Il prossimo giro di giostra per la fantasmagorica tech britannica

Il prossimo giro di giostra per la fantasmagorica tech britannica
City Road e Old Street nel cuore del Nord di Londra. Nato nel 2008 e diventato famoso nel 2010 grazie al brillante David Cameron, allora neoeletto Primo Ministro, che vedeva in questa zona il motore della crescita economica britannica. Cameron declamò con foga che se la Silicon Valley è un modello, perché nessuno nel mondo avrebbe dovuto rubare quel primato? Con entusiasmo profuso, lanciò il verbo di “qualcosa si muove a East London”, con tutta l’energia di chi vende aria fritta: da una quindicina di start-up si era passati a un centinaio in pochi anni, per un futuro tecnologico da cui l’Inghilterra non poteva più sottrarsi.

Grazie a questa vigorosa propaganda, è nato l’iniziativa “Tech Nation”, che in teoria ha aiutato centinaia di start-up, alcune delle quali sono addirittura diventate le cosiddette “unicorni” – termine molto trendy per indicare quelle aziende dalla valutazione sopra il miliardo. Ma alla prova dei fatti, la favola ha cominciato a perdere il suo incanto. Dopo il terremoto politico del Brexit nel 2016, la successiva gestione poco lungimirante di Theresa May ha autorizzato la vendita di Arm Holdings, il gioiello tecnologico britannico, ai giapponesi di Softbank. Nessun dramma, solo un piccolo dettaglio per il palcoscenico mondiale.

E poi è arrivata la pandemia: il lavoro da casa ha fatto scendere l’appeal dell’area già meno scintillante, e alla fine pure il governo ha tolto il tappeto rosso sotto ai piedi di “Tech Nation”, smantellandola nel 2023. Ma vuoi vedere che tutti i discorsi nostrani sul rilancio del Regno Unito come la Mecca dell’innovazione finiscono sempre così? Sì, infatti.

Se mai vi fosse rimasto qualche residuo di ottimismo, è arrivata la London Tech Week, evento che ha radunato più di 30.000 persone, tra start-up e investitori, per dimostrare che la tecnologia britannica è viva e vegeta. Il report sulle classifiche globali di ecosistemi tecnologici annovera Londra come il quarto più grande hub al mondo, nonché primo in Europa, insidiando persino Parigi. Cambridge, dal canto suo, si piazza al terzo posto mondiale per densità di innovazione, dietro alle smisurate concentrazioni di talento della baia di San Francisco e Boston.

Gli esperti attribuiscono a Londra il recupero della corona europea grazie all’esplosione di capitali di rischio, al proliferare di nuove unicorni e alla varietà settoriale. Nel 2023, le società tecnologiche della città hanno raccolto la modica cifra di 17,7 miliardi di dollari, ospitando 138 unicorni, con nomi altisonanti come Wayve, Granola, OLIX ed ElevenLabs. Un piccolo parco giochi per miliardari e venture capital.

Il triangolo d’oro e la vanità geografica

Ora, cari teorici della decentralizzazione tecnologica, sappiate che il Regno Unito, al contrario di quanto vorrebbero farci credere, tiene ben stretta la sua dipendenza verso il trio che conta: Londra, Cambridge e Oxford. Ma niente paura, perché l’ex premier e attuale consulente tecnologico Rishi Sunak ci ha rassicurati: ci sono alcune gemme nascoste oltre il triangolo d’oro. A Newcastle, per esempio, si trova Sage, società di software destinata alle piccole imprese di tutto il mondo, e a Dundee è fiorita la celebre serie di videogiochi “Grand Theft Auto”. Per non parlare della neonata forza britannica nel calcolo quantistico, che promette di rivoluzionare… ah no, quella la diciamo con meno enfasi.

Nel cuore di Londra, la vera nuova fucina hi-tech è l’area ex degradata di King’s Cross, dove vicini di casa saranno presto OpenAI e Anthropic. Il quartiere ospita anche monumenti della tecnologia (o presunti tali) come Google DeepMind, Meta, Wayve, ScaleAI e Synthesia. Il guru degli investimenti early-stage Saul Klein si è spinto a dire che questa zona offre la concentrazione più alta di aziende tech fuori da Silicon Valley e Pechino. Dovete immaginarvelo come un luogo in cui il talento scorre letteralmente nelle vene e l’unicorno cresce sotto ogni pietra (o quasi).

Intanto, per chi si sentisse nostalgico, il vecchio Silicon Roundabout si è trasformato in un inferno viario: dopo anni di lavori cantiere-costosi e in ritardo, l’incrocio è diventato una giungla di semafori e piste ciclabili a senso unico, capace di scatenare ingorghi anche quando non piove. Chissà se diventerà il simbolo perfetto della ragnatela ingarbugliata del tech britannico.

In sintesi? L’innovazione nel Regno Unito ha forse perso un po’ della sua fiammata visionaria, soffocata da politica, scelte strategiche discutibili e una realizzazione pratica a metà strada tra il caotico e il tragicomico. Un gigantesco circo tecnologico che, mentre si auto-celebra con grandi eventi e roboanti classifiche, fatica a trovare una direzione pulita e solida. Ma non temete, ci penseranno altri a raccontarvi che siamo la nuova Silicon Valley europea, con qualche unicorno sparso qua e là per far scena.

Siamo SEMPRE qui ad ascoltarvi.

Vuoi segnalarci qualcosa? CONTATTACI.

Aspettiamo i vostri commenti sul GRUPPO DI TELEGRAM!