A Pavia l’attesa era tutta per lui, come se fosse il protagonista assoluto di un reality show triste e mai finito. Andrea Sempio, elegantemente coinvolto in un’indagine per omicidio aggravato da una serie di motivi tanto ambigui quanto teatrali, è arrivato in procura come una star – naturalmente con la fila di giornalisti a fargli gli onori di casa. Atteso sia all’ingresso principale che a quello secondario, lo aspettavano decine di telecamere e microfoni, per raccogliere ogni minimo respiro dell’innocente commesso di un negozio di telefonia.
Gli avvocati, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno già chiarito il confine tra filosofia investigativa e uso saggio delle parole: il loro assistito non parlerà. Eh sì, perché “le indagini non sono chiuse e il quadro probatorio non è completo”, quindi il 38enne si avvale della classica facoltà di non rispondere, un must per i personaggi coinvolti in drammi giudiziari degni di una soap opera.
Del resto, un confronto con la giustizia lo si potrebbe pure richiedere… ma solo dopo la chiusura delle indagini per l’intramontabile delitto di Garlasco, quello del 13 agosto 2007, che ovviamente non ha ancora trovato pace nemmeno a distanza di anni. Un anno e più dall’ultimo tentativo mancato (quello del 20 maggio 2025), saltato per motivi procedurali degni di un giallo di serie B. E, tanto per cambiare, gli imputati si sono ridotti ad uno solo: Sempio, lasciando nel dimenticatoio gli altri complici, come l’assassino ufficiale Alberto Stasi o qualche ignoto fantasma. Il tutto per colpire la povera ventiseienne con almeno dodici colpi – inferti, tanto per restare enigmatici, con un’arma misteriosamente mai identificata – a causa di un rifiuto a delle sue corte sessuali, roba da drama in piena regola.
Cosa pesa su Sempio?
Sempre ammesso che qualcuno abbia uno schema logico, contro Sempio c’è una perizia che definisce il DNA trovato sulle unghie della vittima compatibile – con la linea maschile, ovviamente – anche se la genetista di turno, la signora Denise Albani, apre alla possibilità che si tratti di contatto diretto oppure solo di un banale trasferimento indiretto. Insomma, non proprio un’accusa in cassaforte, ma si fa quel che si può. Oltre al DNA, ci sarebbero anche le famose “impronte 33” lasciate sulla scala dove la vittima ha ricevuto ulteriori colpi alla testa. Di queste, però, gli esperti della difesa intravedono un classico “non è lui”, perché nessuna traccia è abbastanza convincente senza resistenza “contra adversarium”.
La Procura di Pavia, che in maniera onestamente misteriosa non ha ancora fornito un orario definito per il decesso – un dettaglio rivisto persino rispetto alla Corte di Cassazione – sembra non promulgare molta fede nell’alibi legato a uno scontrino di parcheggio a Vigevano. E per colorire il tutto, sembra intenzionata a inserire nel fascicolo d’indagine un capitolo dedicato alle numerose chat firmate “Andreas”, in cui si evince un’ossessione tenace nei confronti di una ragazza, non proprio la vittima, ma una barista riconosciuta dalla difesa come “l’altra donna”, per così dire, stiracchiando così il movente alla canna del gas come ogni buon thriller che si rispetti.
Convocato anche il fratello della vittima
Come i migliori drammi familiari, anche il fratello della vittima, Marco Poggi, è stato invitato a esibirsi nel ruolo di testimone. Già sentito la scorsa primavera (20 maggio 2025), è chiamato nuovamente a giustificarsi sulle stanze del mistero nella villetta di via Pascoli, e su chi potesse accedervi, comprese le relazioni complicate tra la sorella, Sempio, e i contenuti top secret di alcuni video intimi, come quelli di Stasi, conservati gelosamente sotto password nel computer di famiglia.
La perizia giocava a nascondino, ma gli inquirenti hanno fatto una recente consulenza potenzialmente clamorosa, insinuando che quei video potrebbero essere la chiave di lettura decisiva del movente, proprio mentre Marco sosteneva di non averli mai guardati. Insomma, un classico gioco di “io non c’ero, tu non sai”, condito da intrighi tecnologici degni di un film noir.
Le gemelle Cappa e lo spirito collaborativo
Ieri è stata la giornata dedicata alle gemelle Cappa, cugine di Chiara, chiamate a testimoniare sia nell’originaria inchiesta che ha portato alla condanna di Stasi. “Brevi audizioni, ma di grande spirito collaborativo”, ci dicono gli avvocati, mentre le due signore si prestano a rispondere in un set ridotto all’osso, senza magistrati o legali, solo con i carabinieri di Milano in veste di osservatori diligenti.
Quando la Procura di Pavia tirerà le somme e metterà nero su bianco la chiusura di queste nuove indagini così lungamente attese, nonostante la sua apparente lentezza degna di un racconto epico, potrebbe anche voler mettere in mano alla difesa di Alberto Stasi gli atti, per un’altra eventuale richiesta di revisione processuale. Dopo tutto, quei protagonisti hanno già calcato la scena di maxi incidenti probatori su genetica e impronte digitali. Quindi, nulla di urgente, ma tutto assolutamente imprescindibile per mantenere viva la lunga soap di Garlasco.



