I porti di Roma e del Lazio continuano a brillare nel firmamento del traffico passeggeri, come se fossero gli attori principali di una commedia nautica internazionale. Nel primo trimestre del 2026, i numeri brillano sul porto di Civitavecchia, la stella polare del network laziale, che vanta oltre mezzo milione di passeggeri transitati. Un risultato che fa sembrare la concorrenza un brutto scherzo, con un’impennata del 32,1% nel settore crocieristico rispetto all’anno precedente, tradotto in 335.459 crocieristi: un vero exploit se si pensa che il 2025 era stato già un anno da record con oltre 3,5 milioni di visitatori.
Ma non è tutto grazie al clima mite del Mediterraneo o a qualche fortuna passeggera: gli “home port” – quei crocieristi che scelgono proprio Civitavecchia come punto di partenza e ritorno – schizzano alle stelle con un aumento del 40,5%. Mentre i passeggeri di transito non si fanno mancare un modesto +27,2%, mettendo ulteriormente in mostra la centralità dello scalo laziale nel panorama mediterraneo. E per chi crede che tutto ciò sia un’eccezione, il settore “Autostrade del Mare” si concede una crescita pimpante del 17,9%, portando a 170.692 le unità di passeggeri nei primi tre mesi dell’anno. Insomma, Civitavecchia più che un porto sembra un circo viaggiante, con 491 approdi totali che includono un misto eclettico di 128 navi da carico (+1%), 87 navi da crociera (+40,3%) e 276 navi di linea (+7%).
Ma non finisce qui. Nel regno dei motori, il porto di Civitavecchia si prende pure la scena automotive, con un sorprendente balzo del 49,4% nel 2026, pari a 77.650 autovetture movimentate. Questo dato non è solo un numero, ma un segnale robusto di come il porto stia sfoggiando la propria carneficina logistica per diventare il punto di riferimento industriale per uno dei comparti più vitali dell’Italia. Sul fronte merci, il quadro complessivo dei porti di Roma e del Lazio è di quasi 3 milioni di tonnellate movimentate, con un modesto ma orgoglioso +0,2%, perché anche la crescita a passo di lumaca va applaudita.
Entrando nel dettaglio, Civitavecchia si accontenta di un trafiletto: 1.761.362 tonnellate movimentate, con un calo dell’1%. Ma, guarda caso, ci sono comparti che scoppiano di salute: le rinfuse liquide schizzano al +27,1% con oltre 301 mila tonnellate, di cui 291 mila solo di prodotti raffinati, che crescono del 24,2% rispetto allo scorso anno. Nel frattempo, il settore delle merci varie in colli allunga le gambe e fa meglio del previsto con un +2,4%. Poi arriva la batosta da parte delle rinfuse solide, che crollano di un devastante 54% e perdono 113.812 tonnellate. Come dovrebbe far piacere a tutti, questa contrazione è dovuta alla gloriosa sparizione del carbone e a un certo calo generale. Chi avrebbe mai detto che il carbone sarebbe finito sul banco degli imputati?
Beh, guardate un po’ il magico mondo dei trasporti marittimi nel Lazio, immersi in un tripudio di numeri che sembrano usciti da un romanzo di fantascienza, ma sono reali – almeno secondo le autorità che li celebrano come fossero oro colato. Il primo trimestre del 2026 ci regala un crollo epico dei prodotti metallurgici (-61,5%) e dei minerali grezzi (-60,8%), perché si sa, tutto ciò che è grezzo è passato di moda. Ma non temete, la categoria delle “altre rinfuse solide” prende vita con un’audace e insospettabile crescita del 72,7%, portandosi a casa 21.272 tonnellate movimentate, come se fosse la star dello show. Ah, e giusto per non dimenticare il traffico container, che fa la sua figura pur regredendo del 5,4%, con 26.428 Teu movimentati, poco più di una passeggiata nel parco.
E se pensavate che il trionfo fosse solo a Civitavecchia, vi sbagliavate di grosso. Il porto di Gaeta cala in campo con un traffico totale di 487.051 tonnellate, con un incredibile +4,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una prestazione da standing ovation, trainata a braccia da merci solide cresciute del 5,9%, mentre le merci liquide, più timide, si accontentano di un modesto +2,5%. Anche gli approdi si fanno notare, salendo del 13,6% per totalizzare 67 soste, numeri che possono far dormire sogni tranquilli ai naviganti. E non dimentichiamo Fiumicino, che sfodera un modesto ma prezioso +0,5% con 693.612 tonnellate, dove i prodotti raffinati alimentano l’illustre aeroporto Leonardo da Vinci, come se fossimo un modello di efficienza impeccabile.
Raffaele Latrofa, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, si cimenta nella solita narrazione trionfale, affermando:
“Il primo trimestre del 2026 conferma la solidità del percorso di crescita intrapreso dal sistema dei Porti di Roma e del Lazio e dimostra come Civitavecchia stia consolidando il proprio ruolo di hub strategico nel Mediterraneo.”
Certo, perché niente dice “hub strategico” come picchi di merci che crollano verticalmente e un rafforzamento fondato su valori che farebbero impallidire qualsiasi uomo d’affari. Ma non è tutto: Latrofa ci tiene a sottolineare l’exploit del comparto crocieristico con un aumento di passeggeri, soprattutto nel segmento “home port” – come se portare più turisti a fare selfie sia stata la risposta ai grandi dilemmi economici e logistici del nostro tempo. E per non farci mancare nulla, il nostro presidente sogna un “grande multipiano” per l’automotive. Già, perché il mondo aspettava solo un parcheggio multipiano per risolvere tutti i problemi della logistica portuale.
Ma Latrofa non si ferma qui, e con la stessa incrollabile fiducia prosegue:
“Stiamo portando avanti interventi strategici che saranno determinanti per il futuro dei porti dell’intero network laziale: dal completamento dell’ultimo miglio ferroviario al cold ironing, dalle opere previste dal PNRR ai progetti legati alla sostenibilità energetica e all’idrogeno, fino alla realizzazione del primo lotto del porto commerciale di Fiumicino.”
In sintesi, una lista infinita di buoni propositi e parole altisonanti che suonano bene agli orecchi di chi non osa chiedere conto della reale efficacia o dei tempi di queste “opere strategiche”. Naturalmente, tutto è condito da un tocco di “transizione ecologica”, perché ormai è d’obbligo – almeno sulla carta – promettere un futuro più verde mentre si continua a spingere sulla crescita incontrollata.
Nel frattempo, il porto di Gaeta si prende i suoi cinque minuti di gloria grazie a un +4,2% di traffico commerciale e all’aspirazione (mica da poco) di diventare il paradiso delle “navi boutique” e delle crociere di lusso. Proprio così, Gaeta si trasforma in un salotto esclusivo per l’élite marina, con tavoli di trattativa aperti tra Comune, Capitaneria di Porto e chiunque sia disposto a sognare in grande. Perché nulla dice turismo sostenibile come uno yacht da novanta metri ormeggiato a pochi passi dalla passeggiata.
E infine, la zuppa di numeri e proclami si chiude con un momento di comunione spirituale, dove Latrofa ringrazia la “squadra” tutta, che a suo dire era un «disastro umano» quando lui è arrivato e che ora, miracolosamente, si ricostruisce. Un toccante inno all’unità, condito da una frecciatina al passato e dalla promessa che gli investimenti e l’innovazione continueranno, senza dare troppi dettagli su come né quando.
Insomma, tra crolli sbandierati come nuove frontiere, sogni di parcheggi multipiano e crociere di lusso, il sistema portuale del Lazio si presenta come il modello perfetto di quella che potremmo chiamare “strategia del parlare senza far nulla”. Ma, si sa, in un’epoca di slogan, dati e greenwashing, meglio essere ottimisti con un pizzico di ironia. Perché, se non altro, di spettacolo ce n’è davvero tanto.



