Isaias Gonzalo Linares Melendez fa il morto davanti al gip sull’omicidio alla Certosa: troppo difficile parlare, vero?

Isaias Gonzalo Linares Melendez fa il morto davanti al gip sull’omicidio alla Certosa: troppo difficile parlare, vero?

È proprio il caso di dire che il diritto al silenzio è stato esercitato alla perfezione: Isaias Gonzalo Linares Melendez, ventenne fresco di arresto per l’omicidio pluriaggravato di Gianluca Ibarra Silvera, ha deciso di non aprire bocca durante il suo interrogatorio. Come uno che sa di esserci caduto con tutte le scarpe ma preferisce rimandare le chiacchiere a tempo indefinito.

Per chi fosse interessato al modus operandi dell’arresto, il giovane è stato “elegantemente” rintracciato a Bardonecchia, ovvero al confine con la Francia, a bordo di un autobus. Evidentemente pensava che la compagnia di viaggio internazionale avrebbe camuffato la sua presenza, ma la squadra mobile di Milano in tandem con la polizia di frontiera aveva altre idee, realizzando un’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare che ha lasciato poco spazio al romanticismo.

La magistratura, composta dal giudice per le indagini preliminari Sara Cipolla, del pubblico ministero Elio Ramondini e dell’aggiunta Bruna Albertini, non ha usato mezze misure: omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Per chi ama il gergo burocratico, suona decisamente come un “bravo conciatelo a dovere”.

Ecco che il nostro amico d’Oltralpe ha alzato un muro di silenzio davanti al giudice, lasciando così aperto ogni punto di domanda su questo thriller metropolitano.

Il secondo protagonista del dramma si chiama Jefferson

Nel frattempo, sul palco del crimine, c’è anche un secondo attore. Jefferson Smit Echevarria Verano è stato fermato già qualche giorno prima, il 5 giugno. Durante il suo interrogatorio ha negato di avere inferto i colpi fatali, forse sperando che la negazione valesse come scudo d’oro. Gli investigatori, però, sostengono che Gianluca Ibarra Silvera, 22 anni, sia stato accoltellato mentre giaceva inerme sul terreno. Insomma, un assolo di giustizia sommaria degno di un film noir.

L’aggressione: una messinscena degna di un teatro di periferia

Il sipario si è alzato la sera del 26 maggio presso la stazione ferroviaria di Milano Certosa. Alle 21:50 circa, in quel sotto-passo della stazione, sarebbe scoppiato un battibecco tra bande rivali—il classico scenario che sa di prevedibile e già visto. L’evoluzione? Una litigata degenerata poco prima delle 22:15, accompagnata da una coreografia da film cult delinquenziale: i “bravi ragazzi” si posizionano lungo il binario 1 per tagliare ogni via di fuga agli “avversari”. Poi, attraversano la massicciata, circondano i tre ragazzi, trasformando un ennesimo litigio in un’imboscata degna di un’epopea criminale.

La vittima e i suoi amici hanno tentato la fuga lungo banchina e binari. Il gruppo inseguiva con stile classico: sassi e bottiglie di vetro, come se fosse ancora il Medioevo e non una stazione ferroviaria nell’era moderna.

Il pestaggio improvvisato e la morte annunciata

Come in ogni trama che si rispetti, il fratello e un amico di Gianluca sono riusciti a salvarsi nascondendosi, ma il povero ventiduenne non ha avuto la stessa fortuna. Colpito da un oggetto, è caduto più volte e il branco famelico lo ha raggiunto sul pavimento della stazione per un finale da manuale dell’orrore: calci, pietre e, ciliegina sulla torta, una trentina di coltellate su tronco, schiena e arti. Più che un’aggressione, una scena da film horror con una sceneggiatura scritta da imbecilli.

Dopodiché, come se fosse un rifiuto da smaltire, il corpo è stato trascinato e lasciato tra i binari e la recinzione della stazione. Il personale sanitario è arrivato per quello che è stato solo un inutile tentativo di salvataggio: Gianluca è morto alle 23:30 in ospedale a causa delle ferite mortali.

Ma la vera domanda è: come si arriva a trasformare una stazione in un ring mortale? E come si può chiamare “giustizia” un episodio del genere? La faccenda è complicata, ma i protagonisti fanno di tutto per mantenere vivo lo spettacolo, alimentando una tragedia con silenzi, negazioni e un’escalation di violenza che avrebbe dovuto fermarsi molto prima.

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