«Il direttore tecnico della nazionale di atletica, Antonio Latorre, mi ha appena comunicato che non farò parte della squadra che parteciperà agli Europei a Birmingham». Questa è stata la brillante dichiarazione al telefono di Alex Schwazer, l’astuto marciatore che, a soli 41 anni, ha fissato il nuovo record italiano nella maratona di marcia. Come se stabilire un primato nazionale non bastasse, ora si becca anche la porta in faccia. Ovviamente, cerca di mantenere la calma, quasi a volerci far credere che l’amarezza sia un dettaglio trascurabile.
«Non voglio polemizzare», spiega Schwazer, quasi come se annunciasse un disinteresse per una notizia che, magari, per il resto del mondo potrebbe sembrare un po’ più interessante. Secondo Latorre, infatti, la federazione ha deciso di portare soltanto i primi tre italiani classificati alla Coppa del Mondo. Una scelta “rispettabilissima”, aggiunge Schwazer con il garbo di chi sta addirittura accettando una sentenza ingiusta.
E per fortuna che decide comunque di proseguire a marciare, perché altrimenti uno potrebbe pensare che la delusione l’abbia fermato. Pare proprio così: niente drammi, niente recriminazioni, solo la solidità di un’etica sportiva alla quale pochi credono, ma Schwazer dimostra che il record e l’esclusione possono tranquillamente convivere. Commovente, non c’è che dire.
Il mistero della “selezione limpida”
Il curioso meccanismo di selezione che ha “deciso” di ignorare il record italiano promette scintille. Praticamente, gli unici meritevoli sono i primi tre classificati alla Coppa del Mondo, perché evidentemente il valore di un atleta si misura solo da una classifica e non da risultati fuori dall’ordinario, come un primato nazionale. Trasparenza? Altruismo? No, solo la solita giustizia sportiva di cui tutti parlano ma che nessuno sembra nemmeno vedere.
Chissà se Schwazer avrà il coraggio di continuare a marciare, o se questa ennesima annata di bagarre politica nasconda un malcelato, sotterraneo disamore per un campione giovane solo nell’anima, ma decisamente vecchio nelle decisioni degli altri. Per ora, le marce proseguono, ma dalla panchina il sapore della beffa è dolceamaro e difficilmente nascosto.



