Al aeroporto di Fiumicino, vita movimentata nella saletta d’attesa: il senatore triestino di Fratelli d’Italia, Roberto Menia, si è permesso di ricordare a una coppia omosessuale che scambiava effusioni che, beh, ci sono delle regole di educazione che dovrebbero valere per tutti. Che coraggio, vero?
Ovviamente, la coppia non ha preso benissimo la ramanzina e ha subito bollato il senatore come «omofobo». Lui, da vero galantuomo, si è limitato a rispondere con classe: «Mi hanno detto che sono una brutta persona». Poche parole, ma molto chiare.
Nel frattempo, il capogruppo del M5S a Palazzo Madama, Luca Pirondini, presente nello stesso aeroporto, ha pensato bene di intervenire, invitando il senatore a calmarsi e, soprattutto, a evitare di fare lezione di buone maniere agli altri. Una vera dichiarazione di pace in tempi turbolenti.
Menia non si è fatto intimorire nemmeno dall’intervento di un’assistente dell’aeroporto, che ha confermato come lui sia stato insultato e minacciato. Chi punta il dito sul timore? Niente paura, nessuna paura, solo tanta convinzione di chi crede che “le regole di educazione valgono per tutti”.
Per essere così equo da manuale, il senatore ha addirittura specificato che il concetto vale «anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra». Una giravolta da manuale, che ha tutta l’aria di un tentativo di ripulire la figuraccia con una pennellata di diplomazia.
Il colpo di grazia di Ivan Scalfarotto
Ma il siparietto non poteva finire senza l’intervento del senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, che ha svelato la vera natura del battibecco: «Un senatore che si alza per redarguire due ragazzi colpevoli di una carezza non dà una lezione di educazione: ne dà una di intolleranza». Ah, la verità, quella fastidiosa compagna.
Secondo Scalfarotto, il tutto viene condito da una dose extra di spocchia, di chi pensa che lo spazio pubblico sia una proprietà privata e che le coppie possano essere divise in normali e tollerate, come un club esclusivo con regole non scritte.
Senza giri di parole:
«Si chiama omofobia e non smette di esserlo perché la si traveste da galateo. Del resto Menia è lo stesso senatore che in Aula, in pieno dibattito sul sostegno all’Ucraina, definì Macron ‘femmineo’. Chi insulta un capo di Stato si candida pure a custode delle buone maniere altrui? Cominci dalle proprie».
Insomma, una lezione di stile che fa rimpiangere la buona educazione, almeno quella autentica, prima che qualcuno decidesse arbitrariamente di riscriverla a proprio piacimento. Ecco cosa succede quando si confonde il galateo con il pregiudizio.



