Quando i Verdi scendono in piazza d’Armi per piangere gli alberi tagliati: il circo dell’ambientalismo in azione

Quando i Verdi scendono in piazza d’Armi per piangere gli alberi tagliati: il circo dell’ambientalismo in azione
via Forze Armate, si è scatenato un piccolo dramma ecologico che ha tutti i crismi dello spettacolo tragicomico. Da settimane si vocifera del saccheggio di quel bosco vincolato che pure dovrebbe godere di qualche tuteletta, con tanto di sopralluoghi dei solerti carabinieri forestali a inizio maggio, chiamati a fare luce su chi e perché abbia sentenziato la sorte di diverse piante, abbattute senza il minimo timore della burocrazia o del buon senso.

Poi arrivano loro, i paladini dell’ambiente sotto forma di Tommaso Gorini e Erica Soana, consigliere comunale e assessora del Municipio 7 di Europa Verde. Armati di buona volontà e accompagnati dalle guardie ecologiche volontarie e dai tecnici municipali, i nostri eroi hanno messo piede nello scenario della devastazione, precisamente nella zona nord-ovest della piazza, fra via Domokos e via San Giusto, esattamente il 20 maggio. Insomma, un’indagine degna di un noir ambientale.

E cosa scoprono? Tra qualche reminiscenza di orti ormai sputtati spuntano gli odiatissimi ailanti, o “alberi del paradiso” per dire il contrario di ciò che sono: una specie esotica cosiddetta invasiva, capace di colonizzare ogni spazio come un maledetto virus vegetale. Pare che una bella fetta di questi parassiti verdi sia stata spazzata via senza pietà. Un plauso, quindi, al taglio di questi ospiti indesiderati.

E gli alberi da frutto? Beh, sorpresa delle sorprese: i ciliegi, prugni, fichi e compagnia cantante sembrano aver scampato la mannaia delle ruspe, o almeno così dicono i nostri zelanti ambientalisti, che li hanno visti ancora immobili sotto un circolo di terra smossa e devastata. Ma, ovviamente, non esiste una mappa completa di questi esemplari, perché chi ha tempo per queste inutili formalità davanti allo sfacelo?

Indagine a carico dei carabinieri forestali

Quindi, come da manuale delle francesi cavolate, la palla passa ora ai carabinieri forestali. Spetterà a loro capire se le ruspe si siano spinte un po’ troppo oltre, se abbiano violato norme o semplicemente se abbiano messo in scena un atto di vandalismo green. Non si tratta mica solo di verde, ma di un puzzle ecologico con implicazioni sociali e politiche non proprio da poco.

Nel frattempo, il duo Gorini-Soana non perde occasione per fare il verso a qualche progetto ambientalista modello: “Guardando al futuro, riteniamo essenziale restituire quest’area alla comunità, su modello del Bosco in Città e del Parco delle Cave: luoghi dove i cittadini convivono felici con la biodiversità, che si è creata chissà come nel corso di decenni, garantendo servizi ecosistemici e tutto il resto del mantra verde.” Fantastico, non c’è che dire.

Inutile dire che se l’hanno già ridotta così, la strada per il paradiso ecologico sembra una rampa di lancio per le ruspe 2.0. Ma niente paura, l’italica certezza del rinvio e delle indagini che non portano mai a nulla è di conforto per la sopravvivenza dell’ilarità di chi osserva questo teatrino. Alla fine, magari, tra un sospiro e l’altro, la comunità avrà di nuovo il suo amato “parco” – o, più probabilmente, una nuova area franca per le invasione delle ruspe e il trionfo del cemento.

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