Che sorpresa! Svezia decide di fare un investimento da capogiro acquistando quattro navi da guerra francesi per la modica cifra di 4 miliardi di dollari. Un affarone che triplicherà – manco fosse una qualche magia – la sua capacità di difesa aerea. Il tutto annunciato con l’entusiasmo tipico di chi si sente di aver scoperto l’acqua calda e di aver risolto tutti i problemi con un semplice bonifico allo Stato francese.
Il primo ministro Ulf Kristersson si è presentato davanti ai giornalisti sventolando questa decisione come il più grande investimento militare svedese dagli anni ’80, con conseguente effetto scenico a Stoccolma. Si tratta infatti della maxi-commessa a Naval Group, del valore di circa 40 miliardi di corone svedesi (ossia quei $4,25 miliardi di dollari menzionati sopra) con consegne che inizieranno – per la gioia dei più pazienti – solo dal 2030.
Kristersson non perde occasione per ricordarci come questo triplichi la difesa aerea svedese rispetto a oggi, qualificando la cosa come un colpo di genio militare e, ovviamente, come una rivoluzione per la sicurezza del mar Baltico. Meglio tardi che mai, dato che la Svezia, che si era illusa per secoli di poter tirare avanti con neutralità e non allineamento, ha deciso di entrare a far parte della NATO solo nel 2024 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, perché a quanto pare la pace eterna non è così eterna.
Effetto impennata sulle azioni delle difese europee
Come ovvio, l’annuncio svedese ha messo il turbo ai titoli delle difese europee, che hanno immediatamente tirato il fiato e investito generosamente nelle speranze dei grandi arsenali continentali. Saab, il fabbricante svedese di aerei da combattimento, si è gonfiato del 5,3% a metà mattinata, mentre i tedeschi di Rheinmetall, Renk e Hensoldt hanno sperimentato straordinarie performance fra il 5% e l’8%. Questo ha fatto intrecciare i fili anche al DAX tedesco, in crescita dell’1,3% e spingendo il più ampio Stoxx 600 a un modulo 0,8% in più.
Osservatori attenti e soprattutto analisti di Citi hanno trovato la brillante idea di aggiornare i giudizi su questi titoli, promuovendo Saab da “neutrale” a, beh, qualcosa di leggermente più entusiasmante, mentre per Rheinmetall hanno lanciato il fatidico richiamo all’acquisto, convinti che i colpi del budget difesa tedesco e i piani espansivi europei spareranno qualche altro colpo vincente. Anche se, diciamolo, l’11% di crescita prevista fra il 2030 e il 2035 per Saab è già convenientemente incorporata nei prezzi. Quindi forse il mercato ha già fatto i compiti a casa.
Non si può però fare a meno di sottolineare la strategia roboante di questi giganti: non più solo carri armati e aerei, ma pure droni, spazio e sistemi terrestri futuristici. Sì, perché l’industria bellica europea si sta occupando proprio di tutto – dalla Terra al cielo, fino alle stelle – garantendo così una crescita senza limiti, anche grazie al deciso impegno delle nazioni di raggiungere ben il 5% del PIL destinato alle spese militari entro il 2035.
Ma restiamo sinceri, con un mercato azionario così alle stelle negli ultimi anni, qualche dubbio sulle valutazioni sfrenate viene legittimo. Coi prezzi così alti, chi comprerà quando la musica si fermerà? O è solo un altro brillante esempio di come la sicurezza si compra a caro prezzo – letteralmente – senza che nessuno si chieda davvero cosa stia succedendo?
Nel frattempo, tenetevi pronti: tra navi, aerei, droni e difese spaziali, l’Europa sembra impegnata a fare la più epica collezione di giocattoli militari mai vista, giusto per darsi un tono e per far sapere al mondo che “noi ci siamo”… almeno a partire dal 2030.



