Che gioia infinita per i 420 sfortunati che si sono visti sbattere la porta in faccia da KTM Gruppe, il glorioso marchio austriaco di motociclette che ha deciso di dire addio alla produzione. L’Unione Europea, con quella generosità tipica delle istituzioni che muovono montagne di burocrazia, ha pensato bene di approvare una proposta della Commissione per stanziare la modica cifra di 1,8 milioni di euro dal Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione (EGF), perché, si sa, ogni disoccupato dev’essere coccolato con un pacchetto di aiuti.
Il voto? Una strameritata maggioranza: 584 sì, un paio di dissidenti (39), e qualche indeciso (13) a testimonianza dell’immenso consenso democratico dietro a questa mossa da manuale. Un pacchetto da 3 milioni, 60% dall’EGF e il resto (1,2 milioni) a carico del servizio pubblico austriaco, mentalmente progettato per consolare le vittime della licenziata catastrofe con corsi di ricollocamento, assistenza alla ricerca di lavoro e – non potevano mancare – indennità di formazione. Insomma, tutto il contorno perfetto per far finta di risolvere un problema gigantesco.
È ironico pensare che KTM, un tempo orgoglio delle due ruote europee, abbia vissuto un «piccolo» tracollo finanziario accompagnato da un’implacabile caduta nelle vendite proprio nel 2024, quando la catena di approvvigionamento ha deciso di sabotare ogni speranza di ripresa. Da qui, il consueto copione tragico: fallimento evitato all’ultimo, produzione sospesa ad aprile 2025, ma prontamente riavviata sotto una coltre di tagli alle spese che farebbero arrossire persino un contabile svizzero.
Il magico Fondo di Adeguamento alla Globalizzazione: la panacea per tutti i mali lavorativi
Il regolamento del Fondo Europeo di Adeguamento alla Globalizzazione 2021-2027, una novella panacea, ha come missione la «nobile» causa di sostenere operai e lavoratori autonomi lasciati senza sedia a causa di ristrutturazioni inattese e di ampio raggio. Il meccanismo prevede il via libera ai fondi solo se almeno 200 lavoratori perdono il lavoro in un determinato arco temporale, chissà se applicano la stessa severità nella burocrazia quotidiana.
Il passaggio dalla proposta alla realtà concreta è un tripudio di burocrazia gentilmente offerto dalla Commissione, che spinge la proposta di finanziamento verso il Parlamento Europeo e il Consiglio, dove il tutto viene immortalato nei numeri e nelle votazioni solenni. Fino a oggi, dicono con ragionevole orgoglio, l’EGF ha aiutato oltre 181.000 persone in 20 Stati membri, con 186 casi seguiti e ben 727 milioni di euro spesi in questa bolla di solidarietà istituzionale.
Insomma, una macchina perfettamente oliata per affrontare crisi che, pudicamente, non risolvono nulla ma alleviano un po’ l’imbarazzo istituzionale di fronte a licenziamenti di massa; una sorta di cerotto che tenta di coprire ferite da taglio netto, mentre il vero problema di fondo rimane misteriosamente lontano dall’agenda.



