Kkr investe su Milano perché a New York si annoiano troppo presto

Kkr investe su Milano perché a New York si annoiano troppo presto

Annunciando l’apertura di un ufficio a Milano, il colosso americano degli investimenti Kkr ci regala l’ennesima brillante dimostrazione di lungimiranza. La nuova sede non è altro che un modo per ribadire il suo “impegno a lungo termine in Italia” espandendo la presenza in quella che definiscono con un certo orgoglio una delle maggiori economie europee, come se qualcuno ne avesse dubitato.

L’ufficio milanese sarà la base operativa per le attività di investimento che spaziano dal private equity alle infrastrutture, passando per real estate, credito e… rullo di tamburi… soluzioni assicurative. Un vero e proprio centro nevralgico chiamato a “rafforzare partnership” con i clienti e a sviluppare il segmento private wealth nel nostro Bel Paese, il tutto sotto la sapiente guida di Marco Fontana e del direttore del private equity italiano, Nicolò Della Casa.

Un mercato da 10 miliardi di… promessa e realtà

Secondo la stessa società, l’Italia è nel mirino di Kkr da oltre vent’anni: ben 10 miliardi di euro di capitale investito dai tempi di quando il Wi-Fi era roba da fantascienza (dal 2005, per la precisione). I settori preferiti? Private equity, infrastrutture, real estate e credito, giusto per non mettersi limiti. Hanno scelto di puntare su FiberCop, Enilive e Cmc, come se bastasse investire un po’ qua e un po’ là per trasformare magicamente un mercato complesso.

Il tutto incorniciato da una narrazione zuccherosa e politically correct, che parla di collaborazione con aziende strategiche e della centralità dell’Italia nella crescita europea. Non male come manierismo retorico a uso e consumo dei giornalisti finanziari.

Joe Bae e Scott Nuttall, co-amministratori delegati di Kkr, non si risparmiano in discorsi altisonanti:

“Da molti anni, l’Italia è un mercato importante per Kkr. Oggi è sempre più chiaro l’impegno del Paese per rafforzare l’economia, sostenere i settori chiave e creare le condizioni per investimenti di lungo termine, e noi vediamo opportunità crescenti per il capitale privato. Aprire un ufficio a Milano ci permette di stare più vicini ai partner e sostenere gli investimenti cruciali per la crescita dell’Italia.”

“Essere più vicini” ai partner: la scusa perfetta

Se mai ve lo foste chiesto, si scopre quindi che finora Kkr non era proprio “vicinissima” ai suoi partner italiani, nonostante investimenti per dieci miliardi di euro. Ma nulla di cui stupirsi: niente dice più “impegno serio” come aprire una filiale dove, guarda caso, si concentra il potere economico e politico del Paese.

Sempre per voce dei super manager Mattia Caprioli e Tara Davies, co-responsabili di Kkr Emea, il trend è chiaro: un’Italia in piena “competitività, investimenti e modernizzazione”. Peccato che questa narrazione positiva dimentichi un dettaglio fondamentale: a fronte di grandi promesse, l’Italia rimane uno dei Paesi europei con più ostacoli burocratici, incertezze politiche e una lentezza amministrativa da record mondiale.

Ecco allora il ritorno della favola dell’apertura milanese come “passo naturale” in una strategia più ampia che prevede “progressiva localizzazione”, un concetto che – senza girarci troppo intorno – tradotto significa portare le risorse precisamente lì dove si fa più comodo, formalizzando una presenza che potrebbe anche non voler dire molto sul piano reale.

Così si chiude il cerchio: Kkr che investe da vent’anni, con cifre miliardarie, sposta la bandierina a Milano e ci rassicura che tutto andrà meglio ora, perché “la piattaforma globale” sarà ancora più presente sul territorio. Nel frattempo, l’Italia continua il suo eterno balletto tra ambizioni europee e una realtà che non si lascia piegare facilmente dalle magnifiche sorti e progressive degli investitori stranieri.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!