Ligabue inaugura il nuovo tempio milanese dello showbiz mentre Fiorella Mannoia spunta dal nulla sul palco per farci sognare un miracolo

Ligabue inaugura il nuovo tempio milanese dello showbiz mentre Fiorella Mannoia spunta dal nulla sul palco per farci sognare un miracolo

Immaginate un evento che ci viene venduto come “l’inaugurazione di una nuova era” per la musica live a Milano, un’autentica svolta epocale: ecco il mitico Unipol Dome, appena aperto, ma già vestito del glorioso titolo di “nuova casa della musica”. Fantastico, no? Ma la vera cerimonia è affidata a Luciano Ligabue, che, con un palco già sold out, si prende la gloria di aprire la stagione. Come se non bastasse, il titolo “La prima notte – Music Opening Ceremony” sembrava un invito a pensare a qualcosa di memorabile. E indovinate un po’? Le aspettative non sono state certo tradite… o forse sì, dipende dal punto di vista.

Il clou da manuale è l’ingresso a sorpresa di Fiorella Mannoia, che ce la manda a bere con una apparizione quasi cinematografica subito dopo il pezzo inedito “Nessuno è di qualcuno”. Ovviamente, ci si commuove, visto che il brano parla di violenza sulle donne – tema sacrosanto, eh – e ogni centesimo raccolto va alla Fondazione Una Nessuna Centomila. Una mossa perfetta, quasi da premio Oscar del buonismo consolatorio. Ma la Mannoia non si ferma qui: annuncia il ritorno dell’evento benefico, sempre più classico, fissato per il prossimo 21 settembre all’Arena di Verona. Perché nulla dice “musica dal vivo” come una bella rivisitazione annuale del déjà-vu filantropico.

Ovviamente è tutto spettacolo, con il solito mix di coinvolgimento emotivo e marketing culturale ben oliato. E mentre la platea applaude tra una lacrima e l’altra, il sistema si autoalimenta: musica e impegno sociale diventano lo specchio perfetto di un’industria che non vuole rinunciare al suo appeal, né alle luci della ribalta. Insomma, un bozzolo dorato che racchiude il solito carosello di promesse, buona volontà e – perché no – qualche concerto decente.

Un’occasione per ridisegnare il panorama (o almeno provarci)

Questa apertura del nuovo spazio milanese non è solo una data sul calendario degli eventi: è una sfida evidente al monopolio dei grandi palchi e un segnale forte di come la musica live voglia rifarsi il look nella stagione post-pandemica. Con corridoi pronti ad accogliere migliaia di fan, e un cartellone che promette scintille, il Unipol Dome si presenta come la chimera della rivoluzione culturale. O al massimo, come l’ennesimo tentativo di dare una parvenza di novità a un meccanismo che da anni gira a vuoto.

Non ci si può aspettare che ogni evento sia il bilancio perfetto tra intrattenimento e impegno sociale, ma il rischio è che col tempo rimanga solo la patina dorata, senza alcuna sostanza. Il rischio? Proprio quello di assistere a queste cerimonie come a una festa di compleanno dove a gonfiare i palloncini ci pensa soprattutto il marketing. E le vere questioni, magari, rimangono appese agli angoli del palco, lontane dai riflettori.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!