Sofia Donadio sedicenne sopravvissuta al rogo di Crans Montana e la brillante terapia degli esperti: sorridi o perdi

Sofia Donadio sedicenne sopravvissuta al rogo di Crans Montana e la brillante terapia degli esperti: sorridi o perdi

“Ho deciso di incontrare i giornalisti perché le persone devono sapere quanto stiamo lottando tutti quanti noi”. Così si presenta, con voce bassa ma di una determinazione che non si può comprare, Sofia Donadio, studentessa sedicenne del liceo Virgilio di Milano. Ah, chi non rimarrebbe incantato da chi si ritrova a raccontare la tragedia vissuta durante l’incendio del Capodanno scorso, quella fiammata che ha trasformato in cenere il locale “Le”… beh, un nome che ormai fa triste storia.

Ovvio, bisogna sottolineare l’enorme coraggio e lo spirito battagliero di questi giovanissimi, costretti a combattere con le fiamme e con una burocrazia che sembra divertirsi a complicare anche il più semplice dei soccorsi. Ma non solo: dopo l’incubo, ecco arrivare la stupefacente scoperta (da manuale dell’assurdo): il locale “Le…” non aveva le certificazioni in regola. Così, dopo aver sfiorato la morte, ci si ritrova anche a dover spiegare come possono esistere luoghi del genere, perfetti incubatoi per il disastro.

Non è forse toccante che a raccontare tutto questo sia una sedicenne? Mentre l’intera macchina burocratica fa la sua lenta danza, Sofia tiene alta la voce di chi ha visto in faccia la morte, ma soprattutto quella di chi vorrebbe qualcosa che assomigli a una minima giustizia. Nel frattempo, gli adulti si limitano a promettere in pompa magna controlli e risposte, come fossero partecipanti a una gara di chi ha la lingua più fine per rimandare tutto al giorno dopo.

La danza delle responsabilità e il teatrino burocratico

Naturalmente, come da copione, non poteva mancare la gara a chi scarica la colpa sull’altro, un balletto di responsabilità degno di un premio Oscar. Innanzitutto, la proprietà del locale, che in un crescendo di disinteresse avrebbe potuto imitare una rockstar qualunque ignorando regole e controlli, convinta forse che invulnerabilità sia un superpotere acquisibile nell’era moderna. Poi arrivano i controlli del Comune, che a quanto pare sono stati più saltellanti di un pulcino su un ghiacciolo: pochi, superficiali, e, diciamolo, quasi un favore a chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza.

Per non farsi mancare nulla, si aggiunge il capitolo dei vigili del fuoco e delle autorità sanitarie, che probabilmente stavano tutti partecipando a un concorso su chi riesce a far finta di nulla davanti alle questioni più gravi. Insomma, un gioco di specchi in cui nessuno vuole vedere, nessuno deve vedere. E se qualcuno si azzarda a sollevare un dito, viene subito appoggiato sul tavolo del compromesso con una robusta dose di promesse vuote e futuri, indeterminati “miglioramenti”.

Le conseguenze (ovvie) e l’eterna attesa

Quindi, che succede dopo un disastro annunciato così platealmente? Beh, se avete immaginato un rapido intervento, un’ampia ristrutturazione delle leggi e un attivismo senza precedenti, evidentemente non conoscete il ritmo burocratico italiano. Le famiglie delle vittime e i superstiti come Sofia si trovano a navigare in un mare di carte, incontri inutili e promesse di un futuro migliore che arriva sempre più tardi.

E mentre la politica si diletta in dibattiti inconcludenti e foto istituzionali, chi ha davvero toccato con mano il dolore e la paura incontra il silenzio assordante di un sistema che tra mille complicazioni riesce a far scomparire anche gli avvenimenti più dolorosi. Ma tranquilli, almeno possiamo stare certi che le consuete commissioni e le nuove circolari arriveranno. Magari tra qualche anno. O forse mai.

Sofia Donadio, con la sua voce bassa ma risoluta, ci ricorda che la tragedia va oltre il rogo: è la farsa insopportabile delle responsabilità negate, della sicurezza promessa e mai garantita, e soprattutto della dignità calpestata di chi sopravvive nonostante tutto.

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