La galleria dove meditare è diventato il nuovo must dell’arte da respirare come un mantra hipster

La galleria dove meditare è diventato il nuovo must dell’arte da respirare come un mantra hipster

Nel cuore pulsante di Milano, ecco un posto dove l’arte smette di annoiarci come un quadro appeso in un museo e si trasforma in un’esperienza sensoriale—perché guardare è troppo banale, vero?

Da più di tre anni, il The Prism Core Center si propone come l’ennesimo santuario per chi vuole “vivere” l’arte, non semplicemente subirla passivamente. Perché limitarsi a contemplare, quando puoi sentirti immerso e quasi soffocato da essa?

Questa galleria permanente, figlia del più ampio progetto The Prism, promette al visitatore molto più di una tradizionale passeggiata tra quadri e sculture: un’immersione totale nelle visioni e nelle idee che emanano da ogni installazione, come se potessimo davvero toccare l’ispirazione con mano.

Quando l’arte non è più solo vista, ma un viaggio obbligatorio

L’ambizione? Far dimenticare ai visitatori che sono solo turisti in cerca di #contenutiinstagrammabili. Qui si parla di esperienze che, a detta degli ideatori, dovrebbero cambiare la percezione dell’arte stessa. Perché ormai è imprescindibile che ogni mostra abbia un’impronta “multisensoriale” per giustificare prezzi e biglietti salati.

E così, tra luci psichedeliche, suoni avvolgenti e spazi dove perdersi, il The Prism Core Center attrae quel pubblico che crede di trovare dell’arte “vera” e originale—così originale da sembrare talvolta un set cinematografico senza copione.

Un format che spopola, o solo un altro tentativo estetico mascherato da innovazione?

Chiaramente, non potevano mancare i sostenitori di questa formula “innovativa” che sembra un po’ la risposta italiana a tutte le grandi attrazioni immersive che proliferano nelle capitali europee. Un’occasione per sentire l’impressione di stare dentro un’opera d’arte senza dover nemmeno sforzarsi troppo, perché la tecnologia si fa carico di ogni dettaglio.

Eppure, non sarà che dietro a tanta spettacolarizzazione si nasconda una certa difficoltà nel confrontarsi con l’arte vera, quella che magari non ti avvolge nell’iperstimolazione ma ti sfida e ti provoca?

Arte da vivere o da consumare in fretta?

Il dubbio che rimane è se questa rincorsa alla “esperienza totale”, all’installazione che tutto abbraccia, non rischi di appiattire la lettura critica dell’arte. Invece di ampliare gli orizzonti, si finisce per proporre una reinterpretazione disincantata e spettacolarizzata, pronta a essere consumata come un prodotto qualunque.

Non vorremmo mica che il The Prism Core Center diventi solo un altro capitolo della lunga storia di come l’arte moderna si trasforma in fast-food culturale, confezionato per un pubblico sempre più distratto e meno disposto a faticare. Dopotutto, chi vuole impegnarsi per un messaggio profondo quando si può avere tutto in pasto pronto e sotto forma di show multimediale?

In definitiva, più che una “galleria permanente” sembra un parco giochi per adulti a caccia di stimoli facili e di un selfie memorabile da mostrare agli amici. Una vera esperienza dell’arte, dunque? Forse sì, ma solo se avete il coraggio di chiamarla così.

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