Igor e l’olandese VanDrie si mettono insieme per far spiccare Novara nella produzione di proteine da élite

Igor e l’olandese VanDrie si mettono insieme per far spiccare Novara nella produzione di proteine da élite

Dalla raffinata arte di trasformare il formaggio – perché, si sa, il latte da solo è troppo mainstream – si ottiene una quantità industriale di quel gioiellino chiamato siero di latte. Non si butta via nulla, però: con l’aiuto di qualche trucco raffinato come filtrazione e disidratazione, ecco nascere le proteine in polvere «premium», ovvero quelle che ti fanno sentire sana/o mentre bevi il tuo integratore.

A questo punto entra in scena Igor Gorgonzola, che con la solita modestia si butta nella mischia stipulando un accordo con il Gruppo VanDrie, una multinazionale olandese grande esperta di carne di vitello e, con un colpo di bacchetta magica, anche nelle materie prime lattiero-casearie di primissima scelta. Già il nome promette: Dolce Vita proteins, una società che, con la solennità di un premio Oscar, si occuperà di valorizzare e far viaggiare per il mondo proteine del siero chiamate Wpc80 (concentrate) e Wpi (isolate), prodotte nell’ennesimo impianto da 70 milioni di euro a Cameri. Perché fare le cose a metà non è nella filosofia di famiglia.

Fabio Leonardi, l’amministratore delegato di Igor, non fa mistero di questa presunta rivoluzione industriale:

«Con questo progetto – spiega Leonardi – facciamo un salto strategico nel nostro percorso di crescita e diversificazione industriale, seguendo una sorta di illuminazione familiare che ci guida da generazioni. L’accordo con il Gruppo VanDrie unisce due realtà che condividono valori ancestrali, sacra cultura del lavoro eterno e una visione imprenditoriale che pensa molto, ma molto lontano. La newco vuole diventare il faro mondiale nel mercato delle proteine da siero di latte italiano, di altissima qualità, senza conservanti e prodotte in impianti in acciaio inox, perché non si scherza con la pulizia.»

Quando l’eccellenza olandese incontra il savoir-faire italiano

Dal canto suo, Herman VanDrie, AD del gruppo olandese, si è lasciato andare ad una dichiarazione di orgoglio degna di un discorso da premio Nobel:

«Siamo orgogliosi di cominciare questa collaborazione con un simbolo dell’eccellenza agroalimentare italiana nel mondo. Dolce Vita proteins combina capacità produttive di altissimo livello con un’affermata struttura commerciale globale. Il mercato globale attende in trepidante attesa proteine premium che siano tracciabili e sostenibili: questa newco è la risposta ufficiale.»

Non si tratta mica di chiacchiere: la multinazionale olandese si lancia nelle proteine leggendarie con la serietà di chi sa di vendere oro in polvere a chi oggi pretende solo il meglio, e magari domani anche di più. E tutto questo da un impianto definito “tra i più avanzati d’Europa”. Insomma, se l’Europa fosse una gara di high tech lattiero-caseario, qui siamo sul podio fisso.

Prezzi alle stelle e forme di gorgonzola a caccia di nuovi morsi

Nel frattempo, per chi si ostina a difendere il Gorgonzola DOP originale, le cose non vanno così lisce. Tra dazi e complicazioni varie, il Consorzio che dovrebbe tutelare questa icona casearia si ritrova con ordini ridotti quasi a metà – un po’ come quel famoso detto che dice “serve un miracolo per fare miracoli”. Mentre i protagonisti dei supplementi proteici cantano vittoria e investono milioni, il buon Gorgonzola si ritrova impantanato tra più forme da produrre e costi che lievitano più del lievito madre più ambizioso.

A un certo punto, è iniziata la caccia disperata a nuovi mercati, perché quando la domanda cala, vendere all’estero è l’unica carta da giocare. Una sitcom italiana? No, solo la dura e cruda realtà del formaggio famoso.

Paulo De Waal, AD di Serum Italia, ente parte del Gruppo VanDrie, ci tiene a sparare la sua previsione ottimistica:

«Dolce Vita proteins ha tutte le carte in regola per diventare un partner strategico globale per l’industria alimentare e nutrizionale, grazie a un impianto all’avanguardia tra i più sofisticati in Europa, e alla qualità straordinaria delle materie prime italiane.»

E se questo non è un assist perfetto per chi vuole sentirsi sano mentre spalma il gorgonzola, allora non so cosa lo sia. Nel frattempo, il mondo del formaggio tradizionale osserva, un po’ preoccupato, un’industria che va avanti a colpi di investimenti e bizzarrie tecnologiche. Sempre più proteine gourmet, sempre meno forme da manuale. Benvenuti nel futuro… o forse solo in una copia che ride del passato.

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