Inquilini di case popolari costretti a traslochi forzati: Lulli e Porpora segnano l’ennesimo capitolo di un’epoca da incubo

Inquilini di case popolari costretti a traslochi forzati: Lulli e Porpora segnano l’ennesimo capitolo di un’epoca da incubo
Aler di via Lulli e via Porpora devono traslocare. Eh già, quegli edifici stanno per essere ristrutturati, quindi diciamo addio alla stabilità abitativa di 160 famiglie — per la maggior parte anziani — tutte rigorosamente in regola con il pagamento dell’affitto. Peccato che questa rivoluzione immobiliare arrivi senza un apparente piano condiviso. A segnalarlo è la consigliera regionale del Partito Democratico, Carmela Rozza, la quale martedì scorso ha osato proporre una mozione per un trasferimento organizzato e condiviso. Mozione? Bocciata in aula, naturalmente.

I numeri? Finalmente possiamo parlare di civici precisi: il 30 e 30bis di via Lulli e dal 43 al 47 di via Porpora. Curioso constatare che a pochi metri da questi civici bistrattati ci sarebbero, udite udite, degli alloggi vuoti. Con una dose di realismo disarmante, Rozza ha chiesto che i trasferimenti siano concordati con i sindacati degli inquilini, che Aler paghi il trasloco e che tutti possano, se lo desiderano, rientrare dopo i lavori. Fantascienza, a quanto pare.

Tuttavia, come in ogni commedia tragica che si rispetti, ecco arrivare le rassicurazioni… solo a voce. L’assessore alla casa, Paolo Franco, ha garantito a parole, ma con tutto il centrodestra schierato ha rifiutato di mettere qualsiasi impegno nero su bianco. In fondo, chi ha bisogno di certezze scritte quando si può giocare sulla pelle delle persone?

Rozza spiega che non esiste alcun accordo con i sindacati e che, ovviamente, la preoccupazione delle famiglie coinvolte è enorme. Aler, nel frattempo, si prodiga in incontri individuali rassicuranti ma ingannevoli: “in zona non ci sarebbero alloggi liberi”. Peccato che, secondo Rozza, alloggi ce ne sarebbero eccome, peccato solo che siano destinati alla “valorizzazione”, vale a dire pronti per essere venduti, non affittati — roba da far girare la testa per l’astuzia mista a crudeltà.

La conclusione, degna di ogni tragedia politica italiana, è affidata ancora a Carmela Rozza, la quale sottolinea come «la Regione una volta di più lascia in balia del destino quei cittadini cui dovrebbe invece offrire protezione e sostegno». Insomma, se vuoi stare al sicuro nelle case che paghi regolarmente, meglio non contarci troppo. Il rinnovamento urbano con prepotenza e senza scrupoli è la nuova normalità benedetta dalla politica locale.

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