Andrea Sempio ha deciso di fare il viaggio della speranza: da Milano a Roma per una perizia psichiatrica. Il tutto immortalato da un quotidiano nazionale, che non si fa certo mancare la cronaca patetica caricando le foto dell’uomo mentre arriva alla Stazione Termini. Il rituale: treno partito da Milano Rogoredo alle 9:15, arrivo alle 12:30 in perfetto orario. Come sempre, puntualità svizzera quando si tratta di faccende legali.
Inevitabile lo spot difensivo: “Il mio assistito è innocente” dichiarato come un mantra mentre aspetta il taxi. Ovviamente, “ogni cosa a suo tempo” è il commento che suona da evergreen nell’arsenale di chi si trova nei guai. Il suo avvocato, amica d’infanzia e probabilmente unica ancora di salvezza, la signora Angela Taccia, si affretta a correggere i “gravi errori” contenuti nell’informativa depositata. Ma niente paura, dal palco della disperazione arriva la dichiarazione di rito: “Il mio assistito è innocente e lo dimostreremo, concedeteci il tempo per studiare gli atti”. Un tempo che, pare, trascorra comodamente in attesa del miracolo giudiziario.
Quando gli chiedono come sta, Sempio alza gli occhi al cielo in segno di esasperazione degna di un eroe tragico: “Non riesco quasi più a lavorare”. La sua legale tira fuori l’ennesima perla umanitaria: “Sembra già agli arresti domiciliari, con la difficoltà di uscire di casa anche solo per fare la spesa”. Quel piccolo dettaglio di libertà limitata, che ovviamente pesa più di qualunque accusa, diventa la nuova martire della narrazione.
Quanto alle prove? Beh, “non basta argomentarle, devono essere dimostrate” – ci ricorda pacatamente l’avvocato. Peccato che il ruolo della Procura sia proprio quello di dimostrare, altrimenti questo processo diventerebbe un gioco da ragazzi. Ancora più mirabolante è la riflessione posticcia che “non è detto che l’unico assassino sia Alberto Stasi”. Tra l’altro, aggiunge la signora Taccia, “non è stata presentata revisione, però tutti danno per scontato che non sia stato Stasi”. Già, perché dubitare è concesso solo se la tesi ufficiale non ti piace. E lei, naturalmente, per prima ha avuto “perplessità” per oltre un anno. Spirito libero senza dubbio.
La scena si sposta nuovamente alla stazione Termini, dove arriva finalmente il taxi. Sempio non passa inosservato, visto il suo ‘viso noto’ di questi mesi, apparso ovunque: dai giornali ai programmi tv, fino ai social network, quell’oceano di giudizi e commenti più o meno informati. E la parte più surreale? Una signora in fila prima di salire in auto si gira verso di lui, gli stringe la mano e con un’aria solenne – forse compassionevole o forse semplicemente abbindolata dal clima mediatico – gli augura fortuna. Come se cacciarsi in una morsa mediatica fosse una gara di simpatia anziché un processo giudiziario.



