Non c’è niente di più rassicurante di un pilota giovane e senza la pressione che schiaccia, soprattutto quando l’ultimo Gran Premio a Barcellona si trasforma in una doccia d’acqua gelata – ironicamente, per un problema alla batteria che ha mandato tutto all’aria a pochi giri dalla fine, proprio nel momento in cui Kimi Antonelli aveva nuovamente superato il compagno di squadra George Russell. Ma niente paura, la scienza avanza e Kimi ci rassicura che questo weekend avranno una batteria nuova di zecca, con migliorie da manuale di affidabilità. Speriamo solo che sia un’idea migliore che vincolare la vittoria di squadra alla tecnologia fragile, perché tra Canada e Spagna hanno già perso abbastanza punti, probabilmente così, per caso.
Vi state chiedendo cosa sia successo? Per farvela semplice: a Barcellona un componente ha deciso di prendersi una pausa caldo-fredda, con un picco di temperatura che ha mandato tutto in tilt. Sublime, vero? Sembra la trama di un film d’azione sul trauma post-regolamenti, ma in realtà è solo F1 moderna.
Kimi prova a consolarsi con la solita frase di rito: certo che fa male fermarsi a soli tre giri dal traguardo, con una valanga di punti che se ne va. Però, datemi retta, succede a tutti, specie con norme così nuove e fantasiose. La ruota gira, e per chiudere in gloria, il ragazzo ammette candidamente di essere soddisfatto della gara e del modo in cui l’ha gestita. Complimenti, Kimi, davvero da manuale di come autoconsolarsi su qualcosa che poteva essere vittoria.
Non manca un tocco di autobiografia da Spielberg, circuito che non è certo un parco giochi per lui. Ricordiamo il primo test su una monoposto di F1 di due anni fa – che dolce nostalgia! – e l’epico incidente con Max Verstappen nel 2025, perché scontrarsi proprio con Max è come beccare l’ultimo cannibale in un buffet vegetariano.
Kimi, con la saggezza di chi ha preso qualche bel colpo: «Rispetto ad allora sono una persona diversa. Tutto serve per imparare.» Ammette anche che quel primo test – tra la neve, per giunta – sembra ora una puntata di quella serie TV forever in produzione chiamata “F1 e le sue disavventure”.
Ora, caro Kimi, ti tremano le gambe guardando la classifica, con Lewis Hamilton che ti sta subito dietro? Ovviamente no, perché questa storia è troppo agli inizi. Eppure non nasconde che giocarsi il Mondiale con un mostro sacro come Lewis sarebbe un bel salto nel buio, considerando che per lui è tutto completamente nuovo mentre per Hamilton è roba da veterano, roba da pochi intimi che sanno cosa fare.
Kimi ricorda bene il primo incontro con Hamilton, a Monza nel 2018, quando faceva il grid boy – perché mica si diventa piloti senza fare un po’ di gavetta, eh? Poi ha mostrato a Lewis una foto di allora dopo la sua prima vittoria di quest’anno in Cina, strappando un nostalgico “cavolo quanto tempo è passato, incredibile”. Cuore! Se non è romanticismo, cos’è?
Le vere rivali e la gestione del team
Chiacchiere sulle potenziali avversarie? La Ferrari è senza dubbio la nemesi principale, soprattutto dopo Barcellona, un tracciato che mette in bella mostra la potenza dei bolidi. Ma attenzione a non sottovalutare la Red Bull, che ha presentato un aggiornamento miracoloso con un calo di peso di ben 7 kg. Prestazioni “gratis” per un team che sa come mantenere le sue bocche da fuoco pronte a sparare. E la McLaren? Ah, quella sta lì, pronta a mordere le caviglie più avanti, diciamo che non è esattamente il terzo incomodo da ignorare.
Quando si parla di scontri interni al team, però, la faccenda si fa interessante. Kimi rivela che a un recente meeting Toto Wolff – aka il boss, il Team Principal – ha suggerito una cosa che sa tanto di imposizione: se dovessero trovarsi in situazioni simili a Barcellona, in cui la vittoria è appesa a un filo, potrebbe arrivare un ordine di scuderia. Tradotto? Niente lotte fratricide, soprattutto se uno dei due piloti ha mostrato un ritmo superiore. Tutto bellissimo per la competizione, no?
Tra sfide tecniche e piani futuri
Sta di fatto che Spielberg è una pista che Kimi definisce corta e piccola, ma non sottovalutabile. “Divertente”, dice lui, con una macchina che viene messa a dura prova. Frizione, motore, freni: non scherzano qui. L’altitudine di 700 metri aggiunge quel tocco in più di difficoltà, che sembra più un piccolo incentivo alla sofferenza celebrale.
Parlando di sviluppi, Kimi è quantomeno ottimista. Dopo qualche gara vedremo in pista aggiornamenti aerodinamici e meccanici, basati anche su suggerimenti portati da lui stesso. Ma, ovviamente, non conosce ancora i dettagli, perché “il team sta spingendo per portare avanti il lavoro”. Traduzione: promesse che ci piacciono sempre sentire, ma i fatti? Quelli si vedranno.
È impossibile non notare l’ingegno con cui certi personaggi riescono a far sembrare ovvie le tragedie. Seguendo il Mondiale di calcio? No, troppo impegnativo con orari insopportabili. Naturalmente, non perderà la finale, ma solo dopo aver fatto un salto a Spa, perché dedicarsi alle passioni non è da tutti.
Nei giorni scorsi lo abbiamo beccato a manovrare macchinine radiocomandate: un’attività per gente con le idee chiare e un sacco di tempo libero. Si è divertito? “Molto”, perché ogni sessione lo migliora, come se fosse una gara di Formula 1 in miniatura. Ha fatto un “bel stint”, ma con occhi martoriati dalla velocità incurabile delle macchine. Ma che fatica chiudere gli occhi al momento giusto, altrimenti si finisce fuori pista, si sa.
Gli occhi bruciavano, facevano male – un dolore chiaramente sopportabile, niente di cui lamentarsi se si parla di roba seria come andare troppo forte per divertimento.
Alla domanda più seria sulla tragedia dei nove ragazzi coinvolti insieme nello stesso veicolo finito in un canale nel Milanese, con il bilancio tristemente noto di tre morti, la risposta è stata francamente imbarazzante: “Sinceramente no, lo apprendo adesso. Tutti sulla stessa auto?”. Sì, proprio così, undici persone o giù di lì a condividere la stessa sorte. Quando la realtà bussa, sembra sorprendere.
E cosa dire ai coetanei assetati di velocità? “Ho avuto un incidente anch’io (a San Marino, prima dell’inizio della stagione). Ero sobrio, non bevo mai, ma ho capito, sulla mia pelle, che andare forte per strada non serve a nulla ed è infinitamente più pericoloso che in pista”. Illuminante. Una lezione da manuale, a patto che qualcuno voglia davvero ascoltare.
“Se bevete, non guidate.” Un consiglio quasi rivoluzionario nel mondo della responsabilità sociale. “Meglio assicurarsi che almeno uno del gruppo sia sobrio.” Se questo sfugge, forse l’idea di prendere un taxi inizia a sembrare un’opzione meno remota.
E ancora, in un raro slancio di saggezza da veterano della strada: “In strada bisogna stare tranquilli, coscienti e rispettosi. La cosa peggiore è rovinare la vita a qualcun altro.” Sì, una verità lapalissiana, ma evidentemente non così ovvia per molti.
Infine, una perla di auto-celebrazione: “Quando esco con gli amici guido sempre io per tornare a casa.” Un eroe dei giorni nostri, insomma, che non solo guida, ma addirittura si assume la responsabilità di riportare tutti sani e salvi, come nei migliori film d’avventura minimalisti.



