Attrattività e turismo sostenibile? Le aziende di Unindustria dicono la loro sulla rigenerazione urbana, ma sarà tutto oro quel che luccica?

Attrattività e turismo sostenibile? Le aziende di Unindustria dicono la loro sulla rigenerazione urbana, ma sarà tutto oro quel che luccica?

Ah, l’attrattività turistica, il turismo sostenibile e la rigenerazione urbana: tre temi a cui nessuno può resistere, specialmente quando si festeggiano quarant’anni di gloria targata Triumph Group International. Lo scorso martedì 26 maggio 2026, i membri della Sezione industria del Turismo e del Tempo libero di Unindustria si sono finalmente riuniti nell’headquarter romano di Triumph, probabilmente un luogo scelto più per mostrare la suggestiva facciata che per discutere seriamente del futuro del turismo italiano.

Il primo atto di questa grandiosa assemblea ovviamente è stato il rituale saluto, pronunciato dal brillante Presidente della Sezione, Giuseppe De Martino. Non poteva mancare la solita celebrazione autocelebrativa della “miscela vincente” tra attrattività e sostenibilità – un matrimonio che appare più come un accordo di facciata tra grandi gruppi industriali e lobby cittadine, più che un progetto effettivo in grado di migliorare la vita delle nostre città o dell’ambiente.

Un bilancio di 40 anni tra miti e realtà

Non vorrete mica che si parlasse di problemi reali come quelle infrastrutture obsolete o le politiche inefficaci? No, cari lettori. Si è preferito puntare su slogan fuffa e frasi altisonanti, quelle che fanno tanto bene all’ego di un ceto imprenditoriale convinto di cambiare il mondo sedendosi a un tavolo con qualche assessore. Quarant’anni di storia del Triumph Group sono stati, ovviamente, dipinti come una via trionfale verso una rinascita urbana ecologica e smart, ogni tanto con qualche accenno al cosiddetto turismo “di qualità”, perché il turista medio evidentemente non merita troppo rispetto.

Alcuni signori in giacca e cravatta, forse vittime di una sorta di sindrome da eterno meeting, hanno sbandierato dati sul turismo sostenibile forniti da chissà quale studio coperto dal segreto industriale, e hanno parlato di “iniziative innovative” che però nessuno ha mai visto né dal vivo né nei risultati concreti.

Rigenerazione urbana o semplice maquillage?

La cosiddetta rigenerazione urbana è stata il pezzo forte dello show: un concetto elegantemente vago adatto a giustificare qualsiasi intervento, purché accompagnato da qualche immagine di un parco cittadino o di un edificio imbiancato. Non importa se le periferie continuano a marcire nel degrado o se i cittadini comuni vedono sempre meno servizi e spazi vivibili: l’importante è poter mettere la parola “rigenerazione” nei comunicati stampa per sentirsi all’altezza delle parole di moda.

Un tocco di green economy, un po’ di tecnologie digitali di cui non si capisce bene l’uso pratico, e una spruzzata di eventi culturali per far sembrare tutto molto “in evoluzione”. E così, mentre si festeggiavano i fantastici 40 anni, si dimenticava di parlare delle vere sfide, come la mancanza di infrastrutture sostenibili, la gentrificazione selvaggia o le politiche turistiche che premiano solo i grandi gruppi a scapito delle piccole realtà locali.

Conclusioni da salotto buono

Quel giorno nel quartier generale di Triumph, tra applausi di circostanza e brindisi più formali che sinceri, si è consumata anche un’epica pantomima di buoni propositi che sembravano più frutto di esercizi di stile da marketing politico piuttosto che un reale progetto di sviluppo. Un’illusione confortante che permette a qualche dirigente di dormire sonni tranquilli, mentre le città e i turisti continuano a navigare a vista tra contraddizioni e inefficienze.

Insomma, quaranta anni di chiacchiere e favole, una vera ricetta per il successo… se per successo intendiamo il mantenimento dello status quo a suon di meetings con catering e slide ben confezionate.

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