Giustizia alla milanese: croce e delizia tra condanne per l’Arco della Pace e la zuccherosa assoluzione per la farina sull’auto di Warhol

Giustizia alla milanese: croce e delizia tra condanne per l’Arco della Pace e la zuccherosa assoluzione per la farina sull’auto di Warhol

Il processo di primo grado a Milano contro undici impavidi attivisti del movimento ambientalista Ultima Generazione si è concluso con una sentenza da manuale dell’ambiguità. La giudice della quarta sezione penale, Mariapia Blanda, ha deciso di fare una distinzione quasi poetica tra i blitz contestati: per uno, condanne ben salde; per l’altro, un proscioglimento che puzza di indecisione più che di giustizia.

I difensori del manipolo di giovani, Gilberto Pagani e Daniela Torro, hanno forse ringraziato la dea bendata per una sentenza che, seppur non impeccabile, evita comunque il boia per uno dei due episodi incriminati.

Condanne salate per l’Arco della Pace

L’episodio più citato nel verdetto è quello del 15 novembre 2023, quando gli attivisti, armati di chissà quale nobile intento, hanno deciso di rinfrescare con vernice arancione i basamenti e alcune colonne dell’Arco della Pace. Per questo raffinato gesto di “arte contemporanea attivista”, la sentenza impone quattro mesi di reclusione. A far compagnia alla sentenza c’è pure la Soprintendenza per i beni culturali, che si è schierata come parte civile, forse preoccupata che qualcuno potesse scambiare il monumento per una tela da dipingere.

Assolti per il blitz “farinoso” alla Fabbrica del Vapore

Ora, apprendiamo con sommo stupore che il tribunale mostra un cuore tenero per i blitz meno “colorati”. Nel novembre 2022, negli spazi ovattati della Fabbrica del Vapore, i giovani prodigi della protesta avevano pensato bene di cospargere con sacchi di farina l’automobile firmata dal leggendario Andy Warhol, protagonista di una mostra temporanea. Qui, la vernice arancione è sostituita da una semplice farina, il che sembra aver fatto la differenza: assoluzione per “particolare tenuità del fatto”. Una formula elegante per dire che la farina, fortunatamente, non ha fatto danni permanenti, né strutturali, né forse neanche psicologici.

Un precedente milanese che fa sorridere

Non è la prima volta che Milano si ritrova a giudicare le brillanti trovate di Ultima Generazione. Nel giugno 2024, infatti, cinque attivisti erano stati dolcemente assolti per essersi incollati al basamento di una scultura di Umberto Boccioni esposta al Museo del ‘900. Un gesto certamente più tattile che distruttivo, a giudicare dall’assoluzione.

Questa sentenza sfaccettata racconta molto del labirinto giudiziario italiano quando si tratta di proteste climatiche: si vive un’altalena di condanne e assoluzioni, in un valzer giuridico che lascia perplessi anche gli osservatori più attenti. Pare che alla fine conti più il materiale usato o l’opera attaccata che la spettacolarità del gesto.

Insomma, per chi volesse protestare rimanendo nei limiti della “tenuità”, la farina sembra il nuovo must. Un abbraccio farinoso all’arte, dunque, mentre la vernice arancione resta roba da condanna. Ah, la giustizia italiana, un capolavoro di contraddizioni degno di un’installazione d’avanguardia.

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