Siena mette sotto accusa 13 ragazzini per un hobby che fa tanto ventennio e razzismo da manuale

Siena mette sotto accusa 13 ragazzini per un hobby che fa tanto ventennio e razzismo da manuale

In un momento in cui la virtù giovanile sembrava un lusso d’altri tempi, la Polizia di Stato di Siena si è superata denunciando ben 13 adolescenti. Non stiamo parlando di semplici trasgressori, ma di piccoli aspiranti nazisti e fascisti, detentori clandestini di armi, esperti in diffusione di materiale pedopornografico e apologia dell’odio razziale ed etnico. Insomma, il meglio della pulizia morale che si possa trovare nel Senese.

Un vero e proprio festival di illegalità minorile che ha richiesto l’intervento della Digos, la quale, con grande spirito di iniziativa e precisione, si è data da fare con perquisizioni e sequestri.

Tutti e 13 i soci dell’esclusivo club dell’illegalità abitano nel Senese. La brillante operazione, battezzata con il poeticissimo nome di “Format 18”, ha portato alla luce un universo giovanile decisamente poco incline al rispetto delle leggi più basilari e del buon senso.

Quando i minori diventano alfieri dell’odio e della clandestinità

Il quadro dipinto dalla Digos è di quelli che fanno riflettere – o almeno dovrebbero. Detenzione illegale di armi? Check. Propaganda delle peggiori ideologie totalitarie? Check. Diffusione di materiale che dovrebbe essere solo l’incubo di ogni società civile? Check. Una rassegna di comportamenti che farebbe impallidire anche i peggiori stereotipi delle gioventù bruciate.

Certo, uno potrebbe pensare che 13 ragazzi non facciano la rivoluzione, ma in un’Italia che si vanta di essere la culla della cultura e del diritto, vedere un simile manipolo di apprendisti stregoni dedicarsi con tanto zelo a simili nefandezze è uno splendido promemoria che forse qualcosa sta andando storto – anzi, ben storto.

La questione non si chiude con qualche perquisizione e sequestro: dietro queste gesti c’è una rete di ideali pericolosamente distorti, un malessere generazionale, o forse la semplice attrazione per il proibito, che è difficile da estirpare senza un serio lavoro educativo e sociale.

“Format 18”: un enigmatico nome per una realtà inquietante

Il nome “Format 18” scelto per questa operazione suona quasi come un codice esoterico, ma la sostanza è tragicamente realistica. Forse si tratta di un ironico riferimento all’età, o di un’oscura consacrazione a una mentalità che non ha nulla a che vedere con la spensieratezza tipica degli anni giovanili.

Se la società civile non sarà in grado di cogliere il messaggio dietro a questa inquietante lista di “reati”, e se le istituzioni non tradurranno il clamore delle perquisizioni in azioni concrete di prevenzione e rieducazione, potremo solo aspettarci che la prole non solo continui a giocare con il fuoco, ma che bruci anche il nostro futuro.

Benvenuti nel nuovo millennio, dove l’innocenza adolescenziale è stata sostituita da una manualistica del male in salsa locale. Complimenti alla Digos di Siena per l’indagine lampo, sperando che questa non resti un episodio isolato e che la giustizia, e forse anche un po’ di buonsenso, facciano finalmente il loro corso.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!