Ma non finisce qui. Sempre da questa sceneggiatura degna di Kafka spunta Andrea Butti, responsabile dell’Ufficio Competizioni della Lega Serie A, ascoltato in procura per ben tre ore come persona “informata sui fatti”. Ovvero, qualcuno che forse sa qualcosa, ma giura di non sapere niente, tipico metodo olimpico per sfuggire all’impiccio.
Il pm Maurizio Ascione, non proprio uno che si fa prendere dalla nostalgia estiva, sta collaborando con la Guardia di Finanza in una inchiesta che profuma di scandalo a tinte fosche. Tutto riguarda le «pretese» – parola carica di dolcezza – dei club per ottenere designazioni arbitrali più favorevoli, un segreto di Pulcinella che finalmente qualcuno ha deciso di indagare per davvero.
Nel mezzo del polverone, spunta anche Giorgio Schenone, mister Club Referee Manager dell’Inter, stranamente non indagato. Un ruolo così affascinante e delicato che probabilmente nessuno ha mai pensato di mettere sotto la lente, anche se sarebbe stato piuttosto utile per completare il puzzle di questo teatro dell’assurdo.
Andrea Butti, un curriculum mica da ridere: da dirigente dell’Inter dal 2002 al 2013, con incarichi che vanno dal capo ufficio stampa al team manager della prima squadra, dal 2019 si fregia del titolo di head of competitions and operations della Lega Serie A. Insomma, uno che conosce a memoria tutti i segreti più nascosti – perlomeno così si dice, ma magari è anche solo la voce del campionato.
Un intreccio di nomi e sospetti da far impallidire qualsiasi serie tv
Sembra proprio che il sacro mondo dell’arbitraggio non sia immune dalle membership esclusive di potere e favoritismi, quelle stesse che fanno tanto discutere nel calcio moderno. Il problema? Che queste cosiddette “pretese” – diciamolo francamente, ma quanto sono comode le “pretese”? – non riguarderebbero solo qualche capriccio da spogliatoio, ma vere e proprie pressioni organizzate che coinvolgerebbero dirigenti e addetti ai lavori in una trama di relazioni, amicizie e interessi che lasciano il tifoso a bocca aperta e con voglia di popcorn.
Questa indagine, per quanto inevitabilmente a tinte fosche, potrebbe essere la scintilla per una rivoluzione che cambia finalmente le regole del gioco. O forse no, e resterà tutto come sempre: un gioco di prestigio, dove il sacro arbitraggio si mescola col sacro business, lasciando i tifosi a chiedersi se davvero tutti gli sforzi, le passioni e i sudori valgano qualcosa laddove i favoritismi comandano.



