Italia nel 2027 fanalino di coda in crescita ma campione europea del debito: chi è che spende così poco e accumula così tanto?

Italia nel 2027 fanalino di coda in crescita ma campione europea del debito: chi è che spende così poco e accumula così tanto?

Ah, l’Italia, quel gioiellino del Mediterraneo che quest’anno si ritrova terzultima nella classifica di crescita economica europea, meglio solo di Irlanda e Romania. Ma non preoccupatevi, sarà ultima, e con orgoglio, nel 2027. Secondo le strepitose nuove previsioni primaverili della Commissione europea, il Paese del Bel Paese si trascinerà appresso un’inflazione ancora antipatica, che quest’anno si è accontentata di rallentare un po’ grazie allo “shock” provocato dalla guerra in Iran – proprio così, come se ce ne mancassero altre. Nel 2026 si attende comunque una fastidiosa inflazione al 3,2%, che si tradurrà in un’ulteriore mazzata sul potere d’acquisto degli stipendi. Ma almeno l’Italia si consolerà conquistando un brillante (addirittura unico) primato: sarà la regina del debito pubblico rispetto al Pil, superando la “fortunata” Grecia con un invidiabile 139,2%.

La gloriosa Commissione europea ha rivisto le stime di crescita del Pil per l’Italia al modesto +0,5% nel 2026; niente a che vedere con quel +0,8% previsto lo scorso autunno o con l’ancora più ottimistica attesa del governo, che nel Documento di finanza pubblica sperava in uno 0,6%. Per il 2027, invece, la crescita scende ancora, fino a un ridicolo +0,6% rispetto al precedente +0,9%. Indovinate un po’? È la più bassa fra tutti gli Stati membri dell’Unione.

Quest’anno i consumi decidono di fermarsi, col potere d’acquisto che si affloscia come una torta sgonfia, mentre le esportazioni nette diventano un problema per la crescita, soprattutto grazie al contributo sempre altruista della guerra in Medio Oriente, che si fa sentire in ogni angolo della domanda. Gli investimenti? Beh, rallentano, specie nel settore delle costruzioni residenziali, costretti a battere ritirata. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza fa quello che può, continuando a spingere sulle infrastrutture e le attrezzature, ma i soliti intoppi geopolitici e l’aumento dei tassi di interesse mettono i bastoni tra le ruote. Ah, e non dimentichiamo il tocco finale: i dazi statunitensi e le interruzioni delle filiere dovute alla guerra faranno peggiorare le esportazioni e ridurranno pure le importazioni. Che favola.

Nel 2027, invece, la produzione dovrebbe tirare un sospiro di sollievo e crescere dello 0,6%, grazie a una tanto agognata ripresa del commercio globale e a una misteriosa “normalizzazione” dei prezzi. I consumi privati continueranno a rimanere piuttosto contenuti, con investimenti in crisi per il calo dell’edilizia e per la scadenza del Pnrr. Le esportazioni nette, finalmente, dovrebbero dare una mano alla crescita. Bentornati segnali di vita.

Per quanto riguarda il rapporto tra debito e Pil, non c’è proprio nulla di cui rallegrarsi: si prevede che schizzerà al 139,2% a fine 2027, in salita rispetto al 137,1% del 2025. E non è tutto: queste previsioni sono peggiori persino di quelle fatte lo scorso autunno, che immaginavano un modesto 137,2% a fine 2027. La Commissione attribuisce questo capolavoro ad un combinato disposto di tassi d’interesse troppo elevati rispetto alla crescita economica – perchè, si sa, tutto va sempre secondo i piani – oltre a “consistenti aggiustamenti stock-flusso” legati a regali generosi come il Superbonus. Per fortuna, il deprezzamento del debito grazie agli avanzi primari resta modestissimo, come il sorriso di un ospite indesiderato alla porta.

Se queste previsioni saranno confermate, l’Italia supererà la Grecia nel famigerato rapporto debito/Pil nel 2027, mentre Atene dovrebbe miracolosamente scendere al 134,4% grazie a una “robusta” crescita nominale e persistenti avanzi di bilancio primari, partendo dal già preoccupante 146,1% del 2025. Che sollievo.

Il coro delle opposizioni tra emergenza e urgenze

Nel frattempo, le opposizioni si scatenano, e con più che giustificato veleno. Secondo loro, questi dati, insieme a quelli presentati nello studio dell’Istat appena diffuso, tracciano “un quadro di emergenza nazionale oggettiva, che pretende una risposta politica immediata”. Un’esplosione di buon senso, diremmo, visto che impera il disinteresse cronico.

I presidenti dei gruppi parlamentari al SenatoRaffaella Paita di Italia Viva, Francesco Boccia del Partito Democratico, Luca Pirondini del Movimento 5 Stelle e Giuseppe De Cristofaro di Alleanza Verdi e Sinistra – hanno mandato una lettera al presidente Ignazio La Russa, sollecitando che venga chiamato con urgenza il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, a riferire davanti all’assemblea di Palazzo Madama. Perché ovviamente non è il momento di perdere tempo.

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