Ponte della Ghisolfa svela finalmente la pista ciclabile che nessuno credeva sarebbe arrivata sul serio

Ponte della Ghisolfa svela finalmente la pista ciclabile che nessuno credeva sarebbe arrivata sul serio

Ecco una notizia che farà tremare di gioia tutti gli amanti delle due ruote a Milano Nord: finalmente, a partire da lunedì, si aprono i primi due tratti della pista ciclabile sul leggendario Ponte della Ghisolfa. Come se il traffico non fosse già abbastanza entusiasmante, ora anche i ciclisti potranno cimentarsi nell’acrobazia urbana tra le auto impazzite.

Ovviamente, l’intervento è stato presentato come un passo epocale verso la tanto sbandierata mobilità sostenibile. Sostenibile, certo, se per sostenibile intendiamo vedere ciclisti e automobili coesistere in un ballo di dodici braccia e due freni a disco, all’incrocio tra caos e impazienza. Il tratto interessato si estende coraggiosamente da Piazzale fino a un punto indefinito che, si spera, delinei un percorso logico e sicuro.

Ci vuole un bel coraggio per parlare di “mobilità sostenibile” in un contesto dove le piste ciclabili sembrano più un’aggiunta posticcia che un progetto organico di urbanistica. Ma chi siamo noi, poveri mortali, per mettere in discussione i grandi maestri dell’urbanistica milanese? D’altronde, mettere due strisce di vernice in mezzo al traffico convulso è chiaramente la miglior ricetta per salvare il pianeta e rilanciare la vivibilità cittadina.

Ponti e piste ciclabili: un’amore travagliato

Il Ponte della Ghisolfa, quello che fino a ieri era solamente un passaggio sovrapposto a strade popolari per gli automobilisti, oggi si trasforma in un audace teatro per ciclisti coraggiosi. Un vero trionfo se si pensa che fino a poco tempo fa, quel ponte era un simbolo di traffico paralizzante e ritardi cronici. Adesso, grazie alla pista ciclabile, il traffico aumenta ma almeno i ciclisti hanno la loro casetta colorata da affrontare con titubanza e speranza.

Naturalmente, nessuno ha menzionato come questa svolta possa creare ulteriori intoppi o seri problemi di sicurezza. Perché affrontare la realtà quando si può semplicemente verniciare un po’ il cemento e mettere un cartello che dice “Benvenuti nel futuro”?

Chi ha bisogno di un progetto integrato?

Il bello di questa iniziativa è che viene presentata come uno shock positivo nella vita dei cittadini, senza però la minima traccia di un piano complessivo. Niente mappe connettive, niente pensieri su come il ciclista possa uscire sano e salvo dal ponte e inserirsi nel resto della città. Come spesso accade, basta una “soluzione” spicciola per guadagnarsi un po’ di applausi e qualche articolo di giornale entusiasta.

Scommettiamo che, fra qualche mese, il panorama sarà quello di sempre: ciclisti che scappano dai camion, pedoni che si spaventano e automobilisti che inveiscono. Ma niente paura, la pista ciclabile c’è, e questo è l’importante!

Per chi non lo sapesse, una mobilità davvero sostenibile richiede coordinazione, infrastrutture pensate per davvero e non solo interventi spot da passerella. Ma i miracoli urbani non si ottengono facendo le cose per bene, evidentemente.

Un modello di innovazione tutta milanese

Il Ponte della Ghisolfa diventa così una metafora perfetta: un segno evidente di come la città voglia mostrarsi all’avanguardia, pur ingarbugliandosi nelle contraddizioni più evidenti. Da un lato la voglia di modernità e rispetto ambientale, dall’altro la scarsissima capacità di realizzarla in modo concreto e sicuro.

Insomma, applaudiamo alla nuova pista ciclabile aperta al transito. Finalmente, dicono. Peccato che la vera domanda sia: finalmente, ma a quale prezzo e con quali rischi per tutti?

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