Tra le gloriose imbarcazioni già intercettate in acque internazionali (quel piccolo dettaglio che rende il tutto ancora più esilarante), c’era il trentenne romano Adriano Veneziani, che dopo aver scelto Torino come base operativa, è al suo terzo collaudato viaggio verso la striscia proibita. Questa volta venerabile ospite della “Hollywood Blue”. Poi abbiamo un vero torinese doc, anche se ormai cittadino europeo con residenza a Bruxelles, Daniele Gallina, e infine Gabriele Gardini, nato a Torino ma ormai carpigiano nel cuore a Modena.
Curiosamente, una quarta “torinese” di nascita, Maria Castellano, forse la più fortunata di tutti, è riuscita a sfuggire al fermo. Il motivo? Un guasto al motore della sua barca, la “Family”, parcheggiata in Turchia, che ovviamente non conta come fermo, ma fa tanto in differita. La sua compagnia di viaggio include una studentessa di Torino, la specializzanda in chirurgia Monica Maurino. La squadra si arricchisce anche di due attiviste provenienti da altre province piemontesi, bloccate invece a Sirte in Libia dopo un tentativo di raggiungere la Striscia via terra: Leonarda Alberizia da Albugnano (provincia di Asti) e Giuseppina Branca da Cannero Riviera (provincia di Verbano-Cusio-Ossola).
Un coro di solidarietà… e confusione
Naturalmente, la situazione richiede immediati e cacofonici segni di sostegno. Non mancano i tradizionali sit-in da parte dell’Unione sindacale di base. Piazze di Torino prese d’assalto tra il Palazzo di Città e la Prefettura, mentre i consiglieri comunali sparsi tra PD, AVS e Movimento 5 Stelle si mobilitano per dimostrare che, se non altro, almeno sui social sono presenti.
Il contagio della fermezza israeliana
Il comunicato ufficiale del Consiglio non perde occasione per sottolineare l’infallibile decisione dell’esercito israeliano, che di recente ha “gentilmente” abbordato le navi della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. Ovviamente con lo scopo nobile di impedire una missione umanitaria: perché fare del bene quando puoi invece ostacolare? A terra, le operazioni non sono da meno. Gli attivisti sono stati fermati e, guarda caso, risultanoà tuttora bloccati a Sirte da almeno due giorni. Un simpatico gioco di interdizione e respingimento che forse dovrebbe far riflettere sul concetto stesso di “umanitarismo”.
L’invitante appello al Governo italiano
In un’evidente presa di coscienza realistica, il Consiglio ha rivolto un appello al Governo italiano per il pronto intervento diplomático, volto alla protezione e al liberamento di tutti gli “eroici” italiani coinvolti. Ovviamente, il ministro degli Esteri Tajani e la squadra di governo non possono esimersi dal mostrare la propria “contrarietà” alle violazioni in acque internazionali. Ecco la sfida: sostenere – manco a dirlo – l’arrivo di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza attraverso “corridoi sicuri”. Quella cosa quasi mitologica che si spera esista.
In sintesi, la sceneggiata da manuale: si partono in missione umanitaria e si finiscono bloccati da un esercito in un contesto che definire complesso sarebbe un eufemismo. Intanto, tra attese, motori guasti e incursioni militari, il pugno duro israeliano vince su ogni tentativo di solidarietà, mentre l’Italia brilla per la solita azione tempestiva e risoluta su carta. Scenari di ordinaria ironia geopolitica.



