Immaginate la scena: secchi per raccogliere l’acqua che scende dal soffitto, macerie sparse, e quei solenni nastri rossi a fare da confine tra “zona crolli” e “zona dove si spera non succeda altro”. Nel frattempo, i bambini restano a casa, con la preziosa scuola chiusa a tempo indeterminato. Benvenuti all’asilo nido di via Pianell 25, quartiere Niguarda a Milano, dove, in un mattino di maggio, la realtà decide di superare il già drammatico immaginario.
Secondo la segnalazione di Alessandro Verri, la scuola nido ha subito danni tali da costringere a un improvviso, ma evidentemente necessario, provvedimento di chiusura. Perché nulla dice “accoglienza” e “cura dell’infanzia” come una struttura che si trasforma in arena di peripezie edilizie in stile Indiana Jones.
Il balletto delle responsabilità e dei rimedi
E come in ogni buona farsa urbana, la colpa è spesso un sentimento diffuso e indistinto: il proprietario dell’edificio chiede tempi “ragionevoli” per intervenire, mentre la direzione dell’asilo si affretta a garantire che la sicurezza dei piccoli utenti è la priorità assoluta. Che sollievo.
Non è dato sapere se nei giorni immediatamente precedenti qualcuno abbia udito strani scricchiolii o avvistato qualche piccola crepa da manuale, ma la chiusura d’urgenza arriva come una doccia fredda – o forse un secchio d’acqua, visto lo scenario – per famiglie già alle prese con mille difficoltà quotidiane.
Bambini senza scuola e genitori senza alternative
Nel frattempo, le mamme e i papà si preparano a un nuovo capitolo nel manuale dell’improvvisazione: lavoro perso o ridotto, nonni improponibili come baby sitter, ansia accumulata e magari qualche santuario della pazienza ormai in riserva. Perché sì, quando le istituzioni non riescono a mantenere un minimo di decenza operativa, a pagare sono sempre i più piccoli e le loro famiglie.
Chissà se da qualche parte ci sarà qualcuno pronto a promettere un intervento tempestivo, magari condito da un comunicato ufficiale con tanto di foto istituzionali. Quella sì che sarebbe una vera “cura” per la fiducia.
Sicurezza o spettacolo? Il grande dilemma
È utile ricordare, a questo punto, che scuole, asili e strutture per l’infanzia sono quelle realtà nelle quali la parola ‘trasparenza’ dovrebbe convivere con un rigore manutentivo costante e ossessivo. Poi però accade che i controlli risultano saltati, le priorità di bilancio ridicolmente spartite e la prevenzione confinata a qualche documento impolverato sugli scaffali.
Eppure, ogni tanto, accade il miracolo: un’ispezione, un semplice controllo che mette in luce spifferi e falle di vario genere, e la scuola chiude. Ma mentre i nastri rossi fanno da copione a una certa teatralità dell’emergenza, dietro le quinte restano i soliti stessi problemi, che si ripresenteranno al prossimo acquazzone o alla prossima crepa vacca.
Ma non disperiamo: forse basterebbe un po’ di attenzione quotidiana, qualche euro in più speso per la manutenzione, meno proclami e più fatti concreti. O forse no. Perché così va il mondo, e noi restiamo qui a prendere appunti davanti a un secchio d’acqua e nastri rossi.



