Pasquetta e Primo Maggio a Milano: niente Cenacolo né Brera, perché farci sempre questo scherzo?

Pasquetta e Primo Maggio a Milano: niente Cenacolo né Brera, perché farci sempre questo scherzo?

Niente giornata di Pasquetta dedicata alla cultura a Milano, o meglio, per chi sperava in una visitina ai musei della gloriosa Grande Brera può rassegnarsi: probabilmente resteranno chiusi durante queste festività primaverili. Ovviamente, la chiusura è garantita dalla fatidica giornata di Pasquetta e poi si replica il primo maggio, festa dei lavoratori. Che gusto di festa, eh?

La notizia si è sparsa veloce: le rappresentanze sindacali hanno deciso di non firmare gli accordi per le aperture straordinarie di Pinacoteca, Biblioteca Braidense, Cenacolo e Mnad. Una “decisione sofferta, ma necessaria”, così ci tengono a sottolineare, perché mica gli piace chiudere i luoghi di cultura… no, vogliono solo insegnarci la bontà della resilienza lavorativa a suon di scioperi e disservizi.

I sindacati non ci vanno certo leggeri: la prefettura di Milano ha provato a mediare ma il direttore della Grande Brera pare abbia fatto orecchie da mercante. Secondo i dipendenti e i loro rappresentanti, il signor Crespi avrebbe persino deciso da solo e senza consultazioni l’organizzazione del lavoro e l’estensione dei giorni di apertura. Come se l’organico fosse abbondante o la fatica un dettaglio trascurabile. Invece no: mancano letteralmente le forze, ma lui puff, apre e chiude come vuole.

Insomma, a leggere la versione sindacale, i lavoratori sono “stremati” da carichi impossibili e incertezze che nemmeno in un film drammatico si vedono così bene. Il segretario generale della Fp Cgil Milano, Alberto Motta, ci tiene a chiarire che la protesta è tutta per “il rispetto degli accordi sindacali” e per quei poveri lavoratori che, tra mille sacrifici, tengono viva la cultura pubblica, anche se sembriamo dimenticarcene ogni giorno.

E non finisce lì. Sembra proprio che dietro questa storia si nasconda un complotto ai danni del lavoro stabile e della professionalità dei dipendenti pubblici. La strategia del momento, secondo il segretario generale Uilpa Milano, Giorgio di Mauro, sembra essere: “esternalizzare tutto”, trasformare tutto in precariato per poi ricattare chi lavora con meno diritti e tutele.

Un capolavoro di lungimiranza: si fa spendere milioni di euro per contratti con società esterne e consulenti, mentre basterebbe assumere e valorizzare chi già c’è, all’interno dei musei e degli uffici del Ministero. Ma si sa, per i sindaci della cultura vale più un consulente da ventimila euro al mese che un dipendente con un contratto regolare e un po’ di dignità.

In definitiva, la richiesta è chiara: investimenti veri, organici stabili e adeguati, relazioni sindacali serie e scelte coerenti con il fatto che i beni culturali dovrebbero essere patrimonio di tutti e non appannaggio di qualche gestione casinara.

Un’altra gemma: la Biblioteca Braidense

Non poteva mancare la ciliegina sulla torta di questa farsa culturale: la tanto celebrata iniziativa nella sala Teresiana della Biblioteca Braidense. Peccato che, a detta dei sindacati, abbia solo portato allo “svilimento del patrimonio culturale conservato”. Tradotto? Un uso privatistico e distorto degli spazi pubblici per fini di immagine, che tanto immagina quanto valore aggiunto ha creato davvero è tutto da dimostrare.

La loro nota è chiarissima: la valorizzazione dei beni culturali non passa certo attraverso queste pagliacciate mediatiche, piuttosto per un rispetto serio e costante del patrimonio, cosa che molto spesso qui a Brera sembra un optional. Quei musei e quelle biblioteche accendono i riflettori più per le polemiche che per meriti reali, e questa non è certo la prima volta.

Dunque, ecco servito il quadro completo: musei chiusi, lavoratori sfruttati, direttori che decidono da soli, soldi pubblici sprecati onerosamente e un bellissimo patrimonio culturale usato come vetrina di procedure discutibili. Ma tranquilli, il tutto sempre con la scusa del “bene comune”. A volte il teatro dell’assurdo è proprio sotto casa.

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