Quando la violenza diventa un souvenir: i segni indelebili sul volto di chi ha sopportato troppo

Quando la violenza diventa un souvenir: i segni indelebili sul volto di chi ha sopportato troppo

Alla fine la giustizia ha deciso: Alireza Roodsari, l’imprenditore iraniano e ex partner della signora avvocato Solange Marchignoli, è stato condannato a quattro anni di carcere. Per chi si aspettava un finale da soap opera, ecco qui il giudizio ufficiale. Nel frattempo, la famiglia di Marchignoli riceverà ventimila euro di provvisionale più un risarcimento di 2.500 euro per ciascuno dei figli. Giusto premio di consolazione per la sofferenza.

Sì, avete capito bene: la signora avvocato, famosa per rappresentare personaggi sopra le righe come Nina Moric e Azouz Marzouk, ha deciso finalmente di spalancare il sipario su questa tragicommedia giudiziaria. E naturalmente, il colpo di scena è il protagonista che si definisce “non un criminale” e si dissocia con vigore dalle accuse di violenza che, a suo dire, sono pura frutta della fantasia (magari con qualche effetto speciale da reality tv).

Alireza Roodsari si è alzato in aula per le sue dichiarazioni spontanee, per nulla intimidito dal verdetto: “Mi hanno dipinto come una persona violenta, ma non è così, non sono come la Pifferi che si parla per mesi sui giornali e in tv”. Ovviamente, perché lui sarebbe l’eroe innocente della situazione. Chi andrà mai a credere alle accuse di Solange Marchignoli?

L’imprenditore ha raccontato il “terribile” episodio avvenuto a Dubai, dove i due sembrano essersi concessi una vacanza post-operatoria (lei, non si sa se con il bisturi o con le parole). “Lei è caduta a terra per colpa delle aggressioni che lei stessa ha fatto a me. Io, da galantuomo, ho deciso di lasciare la stanza per de-escalare la situazione. Il problema è che a terra, proprio nella doccia, c’era il marmo e lei è scivolata sul pavimento bagnato. Ho sentito il tonfo, sono corso subito da lei e mi sono preso cura della sua salute”. Quindi, secondo lui, la responsabilità della caduta sarebbe tutta della malcapitata, colpevole di averlo aggredito. Roba da far invidia a certi film noir.

Ovviamente, non poteva mancare il classico riferimento al referto medico, che non poteva che confermare una “frattura sulla parte superiore dell’attaccatura dei denti”. Nel mezzo di questa epopea da far accapponare la pelle, Roodsari ha dichiarato di aver interrotto la relazione perché, chissà come mai, si stava ricordando “di tutte le cose negative e cattive successe in due anni”. Qualcuno dica a questo gentiluomo che a volte le relazioni tossiche nascono proprio così: con una sequenza infinita di maltrattamenti e carte bollate.

Una sconfitta da incorniciare

Fuori dall’aula del Tribunale, Solange Marchignoli ha commentato con la sobrietà che la contraddistingue (e qualche pizzico di amarezza la si legge tra le righe): “Il massimo trionfo della giustizia oggi equivale per me a una grande sconfitta personale. Sono stata inchiodata dalla verità che non è arrivata, perché l’ultimo momento utile per un gesto di onestà — una semplice scusa — è stato sprecato. Sarebbe bastato riconoscere qualche colpa per chiudere questa faccenda”. Ma dato che ci troviamo in un tribunale e non in un’aula di scuola materna, la sincerità è merce rara e le scuse un lusso ancora più grande.

“Si è difeso come ha potuto”, continua la signora avvocato, “mentre io porto ancora i segni visibili della sua violenza sul volto”. Al di là dell’aula, fuori dalla formalità dei codici e dei processi, questa storia lascia dietro di sé uno strascico di dolore che nessuna sentenza – né risarcimento in euro – potrà davvero sanare.

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