Domenica 24 e lunedì 25 maggio si terranno le elezioni comunali in ben 79 comuni del Piemonte, giusto per tenere occupati tutti quegli elettori che probabilmente avevano già programmato di fare altro. Ovviamente, nessun capoluogo di provincia è toccato da questo festino elettorale, ma tranquilli: ci sarà pure un eventuale ballottaggio per il 7 e 8 giugno, perché il divertimento deve continuare.
In cinque comuni dove il numero degli aventi diritto supera i 15.000 – sì, proprio quei cinque (Alpignano, Moncalieri, Trecate, Valenza, Venaria Reale) – si userà il complicatissimo sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Non si sa mai, meglio tenere alta la suspense, anche se il rischio che qualcuno penetri un po’ troppo nella democrazia locale è basso.
Le urne saranno aperte – misericordiosamente – domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Per chiunque volesse fare un pisolino, insomma, sembra una proposta di orario trattabile. In totale, poco più di 260.000 piemontesi avranno il piacere di esprimere il proprio voto; un pubblico d’élite, insomma.
Il festival del voto nei comuni della Città Metropolitana di Torino
Si vota in 23 comuni della Città Metropolitana di Torino. Tra questi, anch’essi pronti a cambiar ciuffi e poltrone, spiccano i numeri da capogiro di Moncalieri con 56.193 aventi diritto e Venaria Reale con 32.462, e anche Alpignano con 16.501 elettori. Nel resto dei piccoli borghi, si contendono la scena un pugno (letteralmente) di elettori, come a Chiesanuova, che si contano sulle dita di una mano: 231. Forse qui si potrebbe anche pensare all’introduzione del voto singolo, tanto si fa in fretta.
Ecco una breve lista per gli amanti delle statistiche inutili ma dettagliate: Baldissero Canavese (530), Castellamonte (9.695), Castelnuovo Nigra (401), Givoletto (4.095), Isolabella (375), Montalenghe (970), e così via, fino a Vistrorio (506), giusto per dare un’idea del competitivo spessore elettorale locale.
Provincia di Cuneo: un esercito di comuni minuscoli al voto
Nel sempre affascinante panorama della Provincia di Cuneo si esibiranno alla chiamata alle urne ben 19 comuni. Tra loro possiamo annoverare il super ricco Carrù con i suoi 4.382 elettori, ma anche il glorioso Briga Alta con la sua affollatissima platea di 40 persone (spettacolo assicurato).
Gli altri contendenti più o meno numerosi includono Diano d’Alba (3.622), Peveragno (5.494), Verzuolo (6.451) e tra i tanti minuscoli si alternano nomi di grande interesse storico e amministrativo quali Roaschia (95) e Elva (82). Insomma, un vero caleidoscopio di democrazia in miniatura.
Alessandria: il festival delle micro-sfide e di qualche città da non sottovalutare
Passando alla Provincia di Alessandria, 16 i balli in maschera elettorali in programma. Da Borgoratto Alessandrino con i suoi 536 aventi diritto a Valenza, la vera protagonista con ben 18.090 elettori. Strano però che proprio lì, dopo mesi di battibecchi e liti da bar, la poltrona di sindaco venga contesa da ben cinque candidati: forse il premio in palio è più succulento di quanto sembri.
Il resto è una serie di piccoli comuni dove le dinamiche politiche sono così intricate da poter ambientare un intero reality show di satira politica: Carrega Ligure, Cassine, Castelletto d’Erro, Frassinello Monferrato e compagnia cantante.
Novara e le sue epiche battaglie elettorali
Nella provincia di Novara sono sei i comuni chiamati a rinnovare la propria classe dirigente. Si va dal romantico Bogogno (1.297 elettori) al potente Trecate (20.496), dove si celebra il vero festival delle candidature con ben quindici liste e la bellezza di 232 aspiranti sindaci e consiglieri.
Non male, direte voi, per una città di provincia: un circo in piena regola con 3 contendenti principali per la poltrona più ambita. Insomma, elezioni che promettono scintille o almeno qualche battuta memorabile al bar.
Asti, Biella, Vercelli e Vco: il resto del Piemonte non si risparmia certo
Nelle province di Asti e Biella si vota rispettivamente in tre piccoli comuni ogni, dove il baricentro politico è probabilmente la discussione su chi abbia fatto la miglior torta di mele. Calosso, Moncucco Torinese e Settime versus Ailoche, Salussola e Tavigliano: animazione garantita.
Nella provincia di Vercelli, invece, si conferma la gara tra Lamporo, Pezzana, Postua, Rimella e Tronzano Vercellese, un festival di piccoli numeri e grande voglia di sopravvivenza politica. Non dimentichiamo infine il Verbano Cusio Ossola, dove cinque comuni (tra cui Baveno e Borgomezzavalle) si contenderanno il titolo di città più infuocata della democrazia locale.
Così, mentre il Piemonte si prepara ad una tornata elettorale da Oscar per il numero di comuni e liste, ci si chiede se qualcuno, da qualche parte, stia davvero pensando a cosa significhi amministrare. Ma si sa: la democrazia si gusta meglio se servita a pezzi, in piccoli comuni, sparsi qua e là, dove ogni voto pesa quasi quanto un caffè al bar.
Il tanto amato ballottaggio (così amato da politologi e elettori esasperati) avrà luogo domenica 7 e lunedì 8 giugno, durante orari più che comodi: dalle 7 alle 23 la prima giornata e dalle 7 alle 15 la seconda. Tutto organizzato per far sì che il maggior numero possibile di cittadini possa farsi un giro alle urne o fallire nel tentativo.
Ovviamente, per giocare a questa lotteria democratica è indispensabile avere il biglietto d’ingresso: una tessera elettorale ancora funzionante e un documento d’identità non ancora scaduto. Un dettaglio trascurabile, ma se vi siete persi entrambi, niente paura: i solerti uffici comunali, sempre pronti a soccorrere in tempi elettorali, saranno aperti durante tutta la durata delle votazioni per rilasciare le nuove tessere. Così, giusto per tenervi occupati con qualche fila dell’ultimo minuto.
Come si elegge il sindaco? Un gioco da ragazzi!
L’Associazione nazionale dei Comuni italiani (ANCI), ovvero i paladini della chiarezza, ci tiene a spiegarci il processo in modo semplice come una favola della buonanotte. Nei comuni sotto i 15.000 abitanti vige il “sistema maggioritario secco”: la lista più votata vince, voilà. Un sistema democratico che lascia ben poco spazio all’immaginazione, ma garantisce risultati rapidi, proprio quello che serve.
Ogni elettore può segnare il nome del candidato preferito o, se proprio vuole complicarsi la vita, esprimere una preferenza per un consigliere della lista collegata al candidato sindaco. Facile, no? Il tutto condito dalla possibilità di scrivere il cognome del consigliere proprio sotto il contrassegno del candidato sindaco, per quella magia di trasparenza che ti fa sentire un esperto di votazioni.
Doppia preferenza: il gioco delle coppie
Per i comuni con popolazione tra 5.000 e 15.000 abitanti, c’è pure il bonus doppia preferenza. Gli elettori più smaliziati possono esprimere uno o due voti di preferenza, sì proprio così: due! Basta solo che entrambi i nomi siano di sesso diverso, altrimenti la seconda preferenza viene ignorata come la promessa elettorale lasciata a metà.
E poi c’è la nota dolente: niente voto disgiunto, cioè se scegli il sindaco scegli anche la sua lista. Niente separazioni di coppie politiche, qui si gioca in coppia fissa, che è più romantico ma molto più noioso.
Il voto disgiunto per i comuni “grandi”: caos o libertà?
Naturalmente, nei comuni con più di 15.000 abitanti (quindi quei posti in cui la democrazia si fa più complicata) esiste finalmente il voto disgiunto, la chicca per elettori sofisticati. Qui si può votare per un candidato sindaco e per una lista ad esso collegata, oppure scegliere il sindaco di una lista e una lista diversa, perché si sa, l’amore tra politica e elettori è fatto di scelte contorte e strategie da poker.
Questa libertà però è ben dosata, giusto per mantenere viva la confusione e l’azzardo democratico. E se nessuno supera il 50% più uno al primo turno, si ricomincia con il ballottaggio, la festa preferita di chi ama il brivido elettorale.
Un’occhiata al resto d’Italia
Se pensavate che fosse solo un divertimento regionale, vi sbagliate di grosso. Il 24 e 25 maggio, ben sei milioni di italiani – poco meno del 15% degli aventi diritto – saranno invitati a questo spassosissimo gioco delle urne che coinvolge circa 750 comuni. Spiccano tra questi 18 capoluoghi tra regioni a statuto ordinario e speciale, veri e propri palcoscenici dove si decideranno le sorti della politica locale e, perché no, nazionale.
Eccoli, i grandi elettorali test di questa stagione: Venezia, Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno, Agrigento, Enna e Messina. Una sfilata di città che promettono di far tremare coalizioni e alleanze in vista delle politiche del 2027. Un palcoscenico dove i giochi saranno fatti, disfatti, rifatti e magari rifatti ancora.
Insomma, mentre i politici si preparano alla prossima grande battaglia nazionale, sguazzano nel game delle comunali con l’entusiasmo di chi sa che la posta in gioco è molto più che simbolica. E noi spettatori? Prepariamoci al solito carosello di promesse, sondaggi ingannevoli e risultati che, come sempre, ci lasceranno un pizzico di delusione… e tanto, tanto divertimento (amarissimo).



