Il CEO di Stellantis scommette che le auto cinesi stanno per conquistare l’America del Nord: davvero, siamo a questo punto?

Il CEO di Stellantis scommette che le auto cinesi stanno per conquistare l’America del Nord: davvero, siamo a questo punto?

Antonio Filosa, CEO di Stellantis, sembra vivere in un mondo di opportunità inesauribili, soprattutto quando si tratta di espandere le “partnership” in Nord America. Ovviamente, non si fa scrupoli a parlare di riempire gli stabilimenti e aumentare le vendite, magari producendo veicoli di marca cinese fuori dagli Stati Uniti. Perché, si sa, sfruttare gli altri è sempre più comodo.

In una conferenza stampa, dopo una giornata dedicata agli investitori nella sede nordamericana vicino a Detroit, Filosa ha dichiarato candidamente che la compagnia “per certo” vede spazi per portare l’accordo con la cinese Zhejiang Leapmotor Technology Co. in Messico e forse anche in Canada. Negli Stati Uniti, invece, dimenticatevelo: “Ora non c’è spazio negli Stati Uniti. Non lo vediamo,” ha detto con disarmante onestà.

Sembra che la grande preoccupazione degli storici produttori di automobili, soprattutto quelli con radici solide come Stellantis, non sia tanto il mercato, quanto l’invasione di produttori cinesi in Nord America, che potrebbe essere una porta spalancata verso i consumatori americani. Un’ipotesi che rende la questione tanto interessante quanto comica, considerando che le stesse aziende stanno ben strette nelle loro quattro mura.

Facendo una deviazione verso il Canada, che si rivela l’eldorado delle politiche tariffarie permissive: qui, infatti, si autorizzano ogni anno circa 49.000 veicoli elettrici made in China a entrare sul mercato con una tariffa del 6,1%. Davvero una favola per chi cerca alte barriere protettive.

La ciliegina sulla torta è il grande stabilimento di Stellantis a Brampton, perla dell’Ontario e sobborgo di Toronto. Un luogo magico dove non si costruisce un nuovo modello dal dicembre 2023, data in cui è finita la produzione di Dodge Charger e Challenger. Forse la speranza è che i veicoli cinesi possano finalmente rimettere qualcosa in moto.

Secondo un’indiscrezione di qualche settimana fa, Stellantis sta valutando con Leapmotor la produzione di veicoli elettrici in Canada. Nulla di certo, ma si sa, un po’ di brainstorming fino a quando non si trova il modo di scaricare i costi altrove non guasta mai.

Filosa non si nasconde dietro un dito e ammette che la collaborazione con Leapmotor è sempre più ampia, servendo da trampolino per far crescere le vendite, imparare dai cinesi e soprattutto condividere le spese capitali – perché in fondo qualcuno deve pur pagare.

Dal 2023 Stellantis detiene inoltre la maggioranza (51%) di una joint venture con Leapmotor, che comprende i diritti esclusivi di vendita e produzione dei loro veicoli al di fuori della Grande Cina. Un’alleanza raffinata, soprattutto perché… Stellantis è anche il più grande azionista di Leapmotor, con una quota del 21%. Un modo elegante per mettere tutte le uova nello stesso paniere, o meglio, nella medesima frittata.

La settimana scorsa sono stati ufficializzati ulteriori ampliamenti di questa “partnership” con i cinesi, più la nascita di una joint venture europea con Dongfeng. Perché se il gioco si basa sull’espansione globale, bisogna giocare da campioni senza limiti di pudore.

A proposito degli USA, Filosa non chiude completamente la porta a collaborazioni con marchi non cinesi. Ad esempio, ha accennato a una possibile partnership con Jaguar Land Rover, dopo l’annuncio di un’esplorazione congiunta avvenuto appena qualche giorno fa. Che magnanimità.

Filosa ha spiegato:

“Vediamo potenzialità di collaborazione negli USA con altri progetti. Collaborare con JLR può funzionare molto bene per entrambe le parti perché il profilo di ciò che industrializziamo e costruiamo non è poi così diverso… quindi c’è un po’ di sinergia nella concezione del prodotto che possiamo condividere.”

Un’indubbia teoria da mastermind che, tradotta in parole povere, significa: se non riusciamo da soli a conquistare il mercato americano, almeno proviamo a farci aiutare da qualcuno che ha problemi simili e un profilo produttivo “non troppo diverso”. Tanto vale fare squadra, perché la competizione è faticosa e meglio condividere le fatiche… e i guadagni scarsi.

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