Non c’è niente di impossibile, solo un problema da affrontare con “metodo e responsabilità”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, commenta con una modestia da premio Nobel i dati del ‘Rapporto Sussidiarietà e Salute’ appena sfornato dalla Fondazione per la Sussidiarietà. In sintesi: la sanità lombarda non solo tiene il passo, ma accelera come se stesse partecipando a una maratona, mentre il resto del sistema nazionale pare ancora alle prese con le scuse più che con le soluzioni, a partire da quella piccola e insignificante questione dei medici di base.
Per quanto riguarda le liste d’attesa, che immancabilmente campeggiano come tema scottante, Fontana non si limita a raccontare favole. Dice, dati alla mano, che le prestazioni urgenti sono salite del 21% e quelle differibili dell’11%. Un trionfo, vero?
Il governatore non si ferma qui e ci spiega candidamente che questi numeri non sono frutto di una magia divina, bensì il risultato di una “precisa assunzione di responsabilità” e di un “coordinamento più integrato del sistema” orchestrato dalla sua celeberrima cabina di regia. Per chi non lo sapesse, una cabina di regia è quella stanza segreta dove si tirano le fila e, si spera, si risolvono i problemi. Se tutto va bene.
La miracolosa ascesa del Cup Unico
La parola d’ordine è “trasparenza”, com’è giusto che sia quando si vuole sembrare efficienti. La frammentazione tra le varie strutture sanitarie si combatte con il Cup unico (Centro unico di prenotazione), che con nonchalance ha già messo in rete oltre il 53% delle prestazioni complessive. Una vera rivoluzione, se non fosse che questo strumento servirebbe a far vedere all’intera regione cosa offre la sanità, così da gestire i pazienti e correggere all’istante le mille magagne della burocrazia.
L’allarme silenzioso: la tragedia dei medici di base
Naturalmente, non può mancare il momento drammatico del “dobbiamo salvare la medicina di territorio”. Fontana getta la maschera e riconosce l’inevitabile: la scarsità dei medici di famiglia è già qui, bella che arrivata. La medicina di base rischia di diventare un ricordo, un po’ come il famoso “welfare” invocato in tempi migliori.
Il presidente ci racconta, con tono quasi paterno, che bisogna attrarre i giovani verso questa “professione”, non solo con aumenti di stipendio, ma anche garantendo una qualità del lavoro che non gli faccia desiderare di scappare all’estero o di cambiare mestiere. Ma certo, quale giovane non sogna un lavoro che sia “integrato nei servizi” e avvolto nello splendore della burocrazia?
Un metodo “industriale” per la salute
Per concludere, Fontana tira fuori la carta della collaborazione nazionale, quella che dovrebbe superare i colori politici – immaginate la semplicità con cui lo chiede, come se bastasse un click – per garantire cure rapide ed eque a tutti. La strategia lombarda per i mesi a venire? Un metodo quasi “industriale”: misurare, intervenire, correggere, migliorare. Una catena di montaggio per la salute, insomma. Per noi comuni mortali, speriamo solo che funzioni meglio di una vera fabbrica.



