Ah, l’eterna utopia del mercato unico europeo: un paradiso dove regnano certezza e prevedibilità per le imprese UE, perché nulla dice “stabilità” come decenni di burocrazia infinita e interessi in eterno contrasto. Alle 9.00 si accenderà la solita discussione tra eurodeputati, gentilmente affiancati da Ursula von der Leyen, la regina dei discorsi pomposi, per analizzare le barriere che, secondo la Commissione, ancora infestano il “mercato unico europeo”. Una strategia europea e una tabella di marcia “One Europe, One Market”, firmata con grande convinzione da tre istituzioni UE a inizio anno, sono lì come racconti di un futuro migliore. Nel frattempo, si promette di parlare anche di offerte di lavoro di qualità, giovani talenti — ovviamente mai trovati — e sostegno alle piccole imprese, che secondo i pronostici dovrebbero essere il motore dell’economia, a meno che non restino bloccate dalle mille norme cui giustamente devono sottostare.
Non perdiamo il filo, perché alle 10.00 c’è la consueta conferenza stampa del presidente della Commissione Commercio, Bernd Lange, per celebrare il fantasmagorico accordo commerciale EU-USA, noto come l’accordo di Turnberry 2025, ovvero quel patto che ha messo d’accordo Parlamento e Consiglio su questioni tariffarie, sollevando applausi sommessi e qualche rara perplessità tra i realisti. Perché, nonostante la retorica sul libero scambio e la cooperazione transatlantica, dietro le quinte siamo ancora al gioco delle parti tra monopoli, dogane e diktat economici.
A tarda sera, verso le 19.00, la festa continua con eurodeputati e il Commissario al Bilancio Piotr Serafin che si divertono a ipotizzare nuove fonti di finanziamento per il prossimo bilancio pluriennale UE. Tra le idee più brillanti spiccano una tassa sul gioco d’azzardo online (perché nulla urla “solidarietà europea” come tassare i disperati), un’imposta sui servizi digitali (che farà piangere i giganti tech), un’estensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere e, ciliegina sulla torta, una tassa sulle plusvalenze da crypto-asset. Insomma, come diminuire la dipendenza dai contributi degli Stati membri? Facile: spremendo qualsiasi cosa, tranne probabilmente i politici stessi, almeno per ora.
Andando al capitolo “stato di diritto”, intorno a mezzogiorno, i deputati tireranno fuori la solita risoluzione contro la Slovacchia. Dopo il gran dibattito di febbraio, si riparte con l’invito alla Commissione a valutare se il governo slovacco stia commettendo una “grave violazione” dei valori fondamentali UE e, naturalmente, a usare tutti gli strumenti possibili per proteggerli, nonché difendere i nostri “soldi europei”. Tradotto: sorveglianza speciale e controllo serrato in salsa comunitaria, perché il rispetto dello stato di diritto è diventato lo sport nazionale del Parlamento europeo, almeno quando si tratta di qualche Paese a caso.
Alle 17.00, in un altro momento di comunione europea, si parlerà del sacrosanto diritto delle vittime ad essere “migliorate” dall’UE. L’occasione sarà un dibattito con il Commissario per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Protezione dei Consumatori, Michael McGrath, in vista della votazione finale del giorno dopo su una nuova direttiva comunitaria. Tra le novità, una hotline europea (116 006) dedicata alle vittime di reati, un accesso facilitato alle spese legali e ai risarcimenti e un sistema semplificato per denunciare i crimini online. E ovviamente, supporto specializzato per vittime di violenza sessuale e per i bambini. Un bel mondo fatto di buoni propositi e prassi raffinate, almeno sulla carta.
Notizie lampo dal Parlamento
Ci sarà da divertirsi anche più tardi, con le domande pungenti rivolte a Roxana Mînzatu, Commissaria per i Diritti Sociali e le Competenze, sul favoloso “accordo europeo sulla cura”, un tema tanto delicato quanto glaciale nelle intenzioni della Commissione. Il giorno dopo, via al voto su raccomandazioni per un approccio alla cura che sia, udite udite, equilibrato tra i sessi e basato sui diritti. Un passo da gigante, sebbene il Gap di genere rimanga un abisso incolmabile.
Non mancherà lo sguardo “illuminato” su infortuni sul lavoro, malattie professionali e decessi, un tema da affrontare con la solita dose di promesse e piani ambiziosi, mentre il Parlamento si prepara a votare risoluzioni in merito. Come dimenticare poi i riferimenti all’allarmante reclutamento di minori da parte delle organizzazioni criminali, un tema che fa venire in mente film drammatici ma che – au contraire – alimenta le agende europee con una serietà da manuale.
E, all’imbrunire, si terranno discussioni urgenti con la partecipazione della capo della politica estera, Kaja Kallas, sulle famigerate violazioni di diritti umani: dalla repressione in Afghanistan, alle tragiche vicende di dissidenti in Iran, fino ai casi emblematici di difensori dei diritti umani e ambientali in Indonesia. Mentre il mondo osserva in religioso silenzio, il Parlamento si prepara a votare risoluzioni in merito. Una routine che da anni si ripete con invidiabile costanza e pari impatto.
E ancora, non bisogna dimenticare il solito dibattito sulle emissioni di gas serra, protagonisti gli amici dei Conservatori e Riformisti europei. Alle 13.00 il Commissario per il Clima, Wopke Hoekstra, discuterà di come il sistema di scambio delle emissioni (ETS) possa magicamente migliorare la competitività dell’Europa. Ovviamente, senza dimenticare i dovuti applausi a chi continua a proporre queste soluzioni “innovative” mentre il pianeta soffoca.
Che cosa voteranno gli eurodeputati? Una lista infinita di buone intenzioni
A mezzogiorno, come da tradizione, si passerà al voto su un pacchetto di questioni irrinunciabili: dalla fantomatica strategia sull’intelligenza artificiale nell’ambito commerciale UE, agli accordi di cooperazione con Uzbekistan, Libano e Canada, passando per le convenzioni ittiche con le isole di São Tomé e Príncipe e con le Cook Islands. Niente è lasciato al caso nella lunga maratona decisionale di una realtà politica che riflette in pieno la ricetta dell’equilibrio perfetto tra burocrati e buone intenzioni.
E se proprio volete seguire la festa in diretta, non vi manca l’imbarazzo della scelta tra streaming del Parlamento e i consueti canali UE, dove tutto è previsto, commentato e spiegato, come se fossimo di fronte al prossimo Nobel per la Pace, mentre in realtà assistiamo al più raffinato esercizio di autoconsolazione istituzionale di sempre.



