Il Torino ha finalmente fatto il suo grande annuncio: al timone della rinascita granata ci sarà Ignazio Abate. Dopo due settimane di suspense degne di una telenovela estiva, la scelta si è risolta in modo così scontato da far sorridere gli sceneggiatori stessi. Era prevedibile, soprattutto dopo il solito, imprevedibile «no» di Aquilani, che ha preferito il confort di una poltrona meno scomoda, lontana dal protagonista di questo circo drammatico.
Al contrario, l’ex tecnico della Juve Stabia ha deciso coraggiosamente di buttarsi nella mischia, pronto a fare il suo debutto in Serie A con la maglia del Toro. Dopo un’accurata indagine sul mercato, in cui sono stati considerati nomi altisonanti come Di Francesco e persino Gilardino, senza contare le chiacchiere insistenti su Juric nelle ultime ore, la dirigenza ha scelto di cancellare ogni dubbio appena l’ora dell’aperitivo si è fatta fatale.
Abate diventerà così il 19° allenatore sotto la regia del presidente Urbano Cairo – perché, ovviamente, stabilità e lungimiranza sono concetti sovravalutati alla corte granata. Il compito che lo attende sarà il nobile tentativo di risollevare un Torino ormai sulle gambe, incapace di sfornare risultati convincenti o credibilità negli ultimi tempi.
Il contratto? Così accattivante da far girare la testa: un biennale da circa 750 mila euro a stagione, condito da un premio per piazzamenti europei. Nulla di eclatante, certo, ma abbastanza per farci dimenticare le passerelle a vuoto del passato. Del resto, non si poteva chiedere di meglio a chi, da calciatore, ha già calcato quel terreno di gioco nel lontano 2008/09, stagione storicamente memorabile per la retrocessione in Serie B – un dettaglio nostalgico che ci ricorda quanto siano ciclici i problemi granata.
Insomma, il Torino si affida all’uomo di casa, sperando che stavolta la storia non si ripeta. Non resta che fare gli auguri a Abate: abbia la pazienza di un santo e una buona dose di ironia per affrontare ciò che altri non sono riusciti a gestire.



