Che sorpresa! La stella a tre punte di Mercedes-Benz, simbolo di lusso e guida elegante, ora si mette a girare anche nel mondo delle armi anti-drone. Eh sì, la celebre casa automobilistica tedesca ha deciso di stringere un patto con la startup Tytan Technologies per produrre veicoli anti-drone, entrando ufficialmente nel pittoresco universo della difesa. Finalmente l’industria automobilistica trova un nuovo hobbie, giusto in tempo per quando vendere auto diventa un’impresa titanica.
L’epica firma del memorandum d’intesa è avvenuta durante l’ILA 2026, la così detta Esposizione Internazionale Aereospaziale — una fiera dove a quanto pare il futuro delle vetture passa per le pistole tecnologiche. Il progetto prevede di costruire veicoli per un sistema di difesa aerea mobile, destinati a colpire quei fastidiosi piccoli droni che oramai infestano il cielo.
Naturalmente si parla di “piattaforme mission-based per la protezione di persone e infrastrutture critiche” basate su modelli gloriosi come il G-Class e il Sprinter. Se c’è un modo originale per riciclare questi modelli, questo è sicuramente quello.
Così, la già celebre casa di Stoccarda si unisce al club esclusivo dei produttori di automobili europei che hanno deciso di smettere di fare solo macchine e iniziare a vendere armi. Un passo rassicurante per un settore automobilistico in piena apnea.
Perché gli auto-produttori europei stanno cambiando mestiere?
Non è una coincidenza. Già a marzo, la Renault aveva annunciato la creazione di un drone terrestre per usi militari e civili, e a gennaio si è lanciata in una partnership con il gruppo della difesa Turgis Gaillard per produrre droni aerei in territorio francese. Non da meno Volkswagen, che ha firmato una lettera d’intenti con l’azienda israeliana Rafael per fabbricare componenti di sistemi di difesa antimissile. Un bel salto dall’auto a benzina a missili e droni, vero?
Il settore europeo dell’auto sta annaspando in una crisi strutturale. La domanda di veicoli elettrici rallenta, la Cina si mangia quote di mercato con voracità, e nel frattempo i costi per indebitarsi salgono come un razzo. Insomma, vendere macchine non rende più come una volta.
Mentre il settore della difesa fa il botto, a causa del conflitto russo-ucraino che ha spinto la Europa a voler diventare un po’ più indipendente nella produzione di armi e sistemi di sicurezza. Insomma, se non possiamo più vendere macchine, almeno vendiamo armi per controllare i cieli.
Questa metamorfosi è più realistica di quanto sembri, visto che molte competenze degli operai e ingegneri dell’auto sono facilmente trasferibili al comparto militare. Scordatevi il volantino pubblicitario, ora siamo in piena matchmaking industriale: il ministero della difesa tedesco, tanto per fare un esempio, ha avviato una piattaforma per mettere in contatto aziende militari consolidate con startup e imprese civili. La solidarietà di guerra, moderna e digitale.
Del resto, la storia ci insegna che i produttori di automobili hanno fatto questo gioco già prima: durante la Seconda Guerra Mondiale, le fabbriche automobilistiche di tutto il mondo hanno abbandonato le utilitarie per dedicarsi alla produzione di mezzi militari, motori per aerei, cannoni e munizioni. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, solo che oggi la carrozzeria lascia spazio alla corazza.



