Putin ricicla Schröder per far saltare di nuovo la Germania sul Russia gate

Putin ricicla Schröder per far saltare di nuovo la Germania sul Russia gate

A volte il passato torna a bussare alla porta proprio quando meno lo vorresti. Benvenuti nel glorioso ritorno di Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco della SPD, cacciato a furor di popolo dal suo stesso partito per la sua amicizia così speciale con il presidente russo, Vladimir Putin. Eh sì, proprio lui, l’uomo che per anni ha portato la Germania sulle spalle mentre stringeva accordi più stretti di una cravatta al collo del Cremlino.

Ora, come se la storia fosse una sitcom senza fine, è proprio il buon vecchio Putin a tirarlo fuori dal dimenticatoio. Lo ha scelto come mediatore nei pacifici – ehm – negoziati tra Russia e Ucraina. Putin ha detto:

“Tra tutti i politici europei, preferirei colloqui con Schröder.”

Certo, perché chi meglio di uno che ha fatto carriera con la benedizione di Mosca può essere il mediatore perfetto? Schröder non è uno qualsiasi: è probabilmente l’incarnazione vivente dell’epoca d’oro del rapporto tedesco-russo, quella lunga e complicata love story iniziata nel lontanissimo 1922 col trattato di Rapallo, felicemente terminata con l’invasione dell’Ucraina nel 2022. Curiosamente, proprio durante quel ventennio Schröder è stato protagonista non solo in politica ma anche in affari, seduto alle poltrone di vertice di Rosneft e delle società ligie alle aziende energetiche russe come Nord Stream e Nord Stream 2, i gasdotti preferiti di Putin, che poi sono stati gentilmente sabotati nel 2022 da chissà chi – presumibilmente un commando ucraino. Semplici coincidenze, come si dice.

Dopo l’invasione, Schröder, sommerso dalle critiche al punto che persino il suo partito ha tentato di mandarlo a casa a calci, ha pensato bene di dimettersi dagli incarichi nelle società russe ma ha mantenuto intatto l’amore per Mosca, recandosi in visita al Cremlino anche nel marzo del 2020 per implorare – o forse solo per farsi vedere – una mediazione per porre fine al conflitto.

Ora la palla torna a Putin che gioca la carta Schröder. L’offerta è stata – come prevedibile – accolta con un misto di sbuffi e occhi al cielo dal governo tedesco, pronti a bollare il tutto come un semplice spettacolo di facciata, parte della ormai tristemente rinomata “strategia ibrida russa”, quella raffinata arte di distillare confusione e instabilità nei cuori occidentali, un vero capolavoro di manipulazione cognitiva made in Mosca.

Così, la proposta di un mediatore Schröder ha mandato in frantumi la già malandata SPD, con le truppe divise in due: gli oltranzisti che vedono in Schröder un traditore colpevole di eccessiva morbidezza verso Putin, e gli aperturisti che – che novità – pensano che qualsiasi cosa, anche la peggiore, vada valutata se può fermare la guerra.

Michael Roth, per esempio, non ha peli sulla lingua e ha definito le parole di Putin:

“Un tentativo di fingersi disponibile al dialogo mentre si semina nuova instabilità in Europa, un insulto agli Stati Uniti.”

Dall’altra parte, Adis Ahmetović ha maggiormante una filosofa più pragmatica, sostenendo che:

“Ogni offerta di mediazione tra Mosca e Kiev deve essere presa in seria considerazione. Non possiamo permettere che solo Stati Uniti e Russia decidano il futuro dell’Ucraina e la sicurezza europea. Dobbiamo sederci al tavolo dei negoziati.”

Nemmeno Ralf Stegner perde occasione per ribadire il concetto con una certa enfasi da manuale di diplomazia spicciola:

“Accolgo ogni iniziativa che possa porre fine alla guerra. Visto che finora l’Europa è stata rimossa dai negoziati e non può avanzare proposte, se uno come Schröder ci riesce, sarebbe da irresponsabili ignorare la sua offerta.”

Secondo Stegner, insomma, se non vogliamo lasciare che il destino dell’Ucraina sia deciso a tavolino da Putin e dall’ex presidente Trump, bisogna afferrare anche l’ultima briciola di speranza, per quanto microscopica sia.

Insomma, un partito diviso e impastoiato in contraddizioni come il governo che guida insieme ai compagni di merenda del CDU e del CSU. Una debolezza che il buon Putin, maestro nell’arte della guerra ibrida, guarda attentamente, col sorriso di chi sa esattamente come mettere i bastoni fra le ruote proprio mentre Germania, Francia e Regno Unito si preparano a un nuovo, e per l’ennesima volta speranzoso, tentativo di negoziati con il colosso russo.

Uno scenario così comodo che quasi fa ridere

A chi giova questo gioco delle parti? Certamente non alla pace, se si guarda alle spaccature profonde che genera tra chi vorrebbe chiudere subito e chi sospetta sempre di un imbroglio russo. Schröder, ormai più simbolo che altro, incarna quella Germania incerta, divisa, in balia delle sue nostalgie energetiche e dei tanti pieni e vuoti politici. In un momento in cui il mondo dovrebbe unire le forze contro un’aggressione, si continua a passeggiare sulle linee sottili dell’ambiguità e delle mezze verità. Un copione già visto, anzi, rivisto e aggiornato, che però nessuno sembra voler mettere in scena senza almeno un pizzico di ipocrisia e sarcasmo.

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