Ormai basta ghiaccio, adesso ci si balla sopra. L’Arena Santa Giulia ha deciso di abbandonare i pattini per lanciarsi in una rappresentazione spettacolare degna di Broadway, o quasi. Ecco spuntare un palco lungo 20 metri incorniciato da 500 palloncini luminosi e tre maxi ledwall, sul quale Luciano Ligabue si è preso la scena con la pretesa di inaugurare l’Unipol Dome come nuovo tempio della musica. Poco dopo le 21 di quel mercoledì sera, le prime note di “Ballando sul mondo” hanno mandato in crisi la pista, trasformando lo stadio del ghiaccio usato alle Olimpiadi in un’arena di luci, suoni e facili retoriche.
Sul gigantesco schermo alle spalle di Ligabue, il globo terrestre si faceva vedere accompagnato dalle immagini di guerre e scenari di attualità, nel tentativo – davvero toccante – di dare profondità e spessore al concerto. Poi è arrivato il momento “di ballare sul mondo”, come se la musica italiana avesse improvvisamente trovato rifugio di fronte a crisi epocali. Insomma, l’Unipol Dome mette da parte il pattinaggio per trasformarsi in un buon vecchio palco da rockstar, accogliendo 16mila spettatori con la promessa che questa “nuova location” diventerà un punto di riferimento, forse anche al di fuori dei confini nazionali. Ah, che ambizioni!
Luciano Ligabue ha scelto subito il modo migliore per celebrare il suo ingresso solenne, salutando un pubblico già infervorato e assicurando che tutti si porteranno a casa “un gran bel souvenir”. Non specificato se fosse un ricordo musicale, un sospiro di sollievo o solo una gran confusione di luci colorate.
Il concerto è durato quasi due ore e mezza, un maratona no-stop tra ritornelli martellanti e scenografie ipnotiche che hanno fatto rimbalzare suoni e colori tra i tre anelli dell’arena. Si è partiti con l’energia da stadio di “Balliamo sul mondo” per poi virare verso atmosfere più malinconiche come quelle di “Ti sento”. Insomma, la solita rollercoaster emotiva in salsa rock italiana.
Ospiti a sorpresa, amici storici e qualche chicca
Per accompagnare Ligabue sul palco, niente meno che la fedelissima crew dei musicisti di una vita: i chitarristi Fede Poggipollini, Max Cottafavi, Mel Previte, Niccolò Bossini, insieme a Luciano Luisi alle tastiere, Davide Pezzin al basso e Lenny Ligabue alla batteria. Chi meglio di loro poteva accompagnare uno show così… epocale?
E perché non aggiungere un po’ di pepe con ospiti a sorpresa? Sul palco sono apparsi nomi altisonanti come Giuliano Sangiorgi, che ha duettato con Ligabue su “Vivo Morto o X”, Luca Carboni con il suo “Sogni di Rock’n’Roll”, e Emma, che si è prestata a una versione a due di “Quella che non sei”. Insomma, un’operazione nostalgia con un pizzico di marketing, senza dimenticare l’effetto ‘wow’ garantito per un pubblico incantato.
Il brano inedito e l’accorata denuncia contro la violenza
Ovviamente non poteva mancare la parte tragica per dare un senso di profondità al concerto. Ligabue ha commosso (o almeno ci ha provato) il pubblico cantando un pezzo totalmente inedito, “Nessuno è di qualcuno”, presentato per la prima volta proprio in questa cornice favolosa. Per chi si fosse distratto, si parla di violenza contro le donne, perché nulla grida più “rockstar impegnata” di una canzone contro la violenza di genere.
Ligabue ha sparato qualche numero da brivido, tipo “Una donna su tre in Italia ha subito aggressioni di vario tipo”, dando così corpo a un testo che vuole essere un manifesto e un richiamo alla sensibilità di tutti. Prima della canzone, sullo schermo è apparso un video con volti noti dello spettacolo, uomini compresi, che si proclamano testimoni contro la violenza. Come dire: la solita parata morale accompagnata da immagini commoventi, per essere sicuri che nessuno possa dire di non aver visto o capito.
Ecco un assaggio del testo, che suona più come un monito che una hit estiva: “La tua parola contro la sua. Solo un caso tra troppi altri. Nessuno era lì al posto tuo. Ma intanto parlano, spiegano. Sei ancora tu. Sei rimasta tu”. Eh già, tocchiamo corde profonde con queste rime.
Come se non bastasse, sul palco è salita anche Fiorella Mannoia che ha annunciato la quarta edizione di “Una, nessuna, centomila”, manifestazione che il 21 settembre 2026 all’Arena di Verona radunerà ancora una volta voci femminili della musica per raccogliere fondi a favore di centri antiviolenza. Un appuntamento imperdibile, insomma, per chi ama le grandi occasioni di marketing solidale.
La cantante ha sottolineato con enfasi come Ligabue abbia donato questa canzone alla sua fondazione, perché “nessuno è padrone di nessuno”. Ha richiesto “un nuovo passo culturale” e soprattutto “il supporto degli uomini”, ribadendo che non si tratta di una guerra tra sessi ma di una battaglia collettiva da combattere. Un messaggio angelico per un mondo imperfetto, confezionato e consegnato con grande serietà sul palco icona della musica italiana.
La chiusura e il gran finale
Quando le luci si sono spente sul finale di “Tra palco e realtà”, qualcuno pensa fosse finita lì. Invece no: dopo applausi scroscianti e richieste di bis, la festa è continuata, confermando che questa nuova arena ha tutte le carte in regola per essere il miglior palco per chi vuole, tra un giro di note e l’altro, farsi una robusta dose di emozioni, coinvolgendo pubblico e addetti ai lavori in un gioco di luce, suono e, perché no, retorica un po’ scontata ma sempre efficace.
La band ha fatto ritorno sul palco per cantare a squarciagola contro il cielo, perché alcune notti, evidentemente, non si possono proprio spegnere. E così è stato, con un repertorio che ha deliziato il pubblico milanese e che ha persino raggiunto il culmine della sorpresa: una proposta di matrimonio proprio sotto il palco. Niente di meno banale.
Alla fine dello show, come da tradizione immortale, l’attacco è stato affidato al classico intramontabile del 1995. Ovviamente, la serata si è chiusa sulle note di “Certe Notti”. Sarebbe interessante sapere se quella di mercoledì sarà una delle notti “indimenticabili” di cui tanto si parla, ma a Milano di eventi così ce ne sono a centinaia. Comunque, grazie per l’entusiasmo.
Una scaletta che fa cantare, piangere e forse riflettere
Ecco il meraviglioso elenco dei brani che hanno animato questa serata di emozioni e di quei cliché musicali che amiamo tanto definire “indimenticabili”. Se vi state chiedendo come si è strutturato lo show, non temete, eccovi serviti:
1 – Balliamo sul mondo
2 – Marlon Brando è sempre lui
3 – Sarà un bel souvenir
4 – Ti sento
5 – L’odore del sesso
6 – Vivo morto o Xospite Giuliano Sangiorgi
7 – Voglio volere
8 – Lambrusco e pop corn
9 – I ragazzi sono in giro
10 – Una vita da mediano
11 – Nessuno è di qualcuno
12 – Eri bellissima
13 – Questa è la mia vita
14 – Sogni di r’n’r ospite Luca Carboni
15 – Sulla mia strada
16 – Non è tempo per noi
17 – Piccola stella senza cielo
18 – Leggero
19 – Quella che non sei duetto con Emma
20 – Happy hour
21 – Tra palco e realtà
22 – Urlando contro il cielo
23 – Certe notti
Una scaletta che tenta, con un certo pathos, di coprire tutti i grandi successi e di farci scivolare dall’intimità alla celebrazione collettiva. Non mancano certo gli ospiti, come Luca Carboni ed Emma, perché nulla dice “serata memorabile” come un paio di featuring di rito. Figurarsi poi il tocco romantico di una proposta di matrimonio, perché di sicuro era quello che il pubblico aspettava, proprio sotto il palco di un concerto rock.
Insomma, un ritorno che non si accontenta di essere solo un revival nostalgico ma che prova a ricreare la magia, il coinvolgimento, e forse quel tanto di cliché che dimentica l’originalità in favore della sicurezza del già visto e già sentito. Perché, si sa, certe notti non si possono spegnere – ma licenze poetiche a parte, ogni tanto si può anche riposare, no?



