspettano da anni, senza troppo fretta.



