Quando l’intelligenza artificiale decide di regalarci il vero volto di Anna Bolena perché la storia era troppo noiosa così com’era

Quando l’intelligenza artificiale decide di regalarci il vero volto di Anna Bolena perché la storia era troppo noiosa così com’era

Riuscire a riconoscere il volto di una donna misteriosa vissuta quasi cinquecento anni fa? Certo, perché con la magia dell’Intelligenza Artificiale tutto è possibile – o almeno così vogliono farci credere. Uno studio appena uscito su “npj Heritage Science”, firmato dalla storica Karen L. Davies e dal matematico esperto in AI Hassan Ugail, si lancia nell’impresa quasi epica di riscrivere l’identità di alcuni ritratti senza nome del rinomato pittore cinquecentesco Hans Holbein il Giovane. Loro sono convinti che, sorpresa sorpresa, un disegno attribuito da secoli alla mitica Anna Bolena in realtà raffiguri sua madre, Elizabeth Howard. E a proposito della seconda moglie di Enrico VIII, beh, un altro ritratto catalogato come “donna non identificata” sarebbe proprio lei. Non è straordinario come la tecnologia possa ribaltare intere storie se solo glielo permettiamo?

La gloriosa Anna Bolena, che conquistò il cuore infiammabile del re Tudor, madre della leggendaria Elisabetta I, ma ahimè decapitata nel 1536, continua ad alimentare misteri ancor più spinose del suo crudele destino. Già, tutti i suoi volti che conosciamo sono stati dipinti post mortem, donandole quell’alone di enigmatica bellezza che ha fatto sognare artisti e storici per secoli. Per giunta, nessun ritratto contemporaneo che possa essere un campo solido di confronto esiste. Questo lo conferma senza alcun ritegno la curatrice senior della National Portrait Gallery, Charlotte Bolland, che pure non parteggia per questa nuova teoria ma ammette il problema: “Non abbiamo un ritratto certo di lei da quando era in vita”.

I due disegni chiave della ricerca sono conservati nella prestigiosa Royal Collection Trust, un tesoro di opere firmate dal già nominato Holbein che conta 85 fogli. Con la solita modestia, gli autori ricordano che solo una trentina di queste opere sono collegabili con certezza a dipinti già noti. Il resto? Basato su iscrizioni settecentesche, quindi un tantino sospette e a loro dire poco affidabili. E così ecco che l’AI interviene come un supereroe digitale: confronta volti, sfrutta algoritmi di riconoscimento facciale computazionale e scopre, oh sorpresa, somiglianze genetiche tra i soggetti. Ne consegue che non tutto ciò che pensavamo di sapere è vero, e soprattutto che Anna Bolena in quel ritratto appare con capelli chiari e un formidabile doppio mento, invece di essere la graziosa fanciulla dai capelli corvini, snella e dal collo sottile descritta da sapienti cortigiani dell’epoca.

Quando l’arte diventa un gioco di specchi digitale

Diciamocelo, il povero Holbein il Giovane, autore del glorioso (e ormai perduto) ritratto di Enrico VIII, aveva legami strettissimi con la famiglia Tudor. Nato ad Augusta nel 1497, cresciuto a Basilea, approdò in Inghilterra nel 1526 in cerca di gloria e commesse regali. Qui divenne il ritrattista di corte, sotto la protezione di figure storiche tipo Oliver Cromwell – sì, proprio lui – e la stessa Anna Bolena. Morì nel 1543 ma la sua produzione rimane un mistero in parte impenetrabile, soprattutto per quanto riguarda l’identità di chi si porta sulle tele.

Naturalmente, non mancano le voci dissonanti che sostengono che gli attributi classici siano corretti e che Anna Bolena sia effettivamente ritratta da qualche parte in questa collezione. Ma ecco arrivare il deus ex machina dell’era moderna: il riconoscimento facciale. Potrà mai un freddo algoritmo risolvere un dibattito umano vecchio secoli, ignorando cartellini, supposizioni e pregiudizi? Qualcuno si illude che sì, mentre il resto di noi sorride al solito teatrino dove la tecnologia fa il passo più lungo della gamba.

In fondo, c’è qualcosa di poetico nel fatto che la vera immagine di una donna così enigmatica e controversa possa essere tirata fuori da un sistema informatico, lontano dalle mani pasticcione di storici e collezionisti che hanno trasformato la storia in un gioco di identità mutevoli. Da qui forse la vera domanda: quanto possiamo davvero fidarci di una “verità” suggerita da un algoritmo quando quella umana è già così labile e contraddittoria?

Mettetevi comodi, perché questa è una di quelle storie che uniscono la maestosità del Rinascimento con la meraviglia futuristica dell’intelligenza artificiale: niente meno che un tentativo di “raddrizzare” il ritratto della sventurata Anna Bolena grazie al supporto di un computer che non si stanca mai di guardare quadri polverosi.

Il tutto nasce dall’idea brillante (o dalla disperazione vana, scegliete voi) di prendere tutte le copie digitali dei ritratti di Hans Holbein, il pittore ufficiale della corte Tudor, e di metterle a confronto una per una con algoritmi che non hanno altro da fare che trovare similitudini facciali. L’obiettivo? Stabilire quale ritratto rappresenti veramente la regina maledetta di cui conosciamo più i misteri che i lineamenti.

Il software, con la sua spietata precisione matematica, assegna una percentuale di “clustering”, un termine fantasmagorico che in sostanza indica quanto due volti siano simili tra loro. Se la percentuale è alta, probabilmente abbiamo davanti lo stesso soggetto o almeno un parente stretto. Di qui la sorpresa: alcuni ritratti finora attribuiti alla stessa Anna Bolena potrebbero ritrarre in realtà sua madre, giustificando così quell’arcano sovrapporsi di lineamenti.

Se finora tutto ciò suonava come una delle tante teorie da salotto, la sorprendente svolta tecnica è merito di una collaborazione tutta made in Regno Unito tra la storica indipendente e scrittrice di romanzi Karen L. Davies e il professor Hassan Ugail, luminare dell’informatica presso l’Università di Bradford. Il professore ha fornito quel quid tecnologico che dà una parvenza di rigore scientifico a un’indagine più che altro affascinante e provocatoria.

Naturalmente, come ogni bel mistero degno di questo nome, i nostri non vogliono certo chiudere il dibattito con un “caso risolto”. Piuttosto, invitano tutti a prendere questo risultato come un punto di partenza, una specie di “alza la mano se vuoi ridisegnare la storia dell’arte con il computer”.

Questa piccola rivoluzione digitale apre così il sipario su un dialogo rinnovato tra la tradizionale glorificazione della pittura rinascimentale e l’avanguardia dell’intelligenza artificiale. Un abbraccio tra passato e futuro con tanto di risate amare e sospiri stupefatti per chi ancora crede che la storia dell’arte sia immutabile e sacra come un santuario.

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