Quando le Forze Armate giocano a fare i boscaioli in piazza d’Armi con le ruspe in azione

Quando le Forze Armate giocano a fare i boscaioli in piazza d’Armi con le ruspe in azione

Qualcuno si è mai chiesto cosa stia realmente accadendo in Piazza d’Armi, l’imponente area di 424mila metri quadrati destinata – almeno sulla carta – a diventare uno dei parchi pubblici più estesi di Milano? Per non parlare dei favolosi 1.700 nuovi appartamenti previsti, con ben 700 unità a canone calmierato. Un vero piccolo paradiso urbano, si direbbe, se solo non ci fossero quei noiosi residenti e comitati che, da anni, si arrovellano nel tentativo di difendere quel poco di verde rimasto, come Le Giardiniere e il Coordinamento tutela verde cintura urbana di Milano Parco Ovest.

E qui entriamo nella parte divertente: le ruspe hanno deciso di darsi da fare, scatenandosi nel sottobosco e nella vegetazione spontanea come bambini che scatenano un dramma in un negozio di cristalli. Ma, attenzione, l’area è un’ex zona militare — quindi tutto rimane molto misterioso e intrigante. Il Comune di Milano, interrogato dai più curiosi, ha sbrigativamente attribuito l’operazione al Genio Militare, suggerendo la presenza di chissà quali “materiali potenzialmente esplodenti”, richiamando alla memoria un episodio simile capitato a marzo.

Ironia della sorte, la Difesa ha prontamente puntualizzato di aver passato la patata bollente al Demanio dal lontano 2015, lasciando a Invimit, la società statale che gestisce l’area, il compito di occuparsi dei lavori. E Invimit, con la faccia tosta degna di un teatro dell’assurdo, parla di “attività manutentive ordinarie”. Perché si sa, distruggere un bosco è ormai una normale manutenzione.

Il Vincolo Ministeriale e la Teoria del Parco

L’ennesima perla di questa tragicommedia è un vincolo ministeriale del 2020, addirittura integrato nel 2025, che ordina tassativamente di proteggere questa porzione di natura urbana, definita come un “importante processo di rinaturalizzazione botanica e faunistica”. Ma cosa fa Invimit? Taglia e sradica, a giudicare dalle tante segnalazioni documentate con video e fotografie da parte dei comitati. La domanda sorge spontanea: questo scempio è perfettamente “compatibile” con il vincolo che dovrebbe difendere l’ecosistema? Ovviamente nessuno può rispondere con certezza, perché i carabinieri forestali sono appena intervenuti e gli accertamenti sono in corso, ma si sa, le buone notizie si diffondono più lentamente della vegetazione sotto le ruspe.

Un Progetto di Riqualificazione da Sogno (o Incubo?)

Il piano di riqualificazione, in tutta la sua magnificenza, prevede che oltre agli edifici nuovi ai margini si conservi il cuore della zona come bosco (teoricamente). Ma come dicevano i saggi latini, “tra teoria e pratica c’è di mezzo il mare”. Al progetto si aggiungono anche un campo da polo, giardini tematici e altre strutture sportive, perché niente dice “rispetto per la natura” come un sport elitario con cavalli a quattro zampe.

Enrico Fedrighini, consigliere comunale del gruppo misto, osserva con l’occhio vigile di chi sa che il silenzio è spesso complice: 

“Il silenzio è la cosa che sorprende di più. Come in tante altre vicende urbanistiche spinose, la strategia è il classico non vedo, non sento, non parlo. Però la riqualificazione deve rigorosamente rispettare il vincolo esistente. Questo scempio va fermato, a tutela di un ecosistema unico nel panorama cittadino.”

Ecco, quindi il cuore pulsante di Milano: tra comitati in allarme, ruspe impazzite e amnesie istituzionali, una favola tragica in cui la natura fa la sua ultima, triste apparizione prima di cedere il posto a nuovi appartamenti e campi da polo. Ma non preoccupatevi, tutto avverrà nel più rigoroso silenzio e nel massimo rispetto delle “norme” – quelle norme che, come sempre, si piegano come lo zucchero nell’acqua bollente del profitto edilizio.

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