I fatti sarebbero più o meno così: la giovane avrebbe fatto amicizia con uno degli individui in questione mentre si trovava al locale di via Corelli. Dopodiché, ecco la ciliegina sulla torta, lui l’avrebbe convinta a uscire con lui. E qui, signori, arriva lo choc: sarebbe stata caricata in macchina e portata in un luogo così isolato che, indovinate un po’, sono spuntati fuori come funghi altri tre o quattro amici del simpaticone, pronti a prendere parte alla festa più orribile della sua vita.
Ora, non ci vuole un genio per capire che le indagini sono in corso, coordinate diligentemente dalla Procura di Milano e affidate alla mitica squadra mobile, quella che non dorme mai quando si tratta di casi patetici come questo. La vittima, per evitare di affidarsi al tifo popolare del web, ha fatto la cosa più sensata: si è diretta da sola in taxi verso la clinica Mangiagalli, dove il servizio di Soccorso violenza sessuale e domestica (Svsed, per gli amici) funziona 24 ore su 24.
Già, perché oltre a subire la violenza, la ragazza ha dovuto aggiungere l’odissea della burocrazia sanitaria e della denuncia in Questura. Almeno quella è stata rapida, dite? No, rilassatevi, l’intera macchina dello Stato non si muove con la velocità sperata, e le indagini, purtroppo, sono ancora in corso. Tra prove, testimonianze e—perché no?—disattenzioni assortite, la giustizia farà il suo corso, anche se a passo di lumaca.
La Solita Tragedia Annunciata
Nonostante le tante denunce, campagne di sensibilizzazione e servizi d’emergenza come lo Svsed istituiti proprio per questi casi, la realtà è che nulla cambia. Ogni volta è la solita trafila prevedibile: la vittima deve spogliarsi della sua dignità a bordo letto, poi rimbalzare tra ospedale, polizia e tribunali, mentre i perpetratori spesso restano nell’ombra o spariscono nei meandri della giustizia.
E non dimentichiamo la comica (tragica) situazione delle discoteche e locali notturni, luogo di divertimento ma anche di potenziali trappole mortali. Il “The Beach” di via Corelli, esempio perfetto di periferia milanese, si trasforma così da ritrovo notturno a teatro di violenza. Ma niente paura, tutti continueranno a ballare, bere e ignorare i rischi, in una danza macabra che si ripete, immutata e implacabile.
Indagini, Promesse e Realtà
Da parte loro, le autorità non lesinano promesse, dichiarazioni e dichiarazioni di intenti. Ma il sistema, lo sappiamo bene, spesso inciampa proprio quando si dovrebbe passare dalle parole ai fatti. Le indagini affidate alla squadra mobile di Milano procedono, dicono, ma senza scossoni apparenti che diano garanzia di giustizia rapida e certa.
A questo punto ci si può chiedere: quanti altri casi simili dovranno accadere perché il tessuto sociale, quello giudiziario e quello politico si decidano a muoversi con la determinazione che serve davvero? Oppure la retorica del “faremo luce” resterà solo una frase di circostanza, ripetuta come un mantra da palcoscenico?
In attesa di risposte che tardano ad arrivare e di un sistema in grado di proteggere più efficacemente le vittime, rimane solo da indignarsi quell’indignazione critica che scivola tra l’amarezza e l’insofferenza per un meccanismo purtroppo collaudato e brutale, che continua a strangolare la speranza di giustizia.



