Milano si riempie di solidarietà palestinese: centinaia scendono in strada da Segesta, chissà quali miracoli aspettarsi

Milano si riempie di solidarietà palestinese: centinaia scendono in strada da Segesta, chissà quali miracoli aspettarsi

Che sorpresa, tornano in piazza i paladini della Palestina, ma questa volta con un nuovo twist scenografico degno di un film di serie B. Il 23 maggio, puntuale come un orologio svizzero, il solito corteo di solidarietà per il martoriato popolo palestinese è partito da piazzale Segesta, zona San Siro. Una manifestazione quasi intima, con qualche centinaio di intrepidi partecipanti, pronti a snocciolare le loro verità lungo un percorso che avrebbe fatto invidia a chiunque ami i giri turistici di Milano. Il serpentone si è poi snodato enigmatica tra via Civitali, Morgantini, Dolci e Albertinelli, per tornare da dove era partito: come in un eterno ritorno dell’uguale, ma con la sensazione di un déjà vu particolarmente stucchevole.

Come sempre, il cuore pulsante della manifestazione erano i bellissimi temi socio-politici da sollevare, come la sacrosanta decisione del Comune di Milano di non sospendere il gemellaggio con Tel Aviv. Un argomento che, ovviamente, ha messo a dura prova l’unità della maggioranza cittadina, rivelando quel famoso “tira e molla” tipico delle alleanze politiche italiane: un po’ questo, un po’ quello, ma mai una posizione chiara, perché potrebbero offendersi gli amici giusti o, peggio ancora, i nemici opportuni.

Nel frattempo, dal solido quartier generale del centro sociale Vittoria arriva una dichiarazione così limpida e coerente da far arrossire persino gli intellettuali più rigidi. In una nota che sembra un pamphlet da manuale di propaganda, ci viene spiegato con dovizia di termini altisonanti che la vera responsabilità di chi sostiene la causa palestinese è quella di scagliarsi contro il “geocidio” del popolo palestinese, denunciando senza mezzi termini il sionismo e l’imperialismo – definito con estrema delicatezza un “cancro” che minaccia l’umanità intera. Non uno scherzo, eh. Inoltre, si aggiunge che questi sistemi non solo perpetuano l’assuefazione al dolore, ma incarnano anche le magnifiche virtù della disuguaglianza sociale, lo sfruttamento di massa, la povertà galoppante in tutto il mondo e, ovviamente, la guerra come mezzo creativo e produttivo per ovviare a sciagure di dimensioni industriali. Insomma, un ritratto a tinte forti, da gustare sorseggiando un aperitivo.

Mobilità e deviazioni: l’arte dell’intralcio

Naturalmente, per garantire che il corteo svolgesse la sua missione con la solita efficienza tutta italiana, l’azienda dei trasporti milanese, Atm, ha dovuto tirare fuori dal cappello qualche deviazione fantasiosa, che ha trasformato un tranquillo sabato pomeriggio in una piccola odissea urbana degna di una commedia grottesca. Qualcuno si è dovuto arrendere al fatto che il tram 16 non avrebbe coperto il tratto tra De Angeli e Monte Velino. Ma non è finita qui: il bus 49 ha deciso di saltare la corsa tra via Morgantini/Capecelatro e Lotto, mentre il bus 98 ha affettuosamente ignorato il percorso tra piazzale Siena e Lotto. Insomma, chi pensava di muoversi liberamente per Milano quel giorno ha potuto sperimentare in prima persona il brivido dell’inaspettato, fra deviazioni, attese e il solito buongusto del trasporto pubblico meneghino.

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