Omicidio di Willy Monteiro Duarte dopo il pestaggio: all’Appello ter ergastolo per Gabriele Bianchi Terzo round per l’ergastolo di Gabriele Bianchi nel caso Willy Monteiro Duarte: perché la giustizia sembra un circuito infinito di pestaggi e processi

Omicidio di Willy Monteiro Duarte dopo il pestaggio: all’Appello ter ergastolo per Gabriele Bianchi

Terzo round per l’ergastolo di Gabriele Bianchi nel caso Willy Monteiro Duarte: perché la giustizia sembra un circuito infinito di pestaggi e processi

Finalmente una notizia che fa respirare tutta la giustizia italiana: Gabriele Bianchi è stato condannato all’ergastolo nel terzo appello per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte, quel giovane di appena ventun anni brutalmente ucciso durante un pestaggio a Colleferro la sera del 6 settembre 2020. Dopo vari rimbalzi e rinvii imposti dalla Cassazione, che ovviamente si è dovuta “fermare un attimo” per decidere sulle attenuanti generiche concesse precedentemente, ecco che la Seconda Corte di Assise di Appello di Roma ha finalmente dato il piacere a tutti di leggere la condanna a vita per quel giovane che si era macchiato di tanta ferocia.

Già, perché non si può dire che il sistema carcerario e giudiziario italiano abbiano affrettato i tempi, anzi: solo dopo l’ennesimo appello, richiesto con la tenacia del pm Francesco Brando e del pg Carlo Lasperanza, la sentenza definitiva arriva puntuale come un orologio svizzero. O quasi.

Una saga giudiziaria lunga quanto il peggior film horror

Nel merito, la vicenda del processo contro i fratelli Bianchi sembra uscita da un romanzo comico-tragico: in primo grado, entrambi erano stati condannati all’ergastolo – giusto per mettere subito le cose in chiaro. Poi, nel primo appello, la giustizia si è svegliata con un senso di pietà inesauribile, concedendo attenuanti generiche che hanno ridotto incredibilmente la pena a 24 anni per ciascuno. Una pena da «eh, scusate, siamo umani».

Ma la Cassazione, sempre attenta e puntigliosa, ha fatto ciò che si doveva fare: ha riconosciuto per tutti gli imputati la piena responsabilità per omicidio volontario. Per gli altri due accusati, la sentenza è stata rapidissima e definitiva – 23 anni per Francesco Belleggia e 21 per Mario Pincarelli. Più scorrevoli di una telefonata alle Poste.

Non fosse che, per i fratelli Bianchi, la Cassazione ha deciso di far partire un secondo appello, stavolta sulla questione delle attenuanti. E cosa è successo? Nella seconda chiamata in causa, la prigione è tornata ad aprire le sue porte più strette: per Marco Bianchi l’ergastolo è stato reso definitivo, mentre per il fratello Gabriele la pena è salita a 28 anni. Ma ovviamente, perché fare le cose semplici quando si può complicare?

E ora, dulcis in fundo, il terzo appello ha finalmente messo la parola fine alla pantomima condannando anche Gabriele Bianchi all’ergastolo.

Il compromesso perfetto tra giustizia e lentezza cronica

Questo caso dimostra in modo esemplare quanto la giustizia italiana sappia coniugare efficienza e lentezza moltiplicata. Fra attenuanti concesse e tolte, rinvii della Cassazione e tiri e molla processuali, si è assistito a un balletto giudiziario degno di un premio Oscar. Nel frattempo, i protagonisti di questa triste vicenda hanno visto scorrere anni – preziosi, inevitabilmente persi per le vittime e per la società.

Ah, ma chi siamo noi per giudicare? Dopotutto, cosa sarebbe la vita senza un po’ di suspense e di appelli con colpi di scena che lasciano tutti con il fiato sospeso?

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