Milano sforna un’altra arena del rock perché ce n’erano proprio pochissime e Ligabue fa da apripista al tempio sacro di Santa Giulia

Milano sforna un’altra arena del rock perché ce n’erano proprio pochissime e Ligabue fa da apripista al tempio sacro di Santa Giulia

Milano si regala un nuovo monumento alla sua già folta collezione di vetrine architettoniche e culturali. Stanotte si sono finalmente accese le luci sull’Unipol Dome, la nuova arena multifunzionale nel quartiere Santa Giulia. Dopo aver fatto da sfondo alle sfarzose battaglie olimpiche sul ghiaccio, ora questa meraviglia è ufficialmente il tempio della musica dal vivo internazionale. E per celebrare l’evento, chiamato con tutta la modestia possibile “La prima notte – Music opening ceremony”, non poteva mancare il protagonista supremo del rock italiano, Luciano Ligabue: il concerto era già tutto esaurito mesi fa, perché non vorrete mica perdervelo, no?

Nel tardo pomeriggio, la solennità dell’inaugurazione ufficiale ha trovato il suo apice nel taglio del nastro, atto che ha sancito il passaggio dall’arena olimpica a teatro operativo permanente del divertimento. In platea, gli illustri signori: Klaus-Peter Schulenberg, amministratore delegato di Cts Eventim (fortunati proprietari dell’arena), e Carlo Cimbri, presidente di Unipol. Fra gli ospiti di riguardo, non potevano mancare il sindaco di Milano, Beppe Sala, il presidente della regione Lombardia, Attilio Fontana, e il ministrissimo del Turismo, Gianmarco Mazzi. Oltre a tutti loro, la vera star al taglio è stato proprio Ligabue.

Beppe Sala non ha lesinato parole d’effetto:

“Questo è un luogo che impareremo a conoscere nei prossimi anni. L’Arena incarna ciò che vogliamo per Milano: un progetto dal respiro internazionale. Non è solo l’evoluzione di una città, ma di quartieri nell’anima. La zona sud di Milano sarà la vera frontiera dello sviluppo urbano futuro.”

Numeri e architettura: l’epicentro del design ecosostenibile

L’Unipol Dome non è un semplice palazzetto, ma un cocktail perfetto di rigenerazione urbana e avanguardia tecnica. Stiamo parlando della più grande arena indoor italiana, con una capienza da far impallidire chiunque: ben 16mila spettatori. Non un’arena qualunque, ma un capolavoro firmato dai mostri sacri del design, David Chipperfield e Arup, che hanno pensato a tre anelli metallici sospesi che sembrano quasi volare, illuminati da un sistema a LED che trasforma il tutto in uno spettacolo notturno di luci degno di una discoteca vip.

Se pensavate che fosse finita qui, vi sbagliavate: il gioiello è alimentato da un impianto fotovoltaico da 2,2 MW, uno tra i più grandi della città. Capace di tirar fuori circa 2,5 GWh all’anno, come dire: tanto per non sfigurare con la coscienza ecologica, giusto un filino di sostenibilità.

Dentro l’arena: perfezione, tecnologia e backstage iperveloce

L’Unipol Dome non lascia niente al caso: ogni singolo spettatore gode di una visuale impeccabile, con una distanza massima dal palco da far invidia a teatri ben più piccoli, massimo 100 metri. Una compattezza tale che lo si potrebbe quasi chiamare “arena pocket”. Per dare un’idea, il palco usato da Ligabue questa sera è esattamente lo stesso che l’artista userà nel suo imperdibile show a San Siro. Questo significa che parliamo di un luogo capace di ospitare tranquillamente tournée internazionali di alto lignaggio, senza dover nascondere l’ombra del palco dietro ai tendaggi mal montati.

Ma la vera chicca tecnica è il soffitto dell’arena, progettato per appendere qualsiasi tipo di oggetto scenico o scenografia, come un megalo giocattolo per adulti. Questo permette un cambio set fulmineo: subito dopo Ligabue, infatti, i tecnici sono già pronti a spostare tutto per far spazio al palco di Annalisa, che calcherà il palco nei prossimi giorni. Niente pause, solo azione e adrenalina. L’obiettivo? Arrivare a ospitare 150 eventi l’anno, giusto per tenere tutti adeguatamente storditi.

Skybox, hospitality e ristorazione: lusso a portata di mano

Non si può parlare di un’arena internazionale senza coccolare i vip e gli amanti del comfort. L’area hospitality è pensata per accogliere fino a 2mila persone, con diverse skybox che sfoggiano un design curato fin nei minimi dettagli. Queste vengono accompagnate dalle cosiddette Dome Club, un curioso ibrido tra skybox privata e posto numerato. Alcuni spazi sono già stati incautamente comprati da grandi aziende ansiose di esibire il proprio logo, ma ci sono ancora zone libere per chi non vuole essere da meno.

Per chi invece vuole sentirsi a casa anche a 30 metri d’altezza, al terzo piano si trova un ristorante con una capienza che arriva fino a 500 persone. Perfetto per rimpinzarsi con un menù degno di nota prima o dopo il concerto, o per organizzare eventi aziendali che siano degni di un premio Oscar per lo spreco.

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